“Considerare la Manovra non solo come un discorso di tagli, ma anche di opportunità sulle questioni aperte”. La Commissione Cultura della Camera ha espresso parere favorevole alla Manovra prevedendo però alcune condizioni. A cominciare dall’invito affinché “i risparmi di spesa possano essere rimodulati a discrezione dei ministeri interessati”: Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Lo dice, in una lunga intervista ad AgCult, la presidentessa della VII Commissione di Montecitorio, Flavia Piccoli Nardelli. Questa rimodulazione dovrà avvenire, sottolinea, “tenendo conto e salvaguardando alcune priorità su cui Governo e Commissione hanno lavorato in questi anni”.

Il Miur e il Mibact di fronte alla Manovra

Le priorità, per quanto riguarda il Miur, sono “il diritto allo studio e la ricerca scientifica e tecnologica”. Alla luce anche del fatto, chiarisce Piccoli Nardelli, che “abbiamo votato l’altro giorno il Fondo per gli Enti di Ricerca che naturalmente resterebbe bloccato in caso dei tagli e dovrebbe essere ripensato e riformulato. E invece c’è grande urgenza di questi fondi”.

Per quanto riguarda il Mibact invece, soprattutto la necessità di “salvaguardare la valorizzazione dei beni e delle attività culturali e paesaggistiche. Sono priorità – mette in chiaro la presidentessa della VII – che la Commissione ha sempre portato avanti. A questo punto chiediamo che siano i ministeri a decidere come allocare questi tagli di spesa. Questa è la prima condizione posta a questi tagli che va nella direzione di contenere i danni”.

– Sostenere la lettura

Ci sono altre richieste che vengono poste all’attenzione del governo. “All’articolo 22, ad esempio, chiediamo – ed è una cosa cui teniamo molto – di favorire il libro e la lettura. Anche questo è un tema su cui la Commissione si è spesa tanto. Abbiamo cercato di andare incontro al mondo della filiera del libro. Un mondo in grave difficoltà: dalle librerie indipendenti alle biblioteche provinciali. In molte zone d’Italia avevano rappresentato un esempio virtuoso”. La Commissione chiede quindi al governo – e in questo caso è un’osservazione e non una condizione perché si entra in un ambito locale – che “si cerchi di tutelare questo settore delle biblioteche provinciali che attraversa una grave difficoltà”.

– Semplificazione e sostegno alle zone terremotate

“Cerchiamo di far saltare qualche passaggio in tema di edilizia scolastica – spiega la presidentessa della VII Commissione – per consentire ai sindaci di muoversi più liberamente dove ci sono situazioni di difficoltà. Ci sono altre condizioni poi che inseriamo per il sostegno alle zone terremotate. Anche qui cerchiamo di mantenere, a fronte di scuole che si sono spopolate, lo stesso numero di dirigenti scolastici, di insegnanti e di assistenti tecnico amministrativi (ata). E di andare ad integrare il personale nelle zone temporaneamente sovraffollate per gli spostamenti dovuti al sisma”. Un sostegno anche all’Ingv. “Chiediamo anche di tentare di aiutare l’Istituto nazionale di geofisica che è incaricato di monitorare le zone dei terremoti. Infine, aumentare la dotazione di personale del Mibact, soprattutto nelle zone c’è bisogno di maggiore presenza di addetti ai lavori”.

– L’edilizia accanto ai nuovi stadi

Per quanto riguarda lo sport, si interviene su una norma per cercare di renderla più chiara. Quella norma che prevedeva di poter costruire edifici laddove ci sono impianti sportivi nuovi da costruire. “La norma parlava di edilizia residenziale, qui nella condizione chiariamo che non deve essere edilizia residenziale. Quindi il governo è chiamato a chiarire cosa intendeva precisamente nella norma. Credo che l’intenzione fosse quella di prevedere forme di ospitalità alle squadre. Si chiede comunque al governo di precisare meglio”.

