La politica deve destinare alla cultura “risorse ingenti”, curandosi anche delle “modalità di utilizzo delle stesse, anche con riferimento all’opera di ricerca e divulgazione”. Questo l’invito giunto dal deputato del Pd, Ernesto Preziosi, nel corso del suo intervento in Aula dove si è tenuta la discussione delle linee generali sul disegno di legge n. 4314, che intende celebrare i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci e di Raffaello Sanzio – che cadono rispettivamente nel 2019 e nel 2020 – e i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, nel 2021. “Il rapporto cultura-politica – ha sottolineato Preziosi – vive una fase delicata della sua storia, anche come esito di una duplice e speculare crisi che sta attraversando: da un lato, più di un politico tende ad appropriarsi della cultura o evidenziandone in maniera eccessivamente stringente e strumentale il rapporto con il territorio in chiave di sviluppo turistico magari, oppure pensando di poterne utilizzare, in una fase invasiva della comunicazione, i benefici effetti in termini di ritorno di immagine. Il patrimonio culturale di un Paese, così come si è stratificato storicamente nel tempo, può altresì divenire un fattore importante, e oggi per certi versi decisivo, di acculturazione popolare, di identità e, quindi, in definitiva, di cittadinanza”.

La cultura, prosegue l’esponente del Partito democratico, “può favorire il sentirsi parte di uno Stato, far cogliere lo spessore profondo di diritti e doveri che tale relazione comporta. Ciò è ancora più vero oggi, in un tempo in cui la mobilità interna del Paese e l’apporto e la presenza di potenziali nuovi cittadini, frutto anche dei flussi migratori, pongono un tema di inclusione accanto e, vorrei dire, prima di quello di cittadinanza. Le nostre città e i nostri territori devono offrire, rendere fruibile la cultura di cui dispongono come elemento di identificazione e di cittadinanza: ci sono in proposito pagine molto belle di Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, che parlava di vocazione delle città. Per questo la politica nel suo insieme, ai vari livelli, deve interessarsi di cultura e destinare ad essa risorse ingenti, curandosi anche delle modalità di utilizzo delle stesse, anche con riferimento all’opera di ricerca e divulgazione. È quanto mi pare fa la disposizione in oggetto e di questo possiamo esserne grati”.

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