È il più antico resto umano d’Italia: un dentino, di un’età datata intorno ai 600 mila anni, rinvenuto nel sito archeologico “La Pineta” di Isernia. Attualmente nelle mani dell’Università di Ferrara, dovrebbe – secondo fonti di AgCult – tornare nel sito di origine nel prossimo mese di giugno.

L’Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Isernia, Eugenio Kniahynicki, ha da tempo manifestato l’intenzione di riportare il reperto sul luogo della sua scoperta, dopo che nei mesi scorsi diversi annunci da parte dell’Università di Ferrara sono stati disattesi.

Il reperto rinvenuto nel 2014 (si tratta di un primo incisivo superiore sinistro da latte di un bambino deceduto all’età di circa 5-6 anni) viene attribuito all’Homo heidelbergensis sulla base delle sue caratteristiche, per le sue dimensioni e per la sua età cronologica. In Europa, infatti, – secondo quanto si legge sul sito dell’Università di Ferrara – la presenza dell’Homo heidelbergensis è attestata a partire da circa 600 mila anni e rappresenta l’antenato dell’Uomo di Neanderthal che si diffonde successivamente in tutta Europa e che scompare in seguito alla diffusione dell’Uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens) almeno a partire da 40.000 anni fa.

Quello di Isernia “La Pineta” è un sito archeologico del Paleolitico risalente a circa 700.000 anni fa, candidato nel 2006 alla lista dei patrimoni dell’umanità. Fu rinvenuto casualmente dal ricercatore Alberto Solinas nel maggio 1979.

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