Consentire una “effettiva liberalizzazione” del mercato dei diritti d’autore e favorire la concorrenza tra i vari soggetti che si occupano della loro raccolta e gestione, al fine di uniformare la normativa nazionale a quella europea ed evitare così una procedura d’infrazione. Lo chiede il deputato Cristian Iannuzzi (Misto) in un’interrogazione a risposta in commissione indirizzata al ministero dei Beni culturali. “Da fonti stampa – spiega – si apprende che la Commissione europea, a settembre 2017, aprirà una procedura di infrazione contro l’Italia sulla gestione dei diritti d’autore. Il motivo risiede nel fatto che, nonostante una direttiva precisa dell’Unione europea, la cosiddetta ‘direttiva Barnier’, disponga che i Paesi membri uniformino le legislature nazionali sulla raccolta e sulla gestione dei diritti d’autore, al fine di garantire la concorrenza in questo mercato, è stato definito un decreto legislativo che non liberalizza affatto il mercato, lasciando il monopolio della gestione collettiva dei diritti d’autore in mano alla Siae”.

“Ogni qual volta spuntano operatori concorrenti della Siae, come l’italo-britannica Soundreef oppure la startup italiana Patamu – prosegue – vengono instaurati procedimenti giurisdizionali che dissuadono artisti ed emittenti dal rivolgersi ad altri soggetti. Questi ultimi rispondono presentando esposti alla Commissione europea e all’Antitrust per denunciare l’impossibilità di operare sul mercato. Così tra un esposto e un ricorso, mentre in Europa i monopoli spariscono, quello italiano resiste. E sopravvive anche al decreto legislativo n. 35 licenziato nel marzo 2017, tre anni dopo l’invito di Bruxelles. Nelle intenzioni il provvedimento avrebbe dovuto recepire le indicazioni europee, ma in pratica non risolve i problemi”.

“Questo perché se, da un lato, la riforma apre all’ingresso di nuovi operatori, dando la possibilità ai titolari dei diritti di affidarsi ‘a un organismo di gestione collettiva o a un’entità di gestione indipendente di loro scelta’, dall’altro lascia nelle mani della Siae la raccolta di tali profitti poiché prevede che questa venga svolta ‘in via esclusiva’; il risultato è un ‘cortocircuito’ che genera problemi di interpretazione, paralizza gli operatori del settore e scontenta gli artisti in uscita dal sistema tradizionale”.

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