E’ scaduto mercoledì 31 maggio il bando per la Capitale italiana della cultura 2020, dopo il successo di Mantova nel 2016 destinato a essere eguagliato quest’anno da Pistoia e l’assegnazione del titolo a Palermo per il 2018 (e Matera che nel 2019 sarà Capitale europea della cultura). “Si apre un’altra sfida appassionante”, “una competizione virtuosa che ha già coinvolto decine di città stimolando idee e progettualità”, ha sottolineato il ministro Dario Franceschini. La capitale italiana della cultura “spinge le comunità locali a mettersi attorno a un tavolo e ad elaborare un progetto che metta insieme privato e pubblico, iniziative permanenti e iniziative straordinarie” ha aggiunto il ministro intervenendo giorni fa alla cerimonia dedicata a “Pistoia Capitale italiana della cultura 2017”.

L’iniziativa di selezionare ogni anno la “Capitale italiana della cultura” è stata introdotta con la legge Art Bonus (decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 convertito con modificazioni nella legge 29 luglio 2014, n. 106) e mira – come spiega il Mibact – a “sostenere, incoraggiare e valorizzare l‘autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”.

Ma quali sono le effettive ricadute economiche per la “Capitale italiana della cultura”?

Innanzitutto un sicuro ritorno turistico. La capitale italiana della cultura offre, infatti, l’occasione di portare un turismo di qualità in altre città del Belpaese che non siano le solite Roma, Firenze o Venezia. “L’anno scorso Mantova – ha ricordato sempre Franceschini – ha avuto un grandissimo exploit di turisti, sia italiani che internazionali. E anche Pistoia ha già registrato una crescita molto forte degli arrivi”.

L’articolo 7 della legge 106 del 29 luglio 2014, stabilisce poi che i progetti presentati al fine di incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale “hanno natura strategica di rilievo nazionale”, e sono “finanziati a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, nel limite di un milione di euro”. A tal fine il ministro dei Beni culturali propone al Comitato interministeriale per la programmazione economica i programmi da finanziare “con le risorse del medesimo Fondo, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente”. In ogni caso, specifica la legge, “gli investimenti connessi alla realizzazione dei progetti, sono esclusi dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno degli enti pubblici territoriali”. Che tradotto in soldoni, vuol dire per un comune poter allentare un po’ di più i cordoni della borsa.

La giuria dei sette “esperti indipendenti di chiara fama”

Per valutare le candidature è costituita con Decreto del ministero una Giuria composta da sette esperti indipendenti di chiara fama nel settore della cultura, delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica, di cui tre designati dal ministro, tre designati dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province autonome e uno d’intesa tra il ministro e la Conferenza Unificata, che svolga la funzione di presidente. Tale Giuria opera presso il Segretariato Generale del Mibact senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ed è assistita da un’apposita segreteria, incaricata della gestione dell’iniziativa “Capitale Italiana della Cultura 2020”.

La partecipazione alla Giuria non dà diritto ad alcun compenso o indennità, salvo il rimborso delle spese documentate e sostenute per partecipare alle riunioni. I componenti della Giuria, nei due anni antecedenti all’insediamento dell’organo, non devono aver avuto rapporti di collaborazione di alcun genere con i Comuni che hanno presentato domanda di candidatura, e non devono trovarsi in alcuna situazione di conflitto di interessi rispetto ai Comuni medesimi. In merito a ciò, i membri della Giuria, in sede di prima riunione, sottoscriveranno un’apposita dichiarazione.

Le prossime tappe

Entro il 15 settembre 2017, alle 12, pena l’esclusione dal procedimento di selezione, le città candidate devono inviare un dossier di candidatura, secondo le modalità richieste dalle Linee Guida. Il 15 novembre 2017, la Giuria seleziona un massimo di 10 progetti finalisti e il 31 gennaio 2018, la Giuria raccomanda al ministro la candidatura della città più idonea ad essere insignita del titolo di “Capitale Italiana della Cultura” per l’anno 2020 , corredando tale proposta di debita giustificazione. Il titolo di “Capitale Italiana della Cultura 2020” è successivamente conferito dal Consiglio dei ministri.

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