Icom - i 70 anniUn cammino con tanti protagonisti per ripercorrere, fin dalla sua fondazione nel 1947, il ruolo dell’Icom Italia. Settant’anni all’insegna del contributo dell’International Council of Museums al dibattito museologico internazionale, alla costruzione di una comunità museale, allo sviluppo dei musei italiani. Ma anche l’impegno a rinnovare il ruolo e la visione del museo nella società contemporanea come luogo di salvaguardia di patrimoni, spazio vivo, aperto al territorio. Di questo si è parlato nel corso dell’incontro ospitato nella cornice del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano a Roma il 13 maggio.

In questi settant’anni “il mondo è cambiato, i musei sono cambiati e anche l’Icom è cambiato. Ma non è cambiato l’obiettivo che è rimasto uguale – ha detto nel corso dei saluti iniziali il vicepresidente di Icom, Alberto Garlandini -: la volontà di fare del nostro mondo un luogo migliore e più bello in cui i cittadini possono vivere in pace e prosperità”. E anche ascoltando le relazioni di Maria Vittoria Marini Clarelli e di Adele Maresca Compagna si è potuto cogliere il ruolo e l’impegno di Icom nella storia del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi per sostenere e salvaguardare il patrimonio culturale.

Nel 1946, anno della fondazione a Parigi del comitato internazionale, Icom con l’Unesco e le altre organizzazioni internazionali si trovò a fronteggiare un mondo di macerie materiali, ma anche morali. Oggi, ha detto Garlandini, “viviamo lo stesso tempi difficili. In troppe parti del mondo la diversità culturale non è rispettata. I musei e il patrimonio culturale sono minacciati. Addirittura non sono più vittime collaterali di atti di guerra, ma sono diventati obiettivi deliberati”.

Icom e il mondo

Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. Grazie ai tanti sforzi, anche di Icom, negli ultimi anni “è cresciuta la consapevolezza pubblica che i musei, i patrimoni culturali e le diversità culturali sono importantissimi per il benessere e lo sviluppo”. Garlandini fa due esempi su tutti. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla distruzione del patrimonio culturale durante i conflitti armati e l’incontro del G7 Cultura a Firenze. “l’Onu per la prima volta nella sua storia condanna la distruzione del patrimonio culturale. Come anche gli scavi illegali, il saccheggio e il contrabbando di beni culturali e stabilisce che questi sono crimini di guerra”. “Per la prima volta poi i ministri della Cultura del G7 si sono riuniti. Si sono riuniti per discutere anche di come salvaguardare i patrimoni culturali. Icom è stato invitato all’incontro. Lì è stato evidenziato il ruolo importante dei musei nella difesa del patrimonio”.

Icom e la riforma del sistema museale

Il principale ambito nel quale Icom Italia ha svolto un ruolo di rilievo è senza dubbio la Riforma del sistema museale realizzata dal ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Praticamente tutti i relatori ne hanno sottolineato la portata fondamentale per il sistema dei musei e gli esponenti di Icom hanno colto l’occasione per ringraziare ancora una volta pubblicamente il governo per averla portata a compimento.

Il tratto più significativo della riforma è, senza dubbio, l’aver conferito “dignità, autonomia e indipendenza”, riconoscendo i musei come istituti di cultura e non più solo come singole collezioni. Lo hanno detto con sfumature diverse, ma con la stessa convinzione, la “padrona di casa” Daniela Porro, direttore del Museo nazionale Romano, Caterina Bon Valsassina, direttore generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del Mibact e Roberto Manuel Guido, dirigente della Direzione generale Musei del Ministero.

I principi Icom prima della Riforma

Nella riforma ha trovato ampio spazio il Codice etico di Icom, ma non solo. Lorenzo Casini, consigliere giuridico del ministro Franceschini, ha sottolineato il “ruolo fondamentale” dell’Icom negli ultimi anni. I principi Icom non compaiono solo in una legge, ha chiarito Casini. “Compaiono almeno una decina di volte in atti normativi, cogenti, del Ministero”. Dall’Art Bonus (nel passaggio sui musei come uffici dirigenziali e sui direttori dei musei nominati con procedura di selezione internazionale) al regolamento di organizzazione del Ministero. Fino al decreto Musei, scritto con il contributo di Icom, e al decreto, “poco noto”, sui criteri di apertura e vigilanza dei musei statali con un allegato tecnico con parametri congegnati insieme ad Icom.

