Giovanna Barni CoopCulture - governance imprese culturaliMai come ora ci sono così attenzioni e opportunità per le imprese culturali e creative. Tuttavia si tratta di un tema che non si può affrontare solo con misure finanziarie. Ci vuole un grande investimento programmatico per lo sviluppo. Quasi un piano Marshall per la cultura e la creatività che risolva i problemi burocratici e di coordinamento tra misure e livelli istituzionali diversi e investa in competenze e nel lavoro. Lo pensa Giovanna Barni, presidente di CoopCulture che parla all’indomani degli Stati Generali delle imprese culturali e creative, evento organizzato dal Mibact volto a rafforzare le sinergie tra patrimonio culturale e settore produttivo. Due giorni di bilancio e confronto sulle misure messe in atto attraverso il Pon Cultura e sviluppo in collaborazione con Invitalia che sta gestendo l’intervento col programma Cultura Crea. Con il Pon Cultura e sviluppo per la prima volta esiste al Mibact dal giugno del 2016 un asse completamente dedicato alle imprese culturali e creative e al terzo settore per realizzare i loro progetti di investimento in Basilicata, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Al momento sono ancora molti i fondi a disposizione anche perché i progetti accolti sono in una percentuale bassa rispetto al numero di quelli presentati.

IL PANORAMA ATTUALE

Al di là dei vincoli formali, c’è un desiderio forte di far ripartire i territori grazie alla cultura e al turismo, alla creatività dei giovani e anche attraverso le nuove tecnologie. “È la prima volta che il patrimonio culturale non è considerato solo come bene immobiliare, ma come risorsa intorno alla quale si possono attivare una serie di attività , iniziative creative e servizi che possono garantire la crescita di imprese”, spiega Giovanna Barni ad AgCult. Un approccio nuovo che va di pari passo con le misure contenute nell’ultima Legge di Bilancio che prevede il riconoscimento formale e la misura del tax credit per le imprese culturali e creative. “Le imprese, insomma, non sono più viste come un costo, ma come un valore”. Certo, il tema dello sviluppo non coinvolge solo l’ambito finanziario. Ci sono ancora molte questioni aperte. “Soltanto con un’azione sinergica e con una complementarietà degli interventi – ragiona la presidente di CoopCulture – si può garantire il successo di queste misure”.

GLI OSTACOLI

Occorre quindi sburocratizzare molti adempimenti richiesti alle imprese. “Laddove si vuole sviluppare un contesto territoriale in chiave culturale – spiega Barni – è necessario quasi una ‘liberazione’ dalla burocrazia delle autorizzazioni, semplificare gli affidamenti di spazi e favorire partenariati pubblici privati, come previsto anche dall’art. 151 del nuovo codice dei contratti pubblici. E questo ancora non c’è”. In ogni caso ci sono ostacoli che rendono difficile lo sviluppo. “Anche la mancanza di complementarietà tra le misure regionali e questa nazionale. I contesti territoriali per poter essere pronti alla crescita di imprese devono essere dotati di infrastrutture, di trasporti adeguati, di reti, di connessioni. Ad esempio è partita la misura del Pon Cultura e sviluppo quando la programmazione dei Por era stata fatta. Manca una concertazione territoriale in progetti strategici condivisi anche con il sistema produttivo’

LAVORO E COMPETENZE

Se allo sviluppo non bastano solo misure finanziare uno dei banchi di prova è il lavoro. “Il supporto al lavoro – aggiunge – è uno dei fabbisogni maggiori per la crescita dell’impresa culturale. Moltissime delle attività culturali sono svolte – specialmente al Sud – in forma associativa e trasformarle ad esempio in cooperative consentirebbe l’emersione del lavoro dal precariato e volontariato. Se si crede che la crescita delle opportunità professionali, del lavoro e delle imprese culturali siano una chiave per i territori soprattutto del Sud, ci vorrebbe un grande investimento nel lavoro, nello sviluppo delle competenze innovative e in capacità imprenditoriali”.

Anche dal lato delle imprese “c’è la necessità di sviluppare competenze innovative e soprattutto di fare sistema lavorando in modo sinergico. Per far crescere il sistema produttivo di un territorio è indispensabile la rete, la capacità di fare sistema. Creare filiere in ambito turistico-culturale per far crescere un’offerta integrata sul territorio di servizi integrati. Si riesce a crescere insieme”.

Un altro aspetto su cui occorre investire è l’assistenza alle imprese. “Si investe molto in startup, forse anche troppo, mentre troppo poco si supportano poi nell’assistenza e nel tutoraggio”.

IL MANIFESTO CAE

Sono tutti argomenti questi che stanno al centro del punto 2 del manifesto di Cae (di cui CoopCulture è tra i promotori) che “mette al centro il tema della crescita e del lavoro. Nel manifesto per la prima volta si mette insieme l’idea della cultura come diritto, come spazio di civiltà e di socializzazione, come crescita e come lavoro. Sono tutti aspetti legati tra loro e costituiscono la principale scommessa per il nostro paese”. Ci vorrebbe, conclude Barni, “un grande piano Marshall per la cultura e la creatività nel nostro Paese. Sono tanti i problemi che con questa spinta potrebbero trovare una soluzione. Un investimento orientato all’immateriale nella qualità del lavoro e nella competenza. Un investimento programmatico, di pianificazione per lo sviluppo di competenze e per il sostegno al lavoro culturale”.

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