“La tutela del nostro patrimonio artistico, storico e culturale è estremamente importante, anche come forma di prevenzione del finanziamento alle forme di terrorismo. Credo che l’armonizzazione delle norme debba rappresentare una delle mete verso le quali i paesi europei debbano rivolgere la loro attenzione. Se c’è infatti un interesse comune a tutta l’Europa, questo è la lotta al terrorismo e alle sue forme di approvvigionamento”. Lo ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso della sua audizione in commissione Giustizia della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva in merito all’esame del disegno di legge recante “Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale”.

Il Disegno di legge

Il ddl è stato presentato il 12 gennaio 2017 dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, e intende tra le altre cose “fornire idonei strumenti operativi a tutela del patrimonio culturale” e – si legge nella relazione tecnica – “conferire organicità alla disciplina penale concernente i reati aventi ad oggetto i beni culturali e i beni paesaggistici; aggravare il trattamento sanzionatorio previsto per alcune figure di reato; introdurre ipotesi di nuove incriminazioni; consentire agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria di svolgere particolari operazioni per il contrasto dei reati contro il patrimonio culturale”.

L’intervento della Severino

Esaminando il testo all’esame della commissione Giustizia, la Severino sottolinea che “mentre per il furto non ci sono problemi, perché viene costruita una fattispecie ad hoc di furto di questi beni, tra le modifiche previste dall’articolato di delega rilevo che manca un riferimento alle altre condotte di appropriazione indebita di beni culturali, cioè non c’è una specifica norma che colpisce l’appropriazione indebita di beni culturali. A mio avviso, sarebbe preferibile costruire una fattispecie autonoma piuttosto che ricorrere a un’aggravante di carattere generale”. L’ex cancelliera saluta invece con favore il comma 3 dell’articolo 1 che prevede “l’introduzione delle nuove fattispecie dei reati di distruzione, danneggiamento, deturpamento o imbrattamento di beni culturali o paesaggistici”.

Per la Severino, infatti, “si tratta di una novità assoluta nel nostro patrimonio giuridico perché si vuole costruire, a mio avviso correttamente, una fattispecie di danneggiamento anche colposa e non solo dolosa dei beni culturali. Episodi di incuria o peggio che si sono verificati rispetto al nostro patrimonio culturale, aggredito da turisti o vagabondi o persone che volevano semplicemente mostrarsi come degli esibizionisti, richiedono una replica anche normativa. Anche il danneggiamento colposo di un bene così importante come un bene artistico-storico-culturale richiede un ampliamento delle forme di tutela. Non si può essere negligenti di fronte a un bene di così palese importanza artistica come “l’elefantino” di Piazza della Minerva o la fontana di piazza Navona, perché è così evidente a tutti, anche a un bambino, che si tratta di un patrimonio di immenso valore”.

Gli obiettivi

L’intervento normativo in esame si è reso necessario al fine di contrastare con maggiore efficacia i fatti criminosi rivolti contro i beni, di proprietà sia pubblica che privata, che rivestono interesse storico-artistico, archeologico, architettonico e paesaggistico e che rappresentano la testimonianza della cultura e della storia della Nazione. Infatti, nonostante che nell’ordinamento giuridico italiano esistano specifiche norme a salvaguardia di tali beni, non esiste un’unica e apposita categoria di reati finalizzata in via esclusiva o prevalente alla tutela penale dell’interesse della collettività alla conservazione del patrimonio culturale, anche per le generazioni future.

Pertanto, tenuto conto dei numerosi reati, di varia natura (furto, danneggiamento, ricettazione, contraffazione, scavi clandestini eccetera) che continuano a essere perpetrati nei confronti del patrimonio culturale e dell’inadeguatezza delle sanzioni attualmente previste, che spesso hanno scarso effetto deterrente, sono emerse l’esigenza e l’urgenza di delineare un più severo sistema sanzionatorio, mediante l’inasprimento delle pene e l’introduzione di autonome figure di reato e di circostanze aggravanti.

Disegno di legge recante Delega al Governo per la riforma della disciplina sanzionatoria in materia di reati contro il patrimonio culturale

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