Flavia-Piccoli-Nardelli-Potenza-PicenaÈ solo passando attraverso cultura e istruzione che si può pensare a un futuro per il nostro Paese. Flavia Piccoli Nardelli presidente della Commissione Cultura della Camera ripercorre con AgCult alcune delle tappe più significative che hanno contraddistinto il lavoro in VII commissione a Montecitorio e indica proprio nella cultura e nell’istruzione le vie per dare un futuro solido all’Italia. Cinque anni che hanno rappresentato un tentativo (“e ci siamo riusciti”, dice) “di far fare un’inversione di rotta alla politica culturale del nostro Paese”. Una carrellata di cose fatte “da cui è inevitabile lasciare fuori qualcosa” visto “il grande lavoro condotto in questi anni”.

E allora si parla del buono cultura per gli insegnanti, Art Bonus, gli anni tematici indetti dal Mibact, la Capitale italiana della cultura, la nuova governance del sistema museale italiano, le assunzioni al ministero, la 18App, le periferie e tanto altro tra cui una delle questioni che ha più a cuore: il libro e la lettura. “Non siamo riusciti ad arrivare a una legge sulla lettura, tuttavia abbiamo fatto tanto, molto proprio nell’ultima Legge di Bilancio”. E proprio di lettura si parlerà nel corso di un grande evento che la presidentessa sta organizzando il 24 febbraio al Guido Reni a Roma dal titolo ‘Lettura è’. Un incontro pensato “nella consapevolezza che lettura oggi vuol dire tanto cose. Luoghi, emozioni, memorie, conoscenza. Cercheremo – racconta la Piccoli Nardelli – di coinvolgere editori, distributori, bibliotecari, librai, ma soprattutto i lettori”.

LA CONVENZIONE DI FARO

Tra i dispiaceri di questa legislatura c’è quello di non aver ratificato la Convenzione di Faro. “Avevamo sperato che si riuscisse a sbloccare prima della fine della legislatura – ricorda -. Siamo in gravissimo ritardo su un provvedimento di grandissima importanza”. Nel 2005 a Faro, spiega Piccoli Nardelli – è stato ratificato “uno di quelli che sono i cambiamenti veri per il patrimonio culturale. Si è deciso di equiparare il patrimonio materiale con quello immateriale, che è quello che Faro chiama ‘comunità di eredità’, qualcosa a cui personalmente credo moltissimo”. Ogni luogo “è certamente fatto di pietre, di castelli, di cattedrali, di teatri, ma soprattutto è fatto dello spirito di chi lo ha abitato, di chi lo ha plasmato e di chi, nel corso dei secoli, è stato plasmato da quel paesaggio”.

IL DIRITTO ALLA FRUIZIONE DEL PATRIMONIO

La ratifica della Convenzione di Faro è quindi solo rimandata. Ma non c’è stato solo questo. In questa legislatura, chiarisce la presidentessa della VII Commissione, “abbiamo lavorato da un lato sulla tutela e dall’altro sulla valorizzazione. Sulla tutela abbiamo fatto molto in questo Paese, sulla valorizzazione abbiamo fatto meno, ma i due temi non sono in antitesi, anzi. A questo discorso va aggiunto però il diritto alla fruizione del patrimonio culturale. Questi tre elementi vanno tenuti insieme. Ogni cittadino italiano ha diritto a fruire del proprio patrimonio culturale e questo cambia molto il quadro di riferimento”.

MIBACT E MIUR LAVORINO INSIEME

Un altro aspetto che sta molto a cuore alla Piccoli Nardelli è la necessità di tenere insieme “due esperienze che in passato hanno lavorato separatamente: il Ministero dei Beni cutlurali e il Ministero dell’Istruzione. I due grandi ministeri che si occupano di cultura nel nostro Paese devono lavorare insieme. Abbiamo bisogno di lavorare per costruire nuovi pubblici. Il modo più corretto è farlo attraverso la scuola”. Un percorso iniziato già con la legge 107 (Buona Scuola) e con cui si è fatto qualcosa di molto significativo. Col buono cultura di 500 euro agli insegnanti abbiamo riconosciuto i docenti come figure importanti, uomini e donne di cultura che hanno il bisogno di alimentare questa loro cultura”. Buona parte del bonus è stata spesa in libri: del totale “ben 38 milioni sono stati spesi nelle librerie. Molto importante il lavoro sulle biblioteche innovative (all’interno della scuola digitale) che stanno diventando dentro le scuole un riferimento importante”.

