Elena Ferrara Convenzione di FaroLa conoscenza e l’uso dell’eredità culturale rientrano a pieno titolo tra i diritti umani. Il diritto individuale di partecipare alla cultura e il diritto collettivo di riconoscersi in quella cultura vanno a costruire l’identità culturale del cittadino europeo in grado di mettersi in dialogo con altre culture e altri patrimoni. E con la ratifica della Convenzione di Faro, tutto questo diventerà un diritto esigibile fin dall’infanzia. Su questi aspetti AgCult ha intervistato Elena Ferrara, membro della Commissione Istruzione e Beni Culturali di Palazzo Madama. La senatrice dem è promotrice di un disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro al Senato. E proprio la Convenzione intende promuovere una comprensione più ampia del patrimonio culturale e del suo rapporto con le comunità che lo hanno prodotto e ospitato, e contribuire alla costruzione di società pacifiche e democratiche. Anche alla Camera esiste un progetto di legge gemello depositato da Giulia Narduolo, collega di partito della Ferrara. Due proposte che necessitavano di una spinta per proseguire il loro iter. Spinta arrivata il 16 giugno scorso, quando anche il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro degli Esteri Angelino Alfano, ha approvato un ddl di ratifica della Convenzione. Assegnato al Senato, il ddl di iniziativa governativa comincia il suo iter martedì in Commissione Esteri inserendosi sul percorso già avviato per il ddl Ferrara.

La Convenzione di Faro e i diritti umani

“La convenzione ritiene che la partecipazione dei cittadini all’eredità culturale rientri nei diritti dell’uomo, rientri nella sfera dei diritti umani”, spiega Elena Ferrara. E i diritti umani rappresentano un aspetto che ha caratterizzato il lavoro in Parlamento della senatrice Pd. “Questo si intreccia sia con la mia partecipazione alla Commissione diritti umani sia con la partecipazione alla Commissione cultura. Inoltre, il mio interessamento è derivato anche dal fatto che sono stata relatrice di un’indagine conoscitiva sul diritto alla fruizione del patrimonio in Commissione bicamerale infanzia e adolescenza”. Tutte le convenzioni internazionali (diritti umani e infanzia e adolescenza) hanno con la Convenzione di Faro “un ulteriore sviluppo perché mettono al centro la conoscenza e l’uso dell’eredità culturale come un diritto umano. E quindi assume un valore di grande prospettiva su quelli che sono gli aspetti di partecipazione di tutti i cittadini e sulla consapevolezza del valore del patrimonio culturale per il benessere del cittadino europeo”.

Le sperimentazioni

In alcuni paesi, ricorda Ferrara, “sono partite le sperimentazioni: a Marsiglia, Venezia e in altre città europee. L’obiettivo è quello di favorire il rapporto abitanti-territorio con particolare attenzione al patrimonio culturale e paesaggistico in chiave di sviluppo sostenibile. Il Consiglio d’Europa mette a punto in questo modo le best practice mano mano che la Convenzione viene ratificata dai vari Paesi”. La Convenzione potrebbe essere percepita come “aleatoria e astratta, ma in realtà va coniugata con pratiche che si riferiscano a questi principi. Queste buone pratiche saranno certamente utili per poi estendere a livello nazionale i principi di questa convenzione”.

L’identità culturale

Al centro della Convenzione, sottolinea la senatrice democratica, ci sono “il diritto individuale di partecipare alla cultura e il diritto collettivo di riconoscersi attraverso delle evidenze che vengono a rappresentare simbolicamente una cultura non solo riferita al passato ma anche in evoluzione”. E anche a livello europeo, aggiunge, “è uno dei percorsi che vanno a costruire l’identità culturale del cittadino europeo capace di mettersi però in dialogo con le altre culture e gli altri patrimoni culturali. C’è molto di un percorso di integrazione di culture e di religioni in questa convenzione”.

L’educazione e la formazione

Nella Convenzione di Faro esiste poi una parte legata alla formazione che ha colpito in modo particolare Elena Ferrara: “Nel dettaglio all’art. 13 si legge che tutti i paesi membri devono facilitare l’inserimento della dimensione patrimoniale e culturale a tutti i livelli della formazione ivi compresa la formazione professionale e la ricerca. Questo vuol dire che questo diritto sarà esigibile fin dall’infanzia come diritto al patrimonio”. Il legame con l’educazione e il mondo della scuola è immediato. Elena Ferrara ha molto a cuore il tema anche per il suo ruolo di relatrice sull’Indagine conoscitiva sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale. “Quello che stiamo ponendo con forza – sottolinea – è che i bambini attraverso l’acquisizione di competenze espressive e di comprensione critica del patrimonio culturale devono avere opportunità per superare l’emarginazione. Non ‘più scuola’, ma una scuola che dia opportunità nel campo dell’accesso ai beni culturali e della promozione delle attività espressive e preformative”.

Tutto questo rappresenta “una prospettiva importante nell’ambito della possibilità di esercitare un diritto umano riconosciuto all’interno di questo specifico approccio all’ambiente e al paesaggio, a tutto il patrimonio quindi”. “Con quella che auspico sia una rapida approvazione, l’Italia si impegnerà a promuovere e ad estendere le esperienze pilota a tutto il territorio nazionale. Anche perché in questa convenzione si trova delineata una cornice all’interno della quale si mettono nuovi occhiali per guardare il rapporto tra l’uomo e il patrimonio culturale e pure il significato della propria cultura. E, infine – conclude la senatrice Ferrara -, una motivazione ulteriore a fare in fretta nel percorso di approvazione arriva anche dalla designazione del 2018 come l’Anno europeo del patrimonio culturale”.

 

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Link esterni:

Indagine conoscitiva sul diritto dei minori a fruire del patrimonio artistico e culturale nazionale

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