L’Aula della Camera ha discusso lunedì 8 maggio la proposta di legge, già approvata dalla commissione Cultura del Senato, “Iniziative per preservare la memoria di Giacomo Matteotti e di Giuseppe Mazzini” (3844-A). La relatrice del provvedimento, Giulia Narduolo (Pd), nel corso del suo intervento ha esposto la proposta di legge in esame, spiegando come intenda “preservare e valorizzare la memoria di due figure eccellenti della storia politica italiana: Giacomo Matteotti e Giuseppe Mazzini”, evidenziando come il testo originario, approvato nel mese di maggio 2016, era dedicato esclusivamente alla figura di Giacomo Matteotti.

Il testo in esame

Il provvedimento stanzia un contributo straordinario di 300.000 euro, provenienti dallo stato di previsione del Mef e da allocare in uno specifico fondo da istituire presso la presidenza del Consiglio dei ministri, da utilizzare per il finanziamento di iniziative, organizzate su tutto il territorio nazionale, relative allo studio e alla diffusione del pensiero di Matteotti. Durante l’esame in sede referente in VII Commissione alla Camera, ha ricordato Narduolo, è stato approvato anche un emendamento che dichiara monumento nazionale la casa natale di Giacomo Matteotti, sita nel comune di Fratta Polesine in provincia di Rovigo e di proprietà dell’Accademia dei Concordi di Rovigo. E’ stata disposta l’introduzione nel codice dei beni culturali e del paesaggio di una specifica procedura per via amministrativa per la dichiarazione di monumento nazionale da includere nella dichiarazione di interesse culturale con la quale un determinato bene è riconosciuto dal Mibact.

L’articolo dedicato alla memoria di Giuseppe Mazzini

Sempre nel corso dell’esame in Commissione, è stato introdotto l’articolo 4 dedicato alla memoria di Giuseppe Mazzini. Tale articolo reca nuove previsioni inerenti la Domus mazziniana di Pisa ovvero la casa museo dove Mazzini soggiornò e morì il 10 marzo 1872. Ora la Domus mazziniana è commissariata dal 1997 e risulta, quindi, cogente restituirle piena operatività per consentire la regolare gestione delle attività istituzionali e la messa a norma della sede dopo la riapertura avvenuta il 16 gennaio 2016. A tal fine è necessario un aggiornamento dello Statuto e quindi della normativa primaria, rendendo oltretutto più funzionale la partecipazione delle tre istituzioni universitarie pisane nel consiglio di amministrazione e nella gestione dell’istituto. Con le modifiche previste alla legge n. 1230 del 1952, l’amministrazione della Domus verrà assicurata dall’Università di Pisa, dalla Scuola Normale Superiore e dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa sulla base di una convenzione stipulata tra esse e l’istituto, da rinnovare ogni tre anni che determinerà la ripartizione delle relative funzioni gestionali.

Narduolo (Pd): si ritorni a diffondere la cultura del rispetto delle regole

“Valorizzare oggi figure come Giacomo Matteotti e Giuseppe Mazzini, il loro pensiero di strenui difensori delle libertà democratiche e di convinti oppositori di ogni prevaricazione rappresenta una chiave importante in tempi in cui la radice del pensiero liberale e socialista democratico sembra essere messa pesantemente in discussione”, ha dichiarato Narduolo. “Negli ultimi decenni, infatti, la cultura del rispetto delle regole, il diritto, la lotta contro ogni forma di arbitrio sembrano essere inesorabilmente diminuiti (…). Il richiamo quindi alla figura di Matteotti, il ricordo della sua vita e la diffusione del suo pensiero possono essere strumenti importanti attraverso i quali si ritorni a diffondere (…) la cultura del rispetto delle regole e della libertà delle persone coniugandole con la moderna evoluzione della democrazia”.

Di Lello (Pd): quelle lotte sono sempre di straordinaria attualità

Marco Di Lello (Pd) ha evidenziato che “continuiamo ad investire in cultura e da deputato socialista del Partito Democratico con orgoglio dico che torniamo a riconoscere anche l’importanza della storia socialista nella storia d’Italia, una storia che sembrava fosse quasi oggetto di una sorta di damnatio memoriae”. Il provvedimento, ha aggiunto, “avremmo voluto approvarlo nel 2014, nel novantesimo anniversario, lo facciamo oggi, ci arriviamo un po’ in ritardo, ma è importante arrivarci, con la consapevolezza che quell’esempio, quelle lotte, quegli scritti sono sempre, ancora oggi, di straordinaria attualità, forse più fuori da quest’Aula che qui dentro e questo è un torto a cui non potevamo non porre rimedio e come Democratici l’abbiamo assunto e lo facciamo. È anche per questo che siamo qui, per approvare una legge che sani questa, l’ultima, insopportabile, ingiustizia”.

Crivellari (Pd): occasione per riflessione sui rischi di pulsioni e tentazioni antidemocratiche

Infine ha preso la parola in Aula il deputato dem Diego Crivellari, sottolineando che “l’esperienza del grande polesano richiama immediatamente come la crisi delle istituzioni parlamentari e la crisi della rappresentanza siano questioni dirimenti per il futuro della democrazia per il nostro Paese”. Ne consegue la necessità “di lavorare per accorciare la distanza con i cittadini e con il Paese reale; riaffermare il ruolo dei partiti e la democrazia dentro ai partiti; snellire o rendere più funzionali le procedure parlamentari; riarticolare il rapporto con le istanze e gli strumenti di democrazia diretta, ma anche riarticolare il rapporto con i corpi intermedi e gli enti locali; contenere la spesa; riaprire al più presto una stagione di riforme che rendano sempre più il Parlamento il luogo capace di comporre l’interesse generale e di produrre decisioni che possano incidere concretamente nella vita della nazione, nonché di relazionarsi, nelle forme più efficaci, con il peso crescente della dimensione sovranazionale”. La memoria di Matteotti “deve essere pensata o ripensata come occasione per i cittadini e per le istituzioni, in una più ampia riflessione sulla tenuta del Parlamento, sui rischi di pulsioni e tentazioni antidemocratiche, sulle possibili strade verso una compiuta riforma o autoriforma del sistema, che faccia da argine ad esperimenti demagogici e a derive assemblearistiche, all’illusione di un’assoluta trasparenza della Rete, al mito di una democrazia sostanziale o integrale che si proponga di liquidare o mettere in secondo piano una cornice ordinata di regole e procedure formali”.

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