Due milioni di firme da portare a Seoul a dicembre, quando i paesi membri del Comitato Intergovernativo Unesco per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale si riuniranno per decidere sulla candidatura dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani. Questo l’obiettivo dell’ex ministro dell’Ambiente e presidente della Fondazione UniVerde, Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della petizione che mira al riconoscimento dell’Arte dei pizzaiuoli napoletani a Patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Una petizione che ha raccolto già 1,6 milioni di firme da circa 80 paesi, confermandosi così come la più imponente campagna a sostegno di una candidatura Unesco della storia.

“‘L’arte dei pizzaiuoli’ è una candidatura alternativa alla globalizzazione e allo sradicamento delle radici culturali delle tradizioni agroalimentari”, spiega l’ex ministro ad Agcult. “Questo è infatti un fenomeno emblematico: da un lato la pizza è il cibo più consumato del pianeta, dall’altro la sua tradizione rischia di essere persa e va tutelata proprio perché per eccesso di globalizzazione si stanno perdendo le connessioni con le radici del prodotto. Quindi a maggior ragione è necessario salvaguardare una conoscenza che è radicata in un territorio, quello di Napoli, già patrimonio Unesco. Una candidatura che corrisponde a quelle caratteristiche che hanno portato a riconoscere anche la birra belga, quindi speriamo che nella riunione dell’Unesco che si terrà a dicembre in Corea del Sud ci sia unanimità a favore di questa che è un’arte antica e va preservata”.

Il 2018 è stato designato dal ministero dei Beni culturali come l’Anno del cibo italiano e la speranza è che questa iniziativa, aggiunge, “sia un elemento in più che spinga anche il Mibact a fare il massimo sforzo per ottenere questo riconoscimento. La pizza è il prodotto italiano più riconosciuto al mondo e anche la pietanza più diffusa del pianeta, più di qualsiasi tradizione enogastronomica del mondo”.

Adesioni da tutto il mondo politico

“Dal lancio della petizione sempre più organizzazioni hanno aderito a questa campagna, come la Cna, la Confesercenti, la Coldiretti, oltre a esponenti politici di tutti gli schieramenti, come Roberto Maroni, Luca Zaia, Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. Ma anche esponenti del governo, attori e cantanti”, ha aggiunto Pecoraro Scanio. “Ultimo in ordine di tempo Albert Tshiseleka Felha, Ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo e Decano degli Ambasciatori d’Africa in Italia, che oltre a dare la sua adesione alla campagna ha anche assicurato il suo impegno a sostenere la candidatura nei paesi africani”.

La prossima tappa è la Seconda Settimana della Cucina italiana nel mondo che si terrà a fine novembre, nel corso della quale “si terranno più di 100 eventi solo per quello che riguarda la pizza”. Per poi correre verso Seoul, dove “l’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani” potrebbe ricevere il meritato riconoscimento. “Sono ottimista sul grande consenso che ha la campagna – ha concluso Pecoraro Scanio – sto lavorando sugli aspetti tecnici dal momento che l’unica preoccupazione sono gli intoppi burocratici. Ma la mobilitazione è stata di una dimensione tale che non c’è il dubbio sul grande sostegno popolare a questa candidatura”.

Un po’ di storia

Il 17 ottobre 2003 la Conferenza Generale Unesco ha approvato la Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale, per la tutela della cultura tradizionale e del folclore del nostro Pianeta. L’Unesco si pone lo scopo di salvaguardare questi capolavori per evitarne la scomparsa, preservando lo stupefacente insieme di linguaggi, rituali, consuetudini sociali, cognizioni e prassi relative ai saperi legati all’artigianato che nei millenni si sono tramandati di generazione in generazione rappresentando le sfumature e le differenziazioni insite nell’evoluzione dell’Umanità. Per questi motivi sono stati già riconosciuti in Italia come patrimonio culturale immateriale “L’Opera dei Pupi”, “Il Canto a Tenore”, “La Dieta Mediterranea”, “Saper fare liutario di Cremona”, “Le Macchine dei Santi” e “La pratica agricola della vite ad alberello di Pantelleria”.

Il 26 marzo 2015 l’Italia ha candidato la pizza a patrimonio dell’Unesco. È stato un risultato storico, finalmente l’Arte dei pizzaiuoli napoletani aveva ottenuto la candidatura italiana ad entrare nel Patrimonio immateriale dell’Umanità, unica rappresentante nazionale a Parigi. Il fiore all’occhiello della tradizione campana, scelta dalla Commissione italiana per l’Unesco poteva intraprendere così l’iter ufficiale verso il prestigioso riconoscimento internazionale. La notizia fece il giro del mondo, finì in tutti i telegiornali italiani, sui siti e sui giornali internazionali. La decisione, però, si arenò e l’esame della candidatura si fermò. La mobilitazione, invece, continuò.

Il Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, riunitosi a Roma, ha deliberato il 4 marzo 2016 all’unanimità di ricandidare per l’anno 2017 nella Lista dei Patrimoni immateriali dell’Umanità dell’Unesco “L’Arte tradizionale dei pizzaiuoli napoletani”.

Iscrivere quest’Arte nella Lista Rappresentativa significa riconoscere il valore di una tradizione sostenibile, attenta alla naturalità, di ingegnosità di uomini e donne che volevano trovare modi gustosi per nutrire le proprie famiglie e la propria comunità e permetterebbe una valorizzazione delle conoscenze tradizionali che hanno costituito le sue origini e che spesso sono minacciate dalla globalizzazione.

Tale candidatura risponde pienamente alle sollecitazioni dell’Unesco che, soprattutto negli ultimi anni, ha richiesto agli Stati di candidare pratiche ed elementi esempi di sviluppo sostenibile, di integrazione e di dialogo sociale. Per questo la petizione chiede di iscrivere questo elemento culturale nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco.

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