IL MECENATISMO PRIVATO

In questi cinque anni poi “importante è stato anche il contributo privato alla gestione del patrimonio pubblico culturale. Pubblico e privato insieme per gestire un patrimonio culturale come quello italiano che è davvero sterminato. Parliamo – spiega – di un contributo in senso virtuoso, con tutte le accortezze del caso e l’attenzione che viene richiesta”. Piccoli Nardelli parla di “forme interessanti tipo l’Art Bonus che sta dando grandi risultati. È la forma di defiscalizzazione ripresa dal sistema francese che al momento rappresenta la defiscalizzazione più alta in Europa”. Si tratta di una detrazione del 65% applicata su quanto viene donato al patrimonio pubblico. “Particolarmente interessante è che per alcuni settori (biblioteche, archivi, fondazioni lirico-sinfoniche, teatri) quanto raccolto può essere speso anche per la gestione corrente e non solo in conto capitale: questo diventa un aiuto vero”.

CAPITALI DELLA CULTURA E ANNI TEMATICI

In questi anni sono stati creati poi degli strumenti interessanti come gli anni tematici del Mibact. “Si tratta di un tentativo di incentivare un turismo culturale slow. Con l’anno dei cammini sono stati valorizzati tutti quei cammini legati alla fede o le vie del cicloturismo. Sono tutte reti che si collegano a reti europee. Lo stesso vale per l’Anno dei Borghi: prevale il tentativo di dare dignità ai comuni sotto i 5000 abitanti che sono la maggioranza”. Come del resto molto positiva è l’esperienza delle Capitali italiane della cultura. “Nasce in seguito alla Capitale europea della cultura ma ha mobilitato nei diversi territori tutto il patrimonio che può essere messo a frutto”. Il 16 febbraio sarà scelta la Capitale italiana della Cultura 2020, una corsa che vede competere città molto diverse. “Ma ognuna di queste ha ripensato al proprio territorio, al proprio sistema di beni culturali, di viabilità, di fruibilità, di accessibilità mettendo insieme proprio tutto quello che in cinque anni abbiamo cercato di costruire e di riattivare sui territori”.

LA RIFORMA DEI MUSEI

Tra i temi più grandi della passata legislatura c’è sicuramente la nuova governance del sistema museale italiano. “I risultati dei grandi musei autonomi sono sotto gli occhi di tutti. Sia per la crescita di ingressi sia in termini di risultato finanziario”. Un grande risultato per la piccoli Nardelli è stato “portare dentro i musei un pubblico che dentro i musei non andava. Si è costruita una nuova platea molto più ampia, si è tolta questa aurea di sacralità che teneva lontani molti, soprattutto i giovani”. Salta sulla sedia invece quando si parla di direttori stranieri e non. “In Europa – dice – non ha più senso parlare di stranieri. Sia che siano italiani sia che siano stranieri l’importante è che abbiano la sensibilità per legare il museo al territorio, questo è quello a cui dobbiamo mirare”. La sentenza, oltretutto, che si risolverà con “tempi inaccettabili”, finisce “per animare un dibattito surreale”.

IL LAVORO IN COMMISSIONE

Infine una notazione sul clima e il lavoro condotto in questi anni in Commissione Cultura a Montecitorio. Anche dalle opposizioni spesso è stato riconosciuto proprio alla presidentessa un tenace lavoro di sintesi e di ricerca della mediazione che ha portato ad avere un confronto sempre aperto tra opposizione e maggioranza. “Abbiamo lavorato molto bene in commissione, perché c’è una profonda condivisione di intenti sulla cultura. È solo passando attraverso cultura e istruzione che si può pensare a un futuro per l’Italia. C’è anche una dialettica politica molto forte naturalmente, per cui ognuno pensa che ci si debba arrivare in maniere diverse. Abbiamo sempre tenuto un clima molto positivo e assolutamente costruttivo”.

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