I temi di Icom nella Riforma

Sono quattro i temi su cui i principi di Icom hanno inciso maggiormente. Il primo è quello degli standard, cioè le norme di riferimento per poter realizzare l’istituzione museale; il secondo si riferisce a come è costruita l’istituzione museo; il terzo alla gestione museale e il quarto a rapporto del museo con gli altri, in particolare con il sistema museale nazionale.

– gli standard

“Tutta la riforma è costruita per avere l’Italia finalmente in compliance con il codice etico di Icom – ha detto chiaramente Lorenzo Casini -. Prima della riforma lo Stato italiano violava il codice etico di Icom. Si è cercato di disegnare i musei italiani in modo che potessero rispettare il codice etico”. E ha aggiunto: “Gli standard del codice etico di Icom sono la base normativa su cui si è costruito il regolamento dell’organizzazione del funzionamento dei musei statali”.

– il museo

Quali musei sono stati disegnati? “Il codice Icom – ha ricordato Casini – è stato seguito sulla necessità di avere uno statuto, previsto per tutti i musei statali e non solo per gli autonomi. Un bilancio. Un direttore e organi di governo in grado di garantire autonomia in campo tecnico scientifico”. Il modello museale che si è seguito “è stato quello di un museo riconoscibile come istituzione. Con dei caratteri che sono quelli del codice etico di Icom con alcune specificità: ad esempio, l’autonomia di personale è non completa, il personale è pagato dal ministero”.

– la gestione museale

“Bisogna ricordare – ha aggiunto il consigliere di Franceschini – il lavoro di Icom con il nucleo di tutela del patrimonio dei Carabinieri, sugli standard di sicurezza, sulla vigilanza. C’è stata un condizionamento anche nella gestione quotidiana e concreta del museo”. Icom ha poi aiutato il ministero a superare il problema delle norme sui custodi nei musei. “Grazie agli studi di Icom è emerso che l’Italia era l’unico caso al mondo di standard fissato normativamente senza costruirlo a seconda delle specificità del museo”.

– il museo “all’esterno”

Anche qui l’Icom è stato fondamentale. Secondo Casini, ha aiutato molto la riforma nel far capire che il museo è un istituto della cultura. “Icom ha avuto influenza anche sul fronte del sistema museale nazionale. Il fatto di poter vedere insieme non solo il museo dello stato ma anche il museo degli enti locali o privato”.

Le prospettive e le sfide

Quali sono le sfide su cui occorre continuare a lavorare al fianco di Icom? Sicuramente, ha spiegato Casini, continuare il percorso di riforma e quello dell’autonomia. “Sul fronte dell’autonomia, la riforma ha mostrato diverse problematiche: una riguarda i poli museali. Per il polo museale siamo ancora in mezzo al guado. Molti direttori di polo museale si comportano ancora come sovrintendenti. E trattano i musei come se fossero loro a doverli gestire tutti quanti. Invece il direttore di polo dovrebbe essere il volano per far partire i musei. Per avere dei funzionari che li dirigono. Questi sono i problemi della riforma ora. I poli museali arrancano e non per un problema di risorse”.

“La sfida più grande però è quella del personale – ha concluso Casini -. Spesso è solo grazie al personale se si riescono a fare le cose. Il problema però è che la situazione del personale pubblico è molto più che drammatica. È qui che anche Icom deve fare ancora tantissimo. C’è un ritardo dello Stato che impone un lavoro enorme. Il cambiamento sta arrivando. Ci deve essere un concorso ogni anno, una programmazione di fabbisogno ogni anno, tante cose che devono essere realizzate”.

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Il codice etico di Icom

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