Il nostro Paese trovi il giusto equilibrio tra tutela del patrimonio artistico culturale e necessità di stare con forza e coraggio in un mercato globale, costruendo muri non si va da nessuna parte. È questo l’appello lanciato dal ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, durante la presentazione presso Palazzo Barberini del libro di Fabio Isman “L’Italia dell’arte venduta. Collezioni disperse, capolavori fuggiti” (Il Mulino). Hanno partecipato al dibattito Marco Fabio Apolloni, Augusto Gentili e Claudio Strinati.

La riforma sulla circolazione dei beni culturali

“Noi ci siamo dedicati molto, giustamente – ha spiegato il ministro -, alla tutela e alla conservazione del patrimonio culturale. Contemporaneamente sono accaduti episodi che ci spingono a farci una domanda sul futuro. Che è anche una domanda di attualità. Come sapete in Parlamento si sta discutendo una norma che può rivedere i nostri principi di tutela. Porterà da 50 a 70 anni il termine automatico e introdurrà un valore di 13.500 euro sotto il quale si richiede soltanto una autocertificazione per poter esportare un bene”.

Questa norma, contenuta nella ‘Legge annuale per il mercato e la concorrenza’ e all’esame dell’aula del Senato, ha generato un grande dibattito. “Questa legislazione di tutela va difesa – è la premessa del ministro Franceschini alla domanda sul futuro -. Però, in una forma che rischia di essere eccessiva, in qualche modo ha tarpato la possibilità per l’arte contemporanea di farsi conoscere nel mondo”.

Franceschini: È giusto intervenire?

“È giusto intervenire? In che forme è giusto intervenire?” si è chiesto Franceschini. Che ha aggiunto: “Io penso che si debba trovare l’equilibrio come in tutte le cose. E uscendo da una forma di dibattito – che fa parte della storia antica di questo paese che però si perfeziona nel settore dei beni culturali… – che vede schierarsi su fronti contrapposti. Penso che si debba trovare l’equilibrio. In modo serio e sereno. Anche uscendo un po’ dai pensieri legati troppo all’attualità e guardando in prospettiva”.

Le polemiche su Soprintendenze uniche e Colosseo

Il riferimento esplicito è alle polemiche di qualche mese fa sulla scelta di far nascere le soprintendenze uniche. “Si diceva che sarebbe stata distrutta l’archeologia italiana – ha ricordato -. Le Soprintendenze uniche oggi lavorano e quel dibattito è scomparso”. E pure alla vicenda del Colosseo: “Penso che tra qualche mese anche questo dibattito sarà superato”, ha detto.

Trovare un equilibrio. No ai muri

“Mi piacerebbe – ha concluso Franceschini – che anche questo lavoro di Isman contribuisca ad affrontare serenamente questi temi. Trovando il giusto equilibrio tra la difesa del nostro patrimonio artistico culturale e il fatto che in un grande mercato l’Italia deve avere la forza e il coraggio di starci. Costruendo solo muri non si va da nessuna parte”.

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