Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ritorna sul ricorso al Tar presentato da Roma Capitale contro il decreto del Mibact che istituisce il Parco archeologico del Colosseo, ma soprattutto, vuole chiarire uno degli aspetti contestati, ovvero quello relativo agli incassi. “Non entro di nuovo nel merito del ricorso della Giunta Raggi contro il decreto ministeriale sul Colosseo. Ovviamente è possibile e giusto che esistano opinioni diverse e strumenti per difenderle. La cosa che mi fa infuriare è la scelta consapevole di una falsità per difendere le proprie posizioni, la diffusione a mezzo conferenza stampa, il tam tam sulla rete, i relativi insulti (vedete i commenti ai miei post e tweet) e nessuno che si prenda la briga di guardare le carte e, oltre a racontare le posizioni contrapposte, di scrivere chi dice la verità e chi il falso. Del resto, capisco, troppo astuta e gustosa la mossa di dire: tolti i soldi a Roma. Suona bene per scatenare un altro po’ di rabbia contro il Governo e gli avversari politici. Ora ripeto in due righe la verità, che risulta dagli atti e non è contestabile: prima delle riforma l’80% degli incassi restava su Roma per il Colosseo, i Fori e il resto del patrimonio statale, mentre il 20% andava al fondo di solidarietà nazionale, come fanno tutti i musei statali italiani a favore dei musei più piccoli; dopo la riforma l’80% degli incassi resta su Roma per il Colosseo, i Fori e il resto del patrimonio statale, mentre il 20% va al fondo di solidarietà nazionale, come fanno tutti i musei statali italiani a favore dei musei più piccoli. Notate qualche differenza? Chi non ci crede può andare (o sarebbe potuto andare..) a vedere il DM 12 gennaio 2017 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.58 del 10.3.2017. Mi chiedo, perché per difendere una legittima opinione su una riforma bisogna buttare nella rete una notizia falsa, sapendo che è falsa? Che modo di amministrare e fare politica è questo?”

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