La commissione Cultura del Senato dopo quasi due settimane (per gli impegni di conversione in legge della cosiddetta “manovrina”) è tornata al lavoro sul Codice dello Spettacolo. Il presidente Andrea Marcucci (Pd) in apertura di lavori ha ricordato il parere “non ostativo” della 9a commissione su vari emendamenti presentati – nella fattispecie il 1.49/1 (testo 4), 1.101 (testo 2) e 1.112 (testo 2) – passando poi la parola alla relatrice Rosa Maria De Giorgi (Pd) la quale ha fornito la propria posizione sulle modifiche presentate per i commi da 3 a 6 dell’articolo 1. Presente in aula anche il sottosegretario ai Beni culturali Antimo Cesaro che si è espresso in modo “conforme” alla relatrice tranne che su alcune proposte emendative – nello specifico la 1.101 (testo 2)/24, 1.101 (testo 2)/25, 1.101 (testo 2)/26, 1.101 (testo 2)/27 – e per “esigenze di sicurezza sopravvenute” sulle proposte 1.101 (testo 2)/41 e 1.101 (testo 2)/42, lasciandone altri alla decisione della commissione – il subemendamento 1.101 (testo 2)/16 – e dando parere favorevole sull’1.112 (testo 2). Posizione a cui si è uniformata la De Giorgi.

Nel corso dell’esame delle proposte di modifica, il dibattito si è concentrato soprattutto sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Fabrizio Bocchino (Misto) e Michela Montevecchi (M5s) si sono detti entrambi dispiaciuti per la scarsa attenzione della maggioranza e per il modo in cui è stato affrontato il dibattito sul tema. Per la pentastellata ad esempio l’emendamento 1.49 della relatrice (poi approvato) che prevede “la revisione dei criteri di ripartizione del contributo statale, anche tramite scorporo dal Fondo unico per lo spettacolo delle risorse ad esse destinate” metterebbe a rischio la governance ponendo un pericolo sul declassamento di alcune fondazioni secondo una logica che impone a tali enti di generare profitto, mentre secondo Alessia Petraglia (Misto) sarebbe stato necessario chiarire “compiti e responsabilità di gestione” cosa che “non risulta possibile in virtù dell’emendamento 1.49 della relatrice” che porta “all’ennesima ‘delega in bianco’ che non consente di affrontare altri aspetti critici come la sorte dei lavoratori e dei corpi di ballo, rispetto ai quali si è intervenuti finora solo in via emergenziale”.

Immediata la replica della Di Giorgi che ha “negato” la volontà da parte di Governo e maggioranza nel trasformare le fondazioni lirico-sinfoniche in aziende, “considerato che finora sono state stanziate ingenti risorse per il settore”. La relatrice ha fatto poi notare che, “mediante l’emendamento 1.49, sarà addirittura istituito un fondo ad hoc per gli enti lirici” e dunque le critiche “sono a suo giudizio ingenerose a fronte del dibattito che si è avuto in Commissione”. Non solo. Per la relatrice la natura del collegato, “frutto anche di una precisa scelta della Commissione attraverso lo stralcio del disegno di legge” in esame “dal testo sul cinema, impone di mantenere fermo lo strumento della delega legislativa, entro il cui perimetro occorre dunque muoversi. La preferenza per una modalità diversa di intervento – ha precisato – avrebbe invece comportato tempi più lunghi, senza che ciò portasse automaticamente a risultati migliori”. Lo stesso Marcucci ha aggiunto che per tutti gli enti pubblici “vige l’obbligo del pareggio di bilancio” e ciò “va inteso in senso positivo. Laddove le fondazioni fossero enti totalmente pubblici, probabilmente le rigidità economiche sarebbero addirittura maggiori”, ha spiegato il presidente della commissione.

Via libera poi al subemendamento 1.49/1 (testo 4) su cui la Commissione si è espressa all’unanimità. La proposta di modifica aggiunge all’emendamento 1.49 la fattispecie secondo cui “l’assegnazione delle risorse” avvenga anche “sulla base dei seguenti ulteriori parametri: a) rafforzamento della responsabilizzazione del sovrintendente sulla gestione economico-finanziaria delle singole fondazioni; b) realizzazione di coproduzioni nazionali e internazionali; c) promozione e diffusione della cultura lirica, con particolare riguardo alle aree disagiate; d) risultati artistici e gestionali del triennio precedente”.

Semaforo verde inoltre per il subemendamento 1.101 (testo 2)/3 (testo 2) sulla necessità di prendere in considerazione anche la “valorizzazione della qualità delle produzioni” ai fini del riparto del Fondo unico per lo spettacolo. E per i subemendamenti 1.101 (testo 2)/10 (testo 2) e 1.101 (testo 2)/11 che aggiungono, rispettivamente – sempre ai fini del riparto dei Fus – una “particolare attenzione a quelli ubicati nei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti” nell’attivazione “di piani straordinari, di durata pluriennale, per la ristrutturazione e l’aggiornamento tecnologico di teatri o strutture e spazi stabilmente destinati allo spettacolo”. Ma anche un sostegno per le azioni di “riequilibrio e diffusione territoriali” per gli “specifici progetti di promozione e di sensibilizzazione del pubblico, da realizzare in collaborazione con gli enti territoriali, mediante i circuiti di distribuzione”. A queste modifiche si associa la proposta 1.101 (testo 2)/15 (testo 2) che prevede l’inclusione nella norma anche dei “piccoli centri urbani” e delle “definizioni di organizzatore e produttore di spettacolo di musica popolare contemporanea e dei relativi criteri e requisiti per svolgere l’esercizio di suddetta attività” nei decreti di riparto dei Fus.

Infine la commissione ha dato l’ok alla proposta 1.101 (testo 2)/16 (testo 2) che in relazione alla revisione e riassetto della disciplina del settore delle attività musicali prevede che si assicuri, oltre all’interazione tra i diversi organismi operanti nel settore, e all’estensione delle misure di sostegno alle attività contemporanee popolari dal vivo, anche “la definizione delle figure che afferiscono all’organizzazione e alla produzione di musica popolare contemporanea e dei relativi criteri e requisiti per svolgere l’esercizio di suddetta attività”. E al subemendamento 1.101 (testo 2)/20 (testo 2) che inserisce “la valorizzazione delle musiche della tradizione popolare italiana, anche in chiave contemporanea con progetti artistico-culturali di valenza regionale e locale”.

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