Ponte Vecchio FirenzeIl Comune di Firenze abolisce l’obbligatorietà del restauro edilizio su monumenti e immobili storici. Lo denuncia Italia Nostra commentando il contenuto di una Variante al Regolamento Urbanistico approvata dalla Giunta Nardella, a breve in Consiglio Comunale per l’adozione. Con questo provvedimento, scrivono dal Consiglio direttivo dell’associazione, “Firenze si pone all’avanguardia nello smantellamento della cultura operativa sui Centri Storici sancita dalla Carta di Gubbio (1960) e fondamento dell’azione di Italia Nostra. A partire dalla Carta di Gubbio, in Italia si è affidata alla pianificazione territoriale la responsabilità di identificare i valori dell’insediamento storico e di preservarli – attraverso il restauro – come fattori vivificanti nel progetto della città contemporanea. Una cultura basata sulla relazione attiva tra salvaguardia delle pietre e salvaguardia dei residenti”.

Finora questo principio, che ha segnalato a livello internazionale il metodo del restauro urbano messo a punto in Italia, “non era mai stato messo in crisi formalmente. Segnaliamo pertanto la gravità della proposta Variante all’art. 13 (Disciplina degli interventi edilizi) del RU del Comune di Firenze che rischia di compromettere i caratteri dell’intera città storica. La Variante, abolendo l’obbligatorietà del restauro, introduce l’originale categoria di intervento ‘ristrutturazione edilizia limitata’ per gli edifici storici non notificati. Mentre per gli edifici vincolati ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – ciò è particolarmente grave – il restauro sarà addirittura sopravanzato dalla ‘ristrutturazione edilizia’ senza limitazioni”.

Le trasformazioni delle architetture monumentali, spiegano ancora da Italia Nostra, non saranno quindi in alcun modo dirette dallo strumento urbanistico. “La ristrutturazione edilizia è infatti tra le classi d’intervento la più invasiva e ‘permissiva’, quella che consente la massima libertà di trasformazione comprendendo persino la demolizione e la ricostruzione dell’edificio ‘in tutto o in parte diverso’ dal precedente. Secondo la variata disciplina urbanistica, sugli Uffizi o sulla villa di Rusciano – inserita nel Piano comunale delle alienazioni – si potrà agire con la stessa libertà con cui si opera su un capannone industriale. Ma ciò contravviene alle leggi dello Stato. Per gli immobili dichiarati di interesse culturale a norma dell’articolo 10 del Codice, il Piano non può sottrarsi dal dettare la vincolante disciplina conservativa prescritta dall’art. 29 del Codice, come specificata nelle definizioni dell’art. 3 del Testo Unico dell’Edilizia, D.P.R. 380/2001, commi a, b e c. Si tratta di disposizioni normative che il Comune è tenuto a far osservare”.

Unico caso in Italia, prosegue Italia Nostra, “il Comune di Firenze quindi demanda in toto l’indirizzo delle modifiche degli immobili notificati alla discrezionalità della Soprintendenza che, con trattative riservate, ne definirà i limiti (col pericolo che essa possa avvelersi del silenzio assenso sulle proposte pervenute). La valutazione della rispondenza al precetto conservativo del restauro dell’intervento sullo specifico immobile dichiarato Bene Culturale è rimessa infatti alla concorrenza dei due provvedimenti abilitativi – ‘permesso di costruire’, in capo al Comune, e ‘autorizzazione’ del Soprintendente – poiché l’amministrazione comunale non è privata di potere al riguardo per doversi rimettere alla autorizzazione del Soprintendente, e con fondamento negherà quindi il suo permesso all’intervento che non risponda alla obiettiva normativa del restauro pur se autorizzato (come frequentemente avviene) dal Soprintendente. Rimettendo alla sola autorizzazione del Soprintendente la salvaguardia degli edifici monumentali, il Comune di Firenze recede da un suo compito costituzionale: l’urbanistica quale funzione, primaria ed essenziale, concernente l’assetto e l’utilizzo del territorio”.

RIGENERAZIONE URBANA GRIMALDELLO PER DEMOLIRE I CENTRI STORICI

Italia Nostra commenta poi, attraverso una nota di Luigi De Falco Membro Giunta Nazionale dell’associazione, che “il generico termine ‘rigenerazione’ sta improntando qualsiasi recente iniziativa amministrativa e politica inerente la gestione del territorio, in particolare in materia di centri storici”. A Firenze, “in poche righe si è introdotta la categoria della ‘ristrutturazione edilizia’ tra gli interventi ammessi sul patrimonio edilizio esistente. Sintetizzando, gli edifici storici presenti nel centro di Firenze, potranno non solo essere sventrati salvando le facciate ma pure demoliti e ricostruiti. Si tratta del peggiore affronto al centro storico della città, una norma che possiamo definire ‘criminogena’, esponendo l’edilizia storica a tutte le peggiori forme di speculazioni”.

“A subire questo scempio – prosegue – non è soltanto Firenze: infatti sono tantissimi i piani regolatori nei comuni d’Italia meno noti (e che quindi non fanno notizia) a contenere simili norme. E, quand’anche non dovessero contenerle, vi rimediano, come nel caso del Lazio, le norme sovraordinate dei ‘Piani casa’, oggi detti eufemisticamente di ‘rigenerazione urbana’: piani che scardinano le norme locali di salvaguardia dei tessuti storici delle città, introducendo la possibilità di demolire edilizia storica e sostituirla con nuove strutture con maggiori volumetrie. È il caso ‘dei villini Liberty’ a Roma, dove, attraverso una norma grimaldello, in queste ore sono in grave pericolo una ventina di edifici storici”.

In questo scenario, “per nulla rassicurante, arrivano importanti opere di “rigenerazione” anche di altri centri storici. A cominciare da Napoli, dove, già con i finanziamenti del Grande Progetto Centro Storico Unesco, si sta operando la sostituzione delle pavimentazioni stradali storiche, caratterizzate dai grossi basolati in pietra lavica del Vesuvio, con tipologie nuove e del tutto estranee di materiali, facendo scomparire, con il consenso della locale Soprintendenza, l’immagine storica di strade e piazze (piazza Mercato)”.

Ma importanti interventi riguarderanno pure il centro storico di Taranto (per il quale auspichiamo la concreta attuazione dell’esemplare piano di recupero inattuato da oltre 30 anni) e di Cosenza, dove l’amministrazione comunale ha decretato la demolizione di 16 edifici (10 dei quali non eseguita per l’indignazione dell’opinione pubblica).

La Nazione dalla più alta concentrazione di patrimonio storico al mondo, dei centri storici più belli (dalle grandi città ai piccoli borghi), merita un’attenzione specifica del nuovo Governo e del Parlamento tutto, anche attraverso uno straordinario intervento normativo a salvaguardia, che Italia Nostra si impegnerà sin d’ora a suggerire agli organi parlamentari.

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