camera aula elezioni FaroPrima seduta della XVIII legislatura per il Senato della Repubblica e la Camera dei deputati. E subito i partiti sono chiamati a trovare quelle convergenze necessarie per dare alle due Camere i rispettivi presidenti. Uno sforzo impegnativo, visto il risultato delle elezioni del 4 marzo scorso e la composizione del Parlamento senza una maggioranza chiara. Ma c’è chi guarda ancora più avanti e chiede uno sforzo ulteriore. E’ Federculture che invita le forze politiche a cimentarsi il prima possibile sul terreno della cultura. L’unico, a loro avviso, in grado a rappresentare un terreno comune su cui confrontarsi. Anzi, è proprio da qui che il nuovo Parlamento deve ripartire: occorre trovare le giuste convergenze per approvare il prima possibile il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro. La Convenzione sia il primo banco di prova su cui confrontarsi.

Allora Federculture approfitta dell’occasione dell’insediamento delle nuove Camere per rilanciare la raccolta firme su change.org e rinnovare l’appello al Parlamento a ratificare il prima possibile la Convenzione di Faro facendo proprio il primo atto qualificante della legislatura che inizia.

LA CONVENZIONE DI FARO

La Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro nel 2005, è stata sottoscritta dall’Italia nel 2013, ma non è ancora stata ratificata dal Parlamento italiano. La Convenzione, introducendo i concetti di “eredità culturale” e di “comunità di eredità”, promuove una nuova visione del rapporto tra patrimonio culturale e le comunità che lo custodiscono; riconosce che l’eredità culturale rientra tra i diritti dell’individuo a partecipare alla vita culturale e ne rimarca il valore ed il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, incoraggiando processi di valorizzazione partecipativi.

La petizione promossa da Federculture lo scorso dicembre ha raggiunto circa 2.500 firme, oltre a quelle dei primi firmatari – Silvia Costa, Sneška Quaedvlieg-Mihailović, Flavia Piccoli Nardelli, Anna Ascani, Irene Manzi, Giulia Narduolo, Roberto Rampi, Giuliano Volpe, Alberto D’Alessandro, Cristina Loglio, Pier Luigi Sacco, Erminia Sciacchitano – ed è ancora sottoscrivibile sul sito change.org.

IL DDL DI RATIFICA

Il disegno di legge di ratifica era stato approvato dal governo a metà giugno 2017 in Consiglio dei Ministri e trasmesso al Senato. A Palazzo Madama era già all’esame una proposta parlamentare firmata da Elena Ferrara (Pd) e gemella di un’altra presentata alla Camera da Giulia Narduolo (Pd). Con l’arrivo del ddl di iniziativa governativa tutti avevano pensato che finalmente ci fosse la possibilità della ratifica da parte del Parlamento dopo quattro anni dalla firma della Convenzione. Tuttavia, così non è stato. La principale differenza tra la proposta governativa e quelle parlamentari era contenuta nell’articolo 3, che prevede una serie di misure attuative dell’articolo 13 della Convenzione, relativo alla conoscenza del patrimonio culturale. Si prevedeva in particolare che “il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dei beni culturali e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con proprio decreto, stabilisca un programma triennale di iniziative dirette a facilitare l’inserimento nei programmi scolastici la dimensione del patrimonio culturale e a incoraggiare la ricerca interdisciplinare e la formazione continua”. Per tali iniziative “viene prevista una spesa annua di 1 milione di euro”.

La petizione

Firma anche tu la petizione online su change.org

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