musei Franceschini direttori autonomi Lampis‘La cultura allunga la vita’. È questo lo slogan che ha accompagnato molte delle iniziative portate avanti a Bolzano dall’allora direttore della ripartizione Cultura della Provincia Autonoma Antonio Lampis e ora direttore della dg Musei del Mibact. Uno slogan che ha risuonato anche oggi nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano dove Lampis ha accolto l’Associazione dell’Economia della Cultura e la presentazione del secondo numero della loro rivista incentrato su “Cultura, Salute, Benessere”. Il direttore Musei del Ministero dei Beni culturali ha ripercorso le tappe della sua esperienza a Bolzano (peraltro oggetto di un articolo nel numero precedente della rivista Economia della cultura) per parlare di welfare allargato. Un’esperienza che gli è valsa, a settembre, la nomina al direttore generale al Mibact, proprio per il suo lavoro (e i suoi risultati) sul welfare culturale.

Lampis, che al Planetario ha svolto il ruolo di padrone di casa, nella sua ‘vita precedente’ a Bolzano “ha promosso il rapporto tra cultura e salute traducendolo in una serie di politiche concrete”, ha ricordato Pierluigi Sacco presentandolo. Un tema, ha aggiunto Lampis introducendo la conferenza, che “mi è molto caro. Nei miei precedenti 20 anni me ne sono occupato già dal 1997”. Infatti, “l’idea su cui volevo impiantare la mia dirigenza – ha spiegato Lampis – era quella di un welfare allargato, affinché le politiche culturali facessero parte del sistema di welfare”. In quel periodo venne pubblicato uno studio dell’Università svedese di Umea secondo cui 80 eventi culturali all’anno rappresentavano il principale fattore di allungamento della vita (sì proprio eventi culturali e non astinenza da fumo, sport o alimentazione).

Il direttore generale Musei, ripercorrendo la sua esperienza a Bolzano, ha ricordato che all’epoca aveva spinto molto affinché anche la cultura rientrasse – nella stagione dei tagli pubblici – tra i settori da preservare al pari della sanità. “E in un certo modo ci siamo riusciti”. Per ottenere questo, e sull’onda proprio di quello studio svedese, Lampis adottò lo slogan ‘La cultura allunga la vita’, una campagna martellante durata cinque anni anche con spot televisivi che permise di cominciare a parlare di welfare culturale. Un approccio all’ora sperimentale confermato poi da tanti altri studi e ricerche. Alcune iniziative hanno poi trovato sbocco anche al livello normativo sempre in quel ‘laboratorio’ che con Lampis era diventata la Provincia di Bolzano: ad esempio la legge provinciale per le attività culturali del 2015, l’incubatore per le imprese culturali e creative del 2014 o il progetto sperimentale del 2017 “Negozi della cultura” rivolto a cooperative culturali e giovanili. Tutte iniziative nate dalla consapevolezza che è necessario sviluppare un welfare allargato, dove la cultura svolge un ruolo in grado di generare lavoro, inclusione e relazioni sociali.

“Molti di voi sanno – ha spiegato Lampis – che il ministro dell’Economia è orientato a sviluppare indicatori di benessere. Dario Franceschini ha fornito in questo senso tre indicatori sulle materie culturali. Quando questi indicatori vedranno la luce in modo compiuto con l’aiuto dell’Istat ci sarà uno spazio anche per il ruolo della cultura come attivatore di benessere sociale”. Quelle di Bolzano  in questi anni rappresentano comunque esperienze concrete in applicazione degli aspetti teorici. Ma un dato su tutti descrive concretamente i ragionamenti portati avanti da Lampis sul welfare culturale e sull’impatto della cultura sulla salute dei cittadini: la spesa farmaceutica convenzionata di classe A-SSN più elevata è in Campania con 167,5 euro pro capite, nella Provincia Autonoma di Bolzano è di 97 euro, con una media nazionale di 134,4 euro. La provincia di Bolzano, poi, ha la spesa pro capite in antibiotici più bassa d’Italia.

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