Cultura Giovanna Barni Ferrara “Che fatica quando l’innovazione sociale precede l’innovazione normativa! È un prezzo che non è giusto far pagare. Mi auguro che un giorno innovazione nelle prassi e innovazione nei modelli viaggeranno insieme”. Giovanna Barni parla nel corso del seminario sulle imprese culturali e sviluppo del territorio organizzato da Alleanza delle cooperative al Salone di Ferrara e replica al direttore di Aiccon Paolo Venturi che aveva sottolineato come sia normale che l’innovazione sociale preceda l’innovazione normativa.

LE OPPORTUNITÀ

Tuttavia, sottolinea Barni, “il momento attuale presenta delle opportunità. La sfida è ora cogliere le opportunità di questo momento, quelle sfide che rimettono al  centro la cultura”. Partendo anche da acquisizioni importanti come la convenzione di Faro, come l’Europa che mette le industrie culturali e creative nelle priorità del prossimo settennato. “È necessario poi fare della cultura una leva del diritto del lavoro e dell’impresa”.

CULTURA E COOPERAZIONE

Ma “quello che manca – prosegue Barni – ancora è associare la parola cultura alla cooperazione. Non perché noi vogliamo essere l’unica forma di gestione del patrimonio culturale, ma perché pensiamo che il fare cooperazione permette alcuni cambiamenti di paradigma”. Il primo è che la gestione del patrimonio non è un optional. “La messa a valore del patrimonio è la condizione per l’identità culturale, la coesione sociale, l’occupazione e la crescita di imprenditorialità culturale e creativa, che cooperi per lo sviluppo territoriale. Occorre invertire il processo, partiamo da qui”. In secondo luogo, “probabilmente bisogna cambiare paradigma finanziario: le risorse ci sono e la gestione non è un costo ma una risorsa che contribuisce allo sviluppo sostenibile, cioè condiviso, il cui impatto può essere misurato”.

L’ultimo paradigma da cambiare è “quello della governance che non può non essere che partecipata, cioè cooperativa. Ma non solo nella fase di gestione. Il codice del terzo settore e quello degli appalti pubblici permette la possibilità di coinvolgimento degli attori sociali ad un progetto culturale territoriale”. Conclude infine la Barni da dove aveva iniziato: “Forse oggi l’occasione c’è per riallineare i momenti di prassi e con quelli dei modelli. Servono responsabilità e competenze nuove per sperimentare forme di sussidiarietà non solo tra i diversi attori istituzionali (come finalmente previsto nel sistema museale nazionale), ma anche con gli altri attori del territorio. La cooperazione è pronta a partecipare a questi tavoli”.

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