mibact collegio romano cultura comitatoChiudere la società Ales e indagare (Procura, Corte dei Conti e Anac) sui trasferimenti di fondi dal Mibact alla stessa società in house del Ministero. Lo chiede in una nota molto dura il Coordinamento della Campania della Confsal-Unsa Beni Culturali che attacca in particolare il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. “Al Mibact la gestione delle risorse umane passa esclusivamente per clientele politiche soprattutto attraverso la società in house Ales Spa che sforna bandi di concorso su misura e che utilizza fondi che gli gira il Mibact (nel prossimo triennio la Ales incasserà oltre venti milioni di euro)”, dichiara Antonio Parente, Segretario Regionale della Confsal- Unsa Beni Culturali. “Mentre gli idonei del Mibact sono praticamente senza speranze – prosegue Parente – gli uffici del ministero vengono popolati da personale Ales”. “Al Mibact ci sono Direzioni Generali con organici il cui contingente Ales arriva al 60%, una vera vergogna – dice ancora il sindacalista – una situazione incresciosa che fa comodo a certa politica dalle vecchie logiche ‘democristiane’”. “Ora basta, diciamo di cominciare a pensare alla chiusura della società Ales, fermo restando una norma di salvaguardia per il personale, che tra l’altro è rimasta coinvolta in una delle inchieste giudiziarie su Pompei in quanto società affidataria dei servizi di custodia – conclude il sindacalista Confsal Unsa Mibact – che preannuncia una segnalazione alla Procura della Repubblica di Roma. Alla Procura Generale della Corte dei Conti e all’Autorità Nazionale Anticorruzione diciamo invece di indagare sulla gestione del fiume di danaro pubblico che arriva ad Ales dal Mibact”.

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