Inserire il Museo Campano di Capua tra i siti di interesse nazionale. Lo chiede un’interrogazione al Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo presentata in VII Commissione al Senato dal Movimento 5 Stelle. Il testo è calendarizzato alla ripresa dei lavori, il 2 maggio. Il museo provinciale campano di Capua, fondato dal canonico Gabriele Iannelli nel 1870 ed inaugurato nel 1874, è un museo storico dell’antica Campania (poi di “Terra di lavoro” e oggi compresa nella provincia di Caserta), oltre che “uno dei più importanti della regione e d’Italia”, si legge nell’interrogazione.

Il museo conserva la più importante collezione mondiale di matres matutae, dette anche madri di Capua, provenienti dall’antica Capua, l’attuale territorio del comune di Santa Maria Capua Vetere, e il più grande lapidarium (insieme di epigrafi, steli e lapidi su pietra di epoca sostanzialmente romana) dell’Italia meridionale. Il M5S chiede in subordine al riconoscimento dell’interesse nazionale di inserire il museo “nell’ambito delle competenze del polo museale della Campania”.

Nel 1874 il museo venne aperto al pubblico e nel 1933 si rese opportuno, per il notevole accrescimento delle collezioni, un suo riordinamento, che fu curato dal professor Amedeo Maiuri. Il 9 settembre 1943 un violento bombardamento aereo si abbatté su Capua riducendola un ammasso di rovine. Mentre il museo seguì le sorti di molti altri edifici rasi al suolo, fortunatamente tutte le collezioni erano state preventivamente messe al sicuro e custodite dal direttore, Luigi Garofano Venosta, e così poterono essere salvate.

Il faticoso e lungo lavoro di ricostruzione iniziato nel 1945 fu portato al termine nel 1956, epoca nella quale si riaprirono al pubblico le nuove sale nelle quali le collezioni furono sistemate con i più moderni criteri museografici. Il museo è diviso in due reparti, archeologico e medievale, con annessa un’importante biblioteca. Occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un vasto giardino.

La situazione economica

Nel testo si afferma che “l’incompleta riforma delle Province non ha fatto altro che rendere impossibile la gestione dei beni culturali privando di risorse anche il museo campano, patrimonio culturale ed artistico tra i più importanti della Provincia di Caserta; il dissesto finanziario dichiarato dall’ente provinciale fra l’altro non dà alcun margine di prospettive di adempiere economicamente alle esigenze di tenuta e mantenimento del museo”. E che “attualmente il personale è ridotto a 6 dipendenti, a fronte di una pianta organica di circa 20 addetti previsti, dei cui emolumenti si fa carico la Regione in quanto la Provincia è in dissesto finanziario e ha sospeso da tempo ogni tipo di fornitura di beni e servizi, compreso quello delle pulizie”.

Si chiede pertanto al Mibact di “sollecitare l’amministrazione regionale responsabile territorialmente, anche alla luce del fatto che il museo campano è stato dichiarato nel 2012 museo di interesse regionale, ad assumere le opportune iniziative per garantire la gestione ordinaria del museo”. Oppure di “individuare risorse aggiuntive da destinare per la gestione ordinaria del museo campano in particolare al fine di implementare il personale in servizio, almeno in misura pari alla dotazione organica”.

Il protocollo d’intesa

Considerato, scrivono i firmatari del documento, che sarebbe “emerso inoltre che il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo avrebbe preparato un protocollo d’intesa che sarebbe stato sottoposto alla Regione Campania, alla Provincia di Caserta e al Comune di Capua” si chiede se “effettivamente sia stato predisposto il protocollo di intesa, e se sia stato sottoposto agli enti coinvolti e quali siano le finalità dello stesso”.

La titolarità del Museo di Capua

Vilma Moronese, prima firmataria dell’interrogazione, chiede al ministro anche se “non intenda chiarire l’effettiva titolarità del museo campano, considerato che in alcuni documenti risulterebbe essere del Comune di Capua, mentre, in altri documenti ufficiali, della Provincia di Caserta”. Alla luce del fatto, scrive il M5S, che “la consigliera del Comune di Capua Affinito avrebbe reso noto un estratto risalente al 28 agosto 1872 dal quale risulterebbe che il Comune di Capua ha concesso in comodato d’uso gratuito palazzo Antignano alla Provincia”. Il museo infatti “è ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem, una chiesetta di età longobarda nel sito di uno dei tre seggi nobiliari della città”.

Garantirne la funzionalità

Si chiede infine di “attivarsi presso le amministrazioni coinvolte affinché” sia garantita la funzionalità del Museo “inserendolo all’interno del sistema museale regionale nonché nell’ambito di itinerari archeologici, eventualmente abbinandolo con la reggia di Caserta”. E che “siano avviate collaborazioni con i giovani laureati e ricercatori in beni culturali della scuola “Vanvitelli”, indirizzandoli presso biblioteche e musei, nonché percorsi per tirocinanti e volontari che intendano formarsi e offrire un proprio contributo collaborativo”.

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