L’idea di istituire con una legge nel nostro ordinamento la capitale italiana della cultura, è nata dall’esperienza di ‘Matera capitale europea 2019’. In quell’occasione si sono scontrate in una competizione virtuosa molte città italiane: alla fine sei sono entrate nella shortlist e in quel percorso abbiamo visto come il vantaggio della competizione non era solo per la città vincitrice, ma anche per le città che avevano partecipato, perché ha messo e mette in moto un meccanismo di progettazione complessiva della città che unisce i diversi livelli istituzionali, che unisce il pubblico e il privato, spinge a un progetto che valorizzi la vocazione di quel territorio”. Lo ha detto il ministro della Cultura Dario Franceschini, durante la cerimonia di apertura dell’anno di Palermo Capitale italiana della cultura 2018.

LA SCELTA NON E’ SULLA BELLEZZA MA SUL PROGETTO IN CAMPO

La scelta della Capitale della cultura europea non è sulla bellezza o l’importanza della città ma è soprattutto sul tipo di progetto che si mette in campo per l’anno in cui ci si candida. Quel percorso – ha aggiunto Franceschini -, con i riflettori accesi positivamente su Matera, una città del sud che è anche la storia di un riscatto civico, ci ha posto di fronte a un tema con i Ventotto. Le capitali sono due all’anno e la prossima volta all’Italia toccherà nel 2033. Ma l’Italia è il paese delle cento città, dei borghi, dei mille luoghi della bellezza, non è come gli altri paesi che per la storia e il percorso del tempo hanno avuto una grande capitale e il resto del paese. In Italia, in ogni città, si incrociano storie diverse che si mescolano, che hanno storie gloriose molte volte di capitale vera, quindi abbiamo pensato di istituire la capitale italiana della cultura”.

IL 16 FEBBRAIO LA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2020

Il percorso – ha detto il ministro – è molto trasparente e competitivo e porta sì a un risultato materiale, cioè il milione di euro per la città che vince, ma soprattutto un grande lancio sui media nazionali e internazionali. Lo abbiamo visto per Mantova e Pistoia e non a caso la competizione diventerà sempre crescente. La commissione sta concludendo i lavori e il 16 febbraio annuncerà la capitale italiana per il 2020, il 2019 lo saltiamo perché è l’anno della capitale europea”.

LA VITTORIA DI PALERMO CONDIVISA DA TUTTA LA COMMISSIONE

È stato molto competitivo l’anno in cui ha vinto Palermo. Avevo di fronte tutti i sindaci E c’è uno che festeggia e gli altri che rimangono delusi. Qualcuno ha criticato il fatto che ci sia troppa competizione – ha ammesso Franceschini -: del resto se bisogna scegliere una città vincitrice è chiaro che ci deve essere un percorso che non si basa sull’importanza della città ma si basa sul progetto che viene messo in campo. Tutti i livelli politici sono assolutamente fuori dal meccanismo di scelta. Io stesso conosco la città vincitrice quando la commissione vincitrice mi consegna in pubblico la busta e la commissione si riunisce e decide immediatamente prima della proclamazione. Mi hanno raccontato che la competizione della capitali italiana di quest’anno è stata condivisa da tutta la commissione perché c’era un progetto importante, che ha lavorato sulla vocazione aperta di questa città e il logo ne è la prova. Mi sembra importante, inoltre – ha sottolineato il ministro –, che la scelta di Palermo coincida con Manifesta che forse è la più grande biennale d’arte itinerante d’Europa, e con l’anno europeo del patrimonio che l’Italia ha fortemente voluto sui tavoli europei”. Un’iniziativa che porterà in tutta Europa “eventi concentrati sul patrimonio culturale e che spero contribuisca a fare della cultura – e il presidente del Consiglio sta lavorando molto su questo – uno dei pilastri della costruzione europea, perché aiuta il senso di cittadinanza comune perché è la vocazione, è un grande traino anche alla crescita economica intelligente. Infine, è l’anno nazionale del cibo dopo quello dei cammini e dei borghi che vuol evidenziare il saper valorizzare il modo in cui si mescolano le eccellenze assolute dell’enogastronomia e la cultura”.

VITTORIA BASATA SU UN PROGETTO FORTE DI CONVIVENZA, APERTURA E DIALOGO

La vittoria di Palermo è stata una vittoria basata su un progetto molto forte, di convivenza, di dialogo e di apertura, una delle caratteristiche con cui la città sta ricostruendo una vera crescita e rinascita e il logo lo rappresenta nel modo migliore possibile. Per Palermo il ruolo di Capitale della cultura non finirà il 31 dicembre 2018 ma continuerà sulla base del lavoro fatto in questi anni. Il capoluogo della Sicilia resterà anche dopo quest’anno Capitale della cultura, del dialogo e soprattutto del Mediterraneo”, ha concluso Franceschini.

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