incendi pecoraro scanio petizioneSuperate le 20mila firme per la petizione lanciata su Change.org da Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde. Nel corso di una conferenza stampa alla Camera per illustrare l’iniziativa di raccolta firme, l’ex ministro dell’Ambiente ha anche chiesto al governo di inserire nella prossima Finanziaria 100 milioni di euro per la prevenzione degli incendi. “Bene che il governo abbia messo 5 milioni per il rimboschimento, ma noi chiediamo almeno 100 milioni per la prevenzione. E si lavori affinché i piani di sviluppo rurale siano almeno in parte orientati a tenere le attività nelle aree boscate”. Una misura che si affianca alle richieste già inserite nella petizione promossa da Pecoraro Scanio e indirizzata al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al presidente del Senato, Pietro Grasso, e alla Presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini: individuare, fermare e condannare gli incendiari, aumentare i mezzi antincendi (aerei, elicotteri etc.) e le azioni preventive (barriere frangifuoco, presidio territoriale) e ottenere un’azione europea coordinata con dispiegamento veloce degli aerei antincendi di tutti i Paesi UE verso le aree in emergenza. Alla conferenza ha partecipato anche il generale Antonio Ricciardi, comandante dell’Unità tutela forestale, ambientale e agroalimentare dell’Arma dei Carabinieri.

Il presidio agro-silvo-pastorale del territorio

Quando parliamo di prevenzione, ha aggiunto il presidente di Univerde, “dobbiamo essere chiari: ci vuole l’aiuto agli agricoltori e alle attività silvo-pastorali che devono restare sul territorio perché dove ci sono attività gli incendiari non arrivano”. Un concetto sottoscritto anche da Stefano Masini, responsabile ambiente della Coldiretti che nel suo intervento ha definito, in maniera efficace, quello degli incendi “un omicidio preterintenzionale del bosco e della collina”, attribuendo proprio all’abbandono del territorio la responsabilità principale degli incendi. “Le montagne abbandonate si incendiano, quelle presidiate no”, ha sintetizzato Pecoraro Scanio.

Le nuove tecnologie contro gli incendi

L’altro aspetto che va attivato è l’uso delle nuove tecnologie. Nel corso della conferenza, l’ex ministro ha presentato anche un progetto (solo in via sperimentale al momento) sulla vigilanza e la termovigilanza del territorio attraverso l’uso di droni. “Con un solo drone – ha detto Pecoraro Scanio – si può avere una vigilanza accurata dell’intero Vesuvio. In questo modo, investiamo sulla prevenzione anche attraverso mezzi tecnologici che ci permettono di vedere non solo l’inizio dell’incendio ma anche colui che lo ha appiccato”. In questo modo “possiamo fare in modo che gli incendi siano sconfitti. Non dobbiamo assistere al fatto che interi boschi prendano fuoco, dobbiamo soprattutto prevenire”. Al tavolo dei relatori erano seduti anche Alan Torrisi e Pietro Gorgazzini, imprenditori startup tech italiane, che hanno raccontato, con una platea affascinata dal resoconto, della simulazione di prevenzione incendi sull’area del Parco del Vesuvio, solo pochi giorni fa colpita da un devastante incendio.

“Quello che possiamo fare – ha detto l’ingegnere Torrisi – è avere una sorveglianza 24 ore su 24 e una mappatura completa e costante di tutta la superficie, in questo caso, del Parco del Vesuvio. Se qualcuno accende un accendino nel parco, noi ce ne accorgiamo. Se qualcuno appicca un fuoco e scappa il drone in automatico lo vede e lo segue”. Tutto questo costituisce anche un deterrente. “Questo tipo di tecnologia esiste già e viene utilizzata nel campo della vigilanza. L’antincendio è ancora più semplice da gestire con le termo camere perché le temperature sono enormi. Possiamo vedere se una persona ha la febbre in mezzo alla folla, figurarsi un incendio”. C’è anche un altro aspetto che non va trascurato: l’utilizzo di piloti del territorio (piloti di droni). “Ci sono più di 2700 piloti con le certificazioni già necessarie per mettere in volo apparecchiature del genere. Avere un territorio presidiato ci permette di monitorare principi di incendi dolosi e non, ma soprattutto diamo al territorio una forza incredibile: le stesse tecnologie e le stesse persone possono anche trovare, ad esempio, persone scomparse, monitorando aree di 20 ettari al minuto. Ma anche la vigoria delle piante, etc”.

I rappresentanti del Parlamento

Elena Fattori, vice presidente M5s della Commissione Agricoltura del Senato, ha ricordato come quest’anno l’area colpita da incendi è stata molto più ampia rispetto all’anno scorso. “L’emergenza incendi – ha detto – ha colpito, fino al 12 luglio, circa 26 mila ettari che la stessa superficie dell’intero 2016. Dobbiamo interrogare il governo sul perché questo sta succedendo”. Fattori ha sottolineato come sia necessario “individuare l’agricoltore come controllore del territorio e della tutela dell’ambiente. Occorre pure incentivare l’agricoltura che non è necessariamente quella dell’imprenditoria agricola eliminando l’Imu agricola per tutti, in modo che anche chi si occupa di agricoltura anche solo per passione possa tutelare il territorio”. Secondo Fattori, “bisogna andare a capire perché questi incendi sono avvenuti. C’è da pensare che qualcuno stia usando il territorio per i propri interessi”.

Alla conferenza è intervenuta anche Serena Pellegrino, vice presidente della Commissione Ambiente della Camera. Che ha affrontato gli effetti della legge Madia (riforma della pubblica amministrazione) sul corpo forestale dello Stato: dal primo gennaio le sue funzioni sono state quasi per intero trasferite all’Arma dei Carabinieri. “Sia i carabinieri che i vigili del fuoco oggi si ritrovano con oneri ulteriori – ha spiegato la Pellegrino – e il problema della transizione deve essere risolto. Il decreto Madia non ha dato indicazioni per la fase di transizione”. Serena Pellegrino ha poi ricordato “l’ossimoro” per il quale negli stessi giorni in cui l’Unesco dichiara patrimonio mondiale dell’umanità le faggete italiane, ci ritroviamo ad avere 13/14 giorni di incendi dell’area del parco archeologico del Vesuvio”. Gli incendi dolosi, ha aggiunto la deputata, “sono solo l’ultimo chilometro di una filiera incredibile che gira intorno agli incendi”.

I carabinieri forestali

In conclusione è intervenuto anche il generale Ricciardi che ricordando le attività investigative, di controllo e di repressione dei carabinieri forestali ha avanzato la necessità di predisporre “campagne di informazione in maniera continuativa” e non solo nelle emergenze. Un’operazione necessaria anche perché, ha precisato il generale, “la maggior parte degli incendi è di origine colposa e non dolosa”. Parlando della ricerca di finanziamenti per corsi di formazione del personale, il comandante Ricciardi ha detto che dall’inizio della riforma “ci siamo preoccupati di trasformare i forestali in carabinieri, di militarizzare i forestali. Adesso noi