Mibact FondazioniDi Maio non smantelli le riforme del patrimonio culturale di Franceschini. Questo l’appello lanciato da Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici del Mibact, che in un articolo sull’“Huffington Post” chiede al leader pentastellato – se sarà premier – di “proseguire sulla strada tracciata, semmai perfezionando e anche migliorando ulteriormente il nuovo sistema di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale”. Un movimento che si candida a cambiare il paese, scrive, “non dovrebbe voler tornare indietro”. Tra le prime misure da mettere in atto, aggiunge, c’è la ratifica della Convenzione di Faro sul valore del patrimonio culturale per la società, “che rappresenta una vera rivoluzione nel concetto stesso del patrimonio e nella centralità assegnata alle ‘comunità di patrimonio’.

Nel suo articolo, l’archeologo sottolinea in particolare che riguardo al patrimonio culturale le distanze tra Movimento 5 Stelle e Partito democratico sono “molto meno inconciliabili di quelle apparse finora”. “Per la verità – spiega Volpe – il M5s ha avuto a tal proposito posizioni alquanto altalenanti, oscillanti tra un ritorno a un veterostatalismo, centralistico e burocratico e spinte ultraliberiste, com’è emerso nelle indicazioni, come possibili ministri, di personalità tra loro assai diverse, come Salvatore Settis o Tomaso Montanari, esponenti di una visione assai ‘tradizionale’ di tutela, e Alberto Bonisoli, esperto di moda e management. Visioni evidentemente alquanto contrapposte e inconciliabili”.

Volpe si chiede come il Movimento possa contrapporsi a riforme come quelle delle soprintendenze, “trasformate da settoriali a uniche a base territoriale, cioè con competenze sull’intero patrimonio culturale per poter affrontare una tutela organica e non più frammentata e per poter essere più vicine alle comunità locali, parlando con una voce sola ai cittadini che fino a due anni fa avevano ben tre interlocutori diversi, spesso in contraddizione tra loro”. O la centralità attribuita al paesaggio con la Carta nazionale del paesaggio, la spinta sui Piani paesaggistici regionali, la tutela che privilegi pianificazione territoriale e urbanistica.

O anche la riforma dei musei, che attribuisce autonomia gestionale e organizzativa ad alcuni musei e “punta finalmente alla creazione di un sistema museale nazionale che mette in rete musei statali, regionali, provinciali, civici, diocesani, privati”. O “le iniziative che puntano a creare maggiore occupazione per i giovani, l’avvio di nuovi concorsi, la crescita significativa dei fondi per la cultura, la sperimentazione di nuove forme di gestione con il coinvolgimento di associazioni e imprese del terzo settore, la maggiore collaborazione con il mondo dell’università, della ricerca e della scuola. Per non parlare dell’investimento nel turismo culturale e ambientale o del sostegno al cinema italiano. Si tratta di riforme epocali, le prime organiche dall’Unità d’Italia a oggi”.

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