Il recupero delle prigioni non più utilizzate è “una delle sfide importanti che attendono il governo e gli enti locali, un modo per ripensare gli spazi e farli diventare così luoghi di bellezza”. Lo ha dichiarato il sottosegretario ai Beni culturali, Antimo Cesaro, nel corso del suo intervento al convegno “Il mondo come prigione? Carcere, diritti, giustizia”. La giornata è stata introdotta dai saluti istituzionali di Giovanna Melandri, Presidente Fondazione Maxxi e organizzata in occasione della mostra “Please Come Back. Il mondo come prigione?” a cura di Hou Hanru e Luigia Lonardelli. “Può sembrare strano affrontare un tema come quello della prigione in un museo, ma io penso che il compito dello spazio museale sia quello di farci riflettere. E’ una visione del museo a cui dobbiamo più spesso abituarci”. Il carcere “è anche quella dimensione nella quale siamo proiettati: forse siamo tutti quanti prigionieri di un contesto dal quale non riusciamo a liberarci”.

Cesaro ricorda quindi i molti tentativi fatti anche dal Mibact per un’interazione con la popolazione carceraria, come il caso della Reggia di Caserta, dove la manutenzione degli spazi verdi è affidata “alla buona volontà di alcuni detenuti che ci danno una mano. E penso che questa sia un’esperienza che deve essere seguita e incoraggiata dal nostro ministero”. Uno dei temi trattati nella mostra è la pervasione della tecnologia. “Viviamo in un mondo dove siamo sempre più connessi ma anche sempre più soli”, ha spiegato il sottosegretario. “Si è smarrito il rapporto umano che ci consente di dialogare con gli altri”. Non a caso, “Prometeo, Narciso e Proteo sono tre figure mitologiche metafore della nostra società”, ha concluso Cesaro.

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