Statuette Giava divinitàDa oggi il Museo delle Civiltà di Roma si arricchisce di due nuove opere: due statuette in terracotta, databili tra il XVIII e il XIX secolo, raffiguranti una coppia di divinità. si tratta di Dewi Sri, dea della fertilità protettrice delle risaie e della tradizione religiosa Hindu giavanese, e il suo sposo Sadono. Il loro nome comune è Loro Blonyo, cioè “coppia inseparabile”. La nuova acquisizione è frutto dell’affidamento definitivo al museo delle due opere originarie della regione di Yogyakarta (Giava centrale), recuperate a Monte Porzio Catone nei pressi di Roma dai Carabinieri Tutela Patrimonio culturale in collaborazione con l’Arma territoriale. In realtà si tratta di un ritrovamento fortunoso. Le due statuette sono state infatti rinvenute dalla professoressa Ferrari nascoste tra le erbacce a ridosso del muro di un monastero e subito segnalate alla stazione dei Carabinieri di Grottaferrata.

Nel corso della conferenza stampa, in occasione della consegna delle due statuette, il Tenente Colonnello Nicola Candido, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri TPC, ha sottolineato come “l’azione del Reparto Tutela del Patrimonio culturale non potrebbe essere così efficiente se non potesse contare sul supporto dei carabinieri che sono sul territorio. Lavoriamo a stretto contatto”. Il comandante ha ringraziato la professoressa Ferrari per aver subito segnalato il ritrovamento. “Purtroppo non è tanto frequente che questo accada. Se tutti i cittadini che hanno un dubbio avessero agito come ha agito la professoressa Ferrari si riuscirebbe a operare meglio. In questo caso non è stata fatta un’indagine particolare perché si tratta di un rinvenimento fortunoso. Noi siamo contenti di questa bella storia e speriamo che si ripeta in futuro”. Per questo – si è rivolto poi a degli studenti di una scolaresca presenti in sala – “ai ragazzi dico che bisogna imparare a dare un contributo. Tutti possiamo fare qualcosa per la collettività. Anche voi potete agire al vostro livello per aiutare”.

LE OPERE

Si tratta di opere particolarmente pregiate, come sottolineato dalla dottoressa Paola Piacentini nel corso della conferenza stampa. Le due figure, una maschile e una femminile, sono realizzate in terracotta a pasta porosa tramite formatura manuale. Le ricche vesti, gli ornamenti, le acconciature e i copricapo, sono resi dalla lavorazione dell’argilla. Sono rappresentate in posizione seduta sui palloni con busto eretto e le braccia rilassate poggiate sulle cosce, con espressione di meditazione assorta e di ieratico distacco.

IL MUSEO DELLE CIVILTÀ

Il direttore del Museo delle Civiltà, Filippo Maria Gambari, ha sottolineato come “anche i musei sono in prima linea contro la criminalità. È molto importante che i musei educhino alla legalità, al senso della proprietà pubblica e come i beni culturali devono essere mantenuti nella proprietà pubblica”. E, secondo il direttore, proprio “l’azione di recupero di questi beni permette di renderli pubblici”. Un ringraziamento è andato anche a “Francesca Prato che ha realizzato il meraviglioso restauro delle statuette. I pezzi sono molto importanti. Sono legati a una famiglia aristocratica del sultanato di Giava. Sono la sintesi delle diverse culture che arrivano in Indonesia. Quello che è interessante è che erano collocati in una stanza in cui erano mostrati anche ai visitatori per questo in un museo ci stanno proprio bene”. Per Gambari il ritrovamento degli oggetti è stato frutto di “una catena felice che ha fatto sì che questi pezzi potessero arrivare ed essere esposti”. Infine una battuta: “Bisognerebbe mettere un fiocco come quando nasce un bambino ogni volta che c’è una nuova acquisizione, questa volta non sapevamo se metterlo rosa o azzurro”.

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