banche veneteLa Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono in possesso di un patrimonio culturale importante, parte del quale è connotato da un forte legame col territorio. È pertanto necessario che, nella procedura di cessione in corso, documenti e opere di interesse prettamente locale conservino il rapporto con il territorio di origine. È questo il senso del parere che la Commissione Istruzione e Beni culturali del Senato sta predisponendo per la Commissione Finanze, sede referente del ddl di conversione del decreto legge che prevede la “liquidazione coatta amministrativa di Banca Popolare di Vicenza Spa e di Veneto Banca Spa”. Nel testo che sarà votato martedì 25 luglio, il relatore Andrea Marcucci, anche su sollecitazione di alcuni commissari, ha previsto il via libera per quanto di competenza della 7a commissione, ma con una sollecitazione al Mibact “a promuovere accordi con gli eventuali acquirenti affinché detti documenti e opere possano essere comunque valorizzati dagli enti territoriali coinvolti o dagli Uffici periferici del medesimo Dicastero, qualora essi non siano in grado di poter esercitare il diritto di prelazione”. Si sollecita, inoltre, il Ministero “ad adoperarsi affinché le suddette opere restino comunque nel territorio di riferimento”.

Il dibattito sulle banche venete

Nel corso della discussione in Commissione, il vicepresidente Franco Conte ha fatto presente che le due banche hanno attuato scelte di investimento su opere pittoriche e su sculture, dando vita ad un patrimonio rilevante. La Banca Popolare di Vicenza, ha ricordato Conte, aveva acquisito anche la Banca Popolare di Castelfranco Veneto, la quale possedeva un patrimonio documentale di interesse prettamente locale, precedentemente chiesto in donazione dal comune di Castelfranco. Una donazione che non si è perfezionata con l’effettiva cessione gratuita di tale archivio al Comune, date le condizioni della Banca Popolare di Vicenza.

Il caso di Castelfranco Veneto

“Si tratta – spiega Conte ad AgCult – di un archivio storico davvero interessante con documenti che raccontano lo sviluppo di una parte della provincia di Treviso. L’archivio va dal 1874, data di fondazione della banca fino al 1990 circa. Il comune interessato aveva chiesto di poter acquisire questo archivio, ma nel passaggio dalla banca di Vicenza a Banca Intesa c’è il rischio che la situazione si complichi”. Banca Intesa, aggiunge Conte, è evidentemente “un interlocutore più lontano da quel territorio e potrebbe avere un interesse minore rispetto alle problematiche locali. Ho chiesto quindi una salvaguardia su questo archivio storico”. Una richiesta, quella di Conte, recepita nel parere alla Finanze.

La prelazione prevista nel decreto

Il decreto prevede comunque, come illustrato da Marcucci nella sua relazione, “l’esercizio della prelazione di acquisto da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo o degli enti territoriali autorizzati ex lege”. E che “il Ministero o, ove previsto dalla legge, la Regione o gli altri enti pubblici territoriali interessati, hanno facoltà di acquistare in via di prelazione i beni culturali alienati a titolo oneroso o conferiti in società, rispettivamente, al medesimo prezzo stabilito nell’atto di alienazione o al medesimo valore attribuito nell’atto di conferimento”.

Cedere allo Stato i beni a titolo gratuito?

Il senatore Fabrizio Bocchino (Misto-SI-SEL), nel corso della discussione ha sollecitato il relatore a formulare un parere che preveda “la restituzione ai territori di opere d’arte che la collettività sta indirettamente già pagando”. Ha fatto poi notare che “l’intervento statale in favore di banche in difficoltà stia comportando un prezzo altissimo per la collettività. Per tali ragioni, sarebbe quanto mai opportuno che tali beni culturali fossero ceduti a titolo gratuito allo Stato o agli enti territoriali interessati, atteso che già vengono di fatto impiegate risorse pubbliche per il salvataggio”.

One Comment

  1. Pingback: Popolare di Vicenza, M5S: Salvare Palazzo Thiene, Stato lo acquisisca - AgCult

Rispondi