– I conservatori e le accademie

L’ultima richiesta, “ma non meno importante”, da parte della Commissione è quella di affrontare il tema dei conservatori e delle accademie non statali. “È un tema che è rimasto irrisolto dall’ultima Finanziaria – spiega Piccoli Nardelli – che avrebbe dovuto affrontare questo tema, ma che, con il voto di fiducia al Senato, non è stato possibile affrontare. Quindi si cerca di affrontare il problema dilatandolo nel tempo e prevedendo un po’ per volta attraverso un fondo la statizzazione di quei conservatori e di quelle accademie che sono in grave difficoltà”.

Museo di psichiatria a Reggio Emilia

Dalla Manovra agli altri temi che interessano i lavori della Commissione. Oggi è stata esaminata anche la proposta di istituzione della Fondazione del Museo nazionale di psichiatria del San Lazzaro di Reggio Emilia, presentata da Maino Marchi (Pd). Quella di Reggio Emilia, “era una struttura molto ampia che raccoglieva molta parte della popolazione dell’Italia centrale che doveva subire una forma di ospedalizzazione” ha detto Piccoli Nardelli.

La discussione in commissione è stata molto ampia e condivisa da più gruppi politici. “Hanno manifestato l’importanza del tema. E c’è la consapevolezza in tutti che spesso e volentieri queste strutture manicomiali sono nate per sanare delle situazioni di degrado spaventoso. E sono intervenute in maniera quasi illuministica. Molte erano quasi delle città autonome: c’era il fornaio, il calzolaio, c’erano laboratori, c’erano campi da coltivare. Poi, certo, si arriva anche ad aspetti deteriori nell’utilizzo di questo tipo di strutture: le donne, ad esempio, venivano recluse non soltanto per motivi patologici ma anche perché erano trasgressive rispetto alla morale corrente”.

Ma gli aspetti da approfondire sono tanti. “C’è il filone archivistico di queste cartelle mediche straordinarie che consentono di rileggere la storia da questo punto di vista. Ci sono reti archivistiche importanti che hanno tenuto insieme le varie realtà manicomiali in giro per il Paese. E poi l’anno prossimo ricorre il quarantesimo anniversario della legge Basaglia – conclude la presidentessa della Commissione -: come si è passati da una forma di medicalizzazione della follia a una concezione di disagio mentale, un passaggio profondamente diverso”.

Molti provvedimenti rischiano di non concludere l’iter

La fine della legislatura si avvicina e il rischio che alcuni provvedimenti importanti possano non vedere la luce si fa sempre più concreto. “Siamo consapevoli dei rischi che ci sono – chiarisce Piccoli Nardelli -. Dobbiamo fare di tutto per concludere i lavori. Altrimenti restano delle lacune pesanti proprio per la gestione dei beni culturali. Uno dei problemi che abbiamo in questo senso riguarda i decreti sul Cinema che devono arrivare. In questo momento poi c’è in Senato il provvedimento sul Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) che dobbiamo cercare di portare in porto: stiamo lavorando in via informale con palazzo Madama per non duplicare il lavoro e per fare in modo che il provvedimento arrivi qui e sia già condiviso”.

Centri storici e controllo dei flussi turistici

L’ultimo aspetto riguarda un tema di attualità: il controllo dei flussi turistici nei monumenti più affollati. “Il problema è molto ampio – spiega Flavia Piccoli Nardelli -. E va trattato tenendo conto della complessità del fenomeno. Semplificare eccessivamente significa non riuscire a dare delle risposte corrette. C’è un’esigenza di tutela e di riordino del patrimonio. Accanto a questo, abbiamo spinto sulla valorizzazione di questo patrimonio. C’è un punto centrale che è quello della fruizione. I cittadini, come si legge nell’articolo 9 della Costituzione, hanno diritto di fruire del patrimonio. Dobbiamo cercare di garantire questo diritto a tutti. È necessario poter visitare i monumenti, ma va fatto mettendo in sicurezza questo patrimonio. Altrimenti – conclude – non ne garantiamo neanche la fruizione”.