Palmyra, il traffico di opere d’arte, la distruzione dei mausolei in Mali sono stati tra i temi al centro del primo G7 della Cultura che il ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, ha appena presieduto. In un’intervista al quotidiano francese Le Figaro, Franceschini sottolinea che “questo primo G7 della Cultura ha mostrato che i sette paesi più industrializzati del mondo possono prendersi cura della cultura e non solo di economia e finanza. La ‘Dichiarazione di Firenze’ contiene principi importanti e concreti che impegnano i paesi del G7 su due temi in particolare. In primo luogo, la sorveglianza del patrimonio minacciato da terrorismo, guerre e calamità naturali, con il sostegno dell’Unesco e delle Nazioni Unite: i Caschi blu della cultura. In secondo luogo, la dichiarazione finale riconosce la cultura come strumento per il dialogo e per far coesistere le diversità religiose, culturali e identitarie. Si tratta di due principi molto importanti”.

Il ministro ricorda quindi la risoluzione franco-italiana adottata nei giorni scorsi dalle Nazioni Unite all’unanimità sulla protezione del patrimonio culturale negli eventi bellici. E alla domanda su un possibile intervento internazionale per il recupero del patrimonio culturale in Siria, Franceschini spiega: “Quando le Nazioni Unite autorizzeranno una missione di mantenimento della pace in Siria, allora la comunità internazionale dovrà integrare in questa missione la componente culturale necessaria per recuperare gli straordinari siti del paese”.

Franceschini sottolinea che la distruzione dei monumenti deve essere “condannata da un tribunale internazionale. Se conveniamo sul fatto che il patrimonio culturale è un patrimonio dell’umanità, allora commettere un crimine contro questo patrimonio equivale a commettere un crimine contro l’umanità. Per questo, la dichiarazione di Firenze sottolinea la necessità di elaborare una legislazione internazionale più forte”. Franceschini ribadisce infine che la cultura è il miglior “antidoto” contro il terrorismo, la paura e i populismi.