Il ministero dei Beni culturali renda noto le motivazioni che hanno portato al declassamento del Teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” per il triennio 2018-2020 da “teatro nazionale” a “teatro di rilevante interesse culturale”. E’ quanto scrivono in un’interrogazione indirizzata al Mibact i senatori di Forza Italia, Andrea Causin e Roberta Toffanin, secondo cui si tratta di “un’ingiustizia culturale grave a discapito di un’intera istituzione culturale e incomprensibile per chi segue e per chi ama la cultura teatrale”.

I due esponenti azzurri chiedono quindi al Collegio Romano di intraprendere azioni per “rivedere un giudizio unanimemente ritenuto approssimativo e dequalificante per un’istituzione culturale la cui tradizione non può essere ignorata”, e “valutare nel merito l’opportunità che ad essa venga nuovamente attribuita la qualifica di teatro nazionale, valorizzando, in tal modo, una parte importante del patrimonio culturale del nostro Paese”.

Il 27 marzo 2018, ricordano Causin e Toffanin, il ministero ha reso nota la decisione della commissione consultiva per il teatro nominata dal ministero di “declassare” il teatro Stabile del Veneto “Carlo Goldoni” (TSV) per il triennio 2018-2020 da “teatro nazionale” a “teatro di rilevante interesse culturale”.

Una decisione, spiegano, che “ha destato grande sconcerto e ha determinato una risposta molto dura da parte del teatro stesso, delle istituzioni cittadine e dei parlamentari di tutte le forze politiche”.

Come evidenziato nel documento prodotto dal teatro Stabile del Veneto il 3 aprile 2018, “ad essere “bocciata” con 9 punti su 35 è solo la qualità del progetto presentato dal TSV per il triennio 2018/2020, senza che gli altri due parametri, i dati quantitativi e la qualità indicizzata, siano stati in alcun modo presi in considerazione”. Dai dati emerge un incremento percentuale delle entrate da attività propria sul totale del bilancio, dal 49,02 per cento del 2014 al 53,20 per cento del 2017. “Sembra dunque – sottolineano – che siano state privilegiate valutazioni discrezionali e non i parametri storici, strutturali, qualitativi ed economici rispettati da un teatro dal valore universalmente riconosciuto”.

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