“Per me possono ratificarla o meno, possono anche ritirare la firma, ma la Convenzione di Faro contiene valori fondanti che non possono non essere rispettati e messi in pratica. Qualcuno dovrebbe rispondere del perché non è stata ancora ratificata”. Il direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, Valentino Nizzo, difende con fermezza la scelta di aver inserito nella Mission dello statuto del proprio museo un riferimento esplicito alla Convenzione di Faro. Statuto approvato pochi giorni fa dal Ministero dei Beni culturali in base alla Riforma Franceschini che ha istituito nel 2014 i primi musei statali dotati di autonomia. Tra gli istituti museali di particolare rilevanza, Villa Giulia è il primo ad aver compiuto un gesto del genere, atto importante soprattutto alla luce del fatto che il Parlamento italiano ancora non ha ratificato formalmente la convenzione a cui ha aderito nel 2013.

Le Camere erano andate vicine alla ratifica nella legislatura appena conclusa, ma nel rush finale la Convenzione di Faro non è rientrata nella manciata di leggi approvate all’ultimo minuto. “Speravamo che venisse ratificata – ricorda Valentino Nizzo in un’intervista ad AgCult -, ma hanno perso il treno di questa legislatura e chissà se riusciranno a prenderlo nella prossima”. Uno stop non troppo casuale secondo il direttore di Villa Giulia: “Ratificarla vuol dire cambiare il Codice dei beni culturali perché così non può restare”.

PERCHÉ SI TARDA A RATIFICARE LA CONVENZIONE DI FARO

Le ragioni per cui si ritarda molto, infatti, si riescono a intuire, ipotizza Nizzo. “I motivi sono non di poco conto e direttamente legati al codice dei beni culturali così come è strutturato e al fatto che la tradizione del nostro Paese non ha facilità ad ammettere la tutela di un patrimonio immateriale”. Tutto si gioca sul termine Heritage. “In italiano viene tradotto con patrimonio e per patrimonio si intendono le cose avente valore di civiltà. E’ un po’ difficile pertanto inscrivere tra i beni immateriali le cose”. C’è quindi un problema di tipo giuridico che “si potrebbe facilmente superare allargando un po’ gli orizzonti”. Ci sono forze a tutti i livelli, poi, che mostrano tanta “pigrizia”.

L’ESEMPIO DI VILLA GIULIA

Il nostro Paese ha fatto passi da gigante su certi aspetti della percezione del patrimonio e, secondo il direttore di Villa Giulia, la Convenzione di Faro sarebbe un passo ulteriore in quella direzione. “Io sono orgoglioso di averla inserita nello statuto, ma la sto perseguendo ogni giorno in tutti i modi possibili. L’abbonamento al museo etrusco per come lo stiamo gestendo – nota Nizzo – sta costruendo una comunità patrimoniale, come pure il ciclo ‘Storie di persone e musei’ persegue i principi della Convenzione di Faro e sta contribuendo a diffonderla”. E a monte c’è il tema enorme dell’importanza storica e identitaria degli Etruschi che è un valore di per sé immateriale. “Il nostro Museo, che maggiormente li rappresenta, ha anche l’onere di veicolare questo aspetto dell’identità complessa degli italiani”. Alla fine, ragiona il direttore del Museo Etrusco, che la convenzione “sia ratificata o meno, ci sono già tutte le forme a disposizione per promuoverla e farla rispettare”.

Quando si coinvolgono i cittadini in processi complessi, sottolinea il direttore, “si fa l’opera migliore possibile. La tutela è garantita dalle persone che rispettano le cose che capiscono”. In questo senso, conclude Nizzo, “penso che tutti i musei dovrebbero perseguire la Convenzione di Faro e metterla nella propria missione con chiarezza”.

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Approfondimenti:

Link allo statuto del Museo Etrusco di Villa Giulia

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