Dal 24 marzo al 30 giugno 2017 la Galleria Patricia Armocida di Milano ospita “Tradizione Proverbiale”, la prima mostra personale italiana dell’acclamato artista franco-tunisino eL Seed.L’artista presenta una selezione di lavori di nuova produzione, creati per l’occasione: diciotto opere tra tele e acquarelli.

La tradizione araba racconta che nella penisola arabica, quattordici secoli fa, un vasto villaggio chiamato Okaz, non distante dalla Mecca, fosse noto nella regione come luogo d’incontro e di competizioni di poeti. Ogni anno, questi uomini dall’abile dialettica si riunivano presso una fiera commerciale e artistica, dove si misuravano in una gara di eleganza ed eloquenza poetica. Si tramanda che in seguito a queste battaglie di arguzie, le poesie vincitrici fossero ricamate su tessuti, per poi essere sospese sui muri della Kaaba; tuttavia solo sette sono rimaste sui muri sacri. Sono questi i componimenti che hanno dato origine all’arabo classico ad alcune delle sue regole e alla sua struttura. I Mu’allaqat sono storie di uomini anonimi appartenenti alla tradizione proverbiale, che hanno influenzato il futuro riformulando, in modo semplice ma eloquente, gli eventi della loro quotidianità. Nello spirito della tradizione proverbiale, l’arte di eL Seed racconta la realtà e la società del suo tempo, e si propone di influenzarne il futuro.

Un proverbio è spesso definito come un modo di dire saggio o un messaggio universalmente compreso. Per el Seed “ Non c’è nulla di più malleabile di un proverbio, non tanto nella sua formulazione quanto nel suo significato. Esso esprime la realtà di un’esperienza, e tali esperienze sono tanto varie quanto il genere umano. Alla luce di ciò, mi permetto di interpretare la tradizione proverbiale come un invito universale a interrogarsi e riflettere su di sé. I messaggi di cui mi servo non solo creano ponti tra le persone che si riconoscono in uno specifico immaginario collettivo, ma intessono anche connessioni tra la schietta realtà dalla quale partono e le differenti forme di comprensione metafisica”.

Le sue intricate composizioni, infatti, miscelano la poesia della calligrafia araba e la scabra immediatezza dell’arte urbana francese, in uno stile distintivo che l’artista stesso definisce Calligraffiti. Confrontandosi principalmente con temi che sembrano in contraddizione, l’arte di eL Seed riflette la realtà dell’uomo e del mondo in cui vive oggi. Le sue opere, dinamiche e dai colori vibranti, conducendolo a un nuovo modo di percepire.

“L’artista contemporaneo trova nel proprio messaggio i limiti della propria lingua – sostiene eL Seed – L’arabo classico è lo strumento che ho scelto per comunicare dal momento che si tratta, a mio parere, di una delle lingue meno discriminatorie attualmente in uso. Anche quanti non leggono l’arabo possono farsi un’idea del suo significato dalle curve e dalle forme delle parole. È questa doppia natura all’interno della calligrafia che mi ha attratto e ispirato. Quando creo la mia arte, scrivo, e quindi dico qualcosa esprimendomi a parole, ma, allo stesso tempo, disegno, e quindi dico la stessa cosa esprimendomi anche per immagini.

L’estetica e lo stile di un’opera d’arte prendono parte alla trasmissione di un messaggio e possono essere tanto influenti quanto il messaggio stesso. Qualificherei i miei lavori come proverbiali nel senso che essi costituiscono, sul piano estetico, il più profondo messaggio proposto.”

I messaggi universali di pace, di tolleranza, di convivenza e di dialogo tra i popoli e le culture che stanno alla base della poetica di eL Seed vogliono semplicemente avere un impatto estetico ed emotivo sugli spettatori: il suo scopo è far scaturire una nuova percezione e visione della realtà, sfidando pregiudizi e luoghi comuni.

Ne è un esempio l’imponente opera dal titolo Perception, realizzata nel marzo 2016 al Cairo, la cui immagine è stata immediatamente condivisa in modo virale sui social media in tutto il mondo: una vista sui tetti disgregati di una città affollata ed evidentemente degradata, al centro un’installazione monumentale d’arte pubblica che unisce più di 50 facciate di edifici per creare un’unica opera anamorfica. Un progetto ambizioso che il pubblico ha accolto con entusiasmo consacrando eL Seed al successo internazionale.

Con Perception l’artista mette in discussione il pregiudizio che una società può formarsi su una comunità per via delle differenze che la caratterizzano, usando – nascoste nel calligraffito – le parole di Sant’Atanasio di Alessandria, vescovo copto del III secolo: “Chiunque voglia vedere chiaramente la luce del sole deve prima pulire i propri occhi”.

Tradizione proverbiale porta una prospettiva letterale a tutti quei messaggi che hanno l’umile pretesa di aprire un dialogo tra popoli, culture e generazioni. Questi messaggi sono rilevanti per il luogo o la comunità in cui si trovano le opere di eL Seed, ma sono comunque portatori di una dimensione universale e quindi comprensibili a tutti. Ogni opera in mostra racconta la storia di un’esperienza umana, in cui l’arte diventa il pretesto per un viaggio di scoperta, da New York a Parigi, da Città del Capo a Mumbai.

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