Palermo sarà la “Capitale italiana della cultura” per l’anno 2018. Lo ha deliberato il Consiglio dei ministri nel corso della riunione di oggi, su proposta del ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini. Si tratta dell’ufficialità di una scelta che era già stata compiuta lo scorso 31 gennaio quando una giuria presieduta da Stefano Baia Curioni aveva sancito la decisione a scapito di altre città finaliste come Alghero, Aquileia, Comacchio, Ercolano, Montebelluna, Recanati, Settimo torinese, Trento ed Erice. Il capoluogo dell’isola diventa così capitale della cultura italiana a distanza di quasi quattro anni dalla bocciatura per diventare capitale europea della cultura 2019.

Come nasce il titolo di “Capitale italiana della cultura”

L’iniziativa di selezionare ogni anno la “Capitale italiana della cultura” è stata introdotta con la legge Art Bonus (decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 convertito con modificazioni nella legge 29 luglio 2014, n. 106) e mira – come spiega il Mibact – a “sostenere, incoraggiare e valorizzare l‘autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”.

Quali sono le effettive ricadute economiche per la “Capitale italiana della cultura”?

Innanzitutto un sicuro ritorno turistico. La capitale italiana della cultura offre, infatti, l’occasione di portare un turismo di qualità in altre città del Belpaese che non siano le solite Roma, Firenze o Venezia. “L’anno scorso Mantova – ha ricordato sempre Franceschini – ha avuto un grandissimo exploit di turisti, sia italiani che internazionali. E anche Pistoia ha già registrato una crescita molto forte degli arrivi”.

L’articolo 7 della legge 106 del 29 luglio 2014, stabilisce poi che i progetti presentati al fine di incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale “hanno natura strategica di rilievo nazionale”, e sono “finanziati a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, nel limite di un milione di euro”. A tal fine il ministro dei Beni culturali propone al Comitato interministeriale per la programmazione economica i programmi da finanziare “con le risorse del medesimo Fondo, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente”. In ogni caso, specifica la legge, “gli investimenti connessi alla realizzazione dei progetti, sono esclusi dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno degli enti pubblici territoriali”. Che tradotto in soldoni, vuol dire per un comune poter allentare un po’ di più i cordoni della borsa.

La giuria dei sette “esperti indipendenti di chiara fama”

Per valutare le candidature è costituita con Decreto del ministero una Giuria composta da sette esperti indipendenti di chiara fama nel settore della cultura, delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica, di cui tre designati dal ministro, tre designati dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province autonome e uno d’intesa tra il ministro e la Conferenza Unificata, che svolga la funzione di presidente. Tale Giuria opera presso il Segretariato Generale del Mibact senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ed è assistita da un’apposita segreteria, incaricata della gestione dell’iniziativa “Capitale Italiana della Cultura 2020”.

La partecipazione alla Giuria non dà diritto ad alcun compenso o indennità, salvo il rimborso delle spese documentate e sostenute per partecipare alle riunioni. I componenti della Giuria, nei due anni antecedenti all’insediamento dell’organo, non devono aver avuto rapporti di collaborazione di alcun genere con i Comuni che hanno presentato domanda di candidatura, e non devono trovarsi in alcuna situazione di conflitto di interessi rispetto ai Comuni medesimi. In merito a ciò, i membri della Giuria, in sede di prima riunione, sottoscriveranno un’apposita dichiarazione.

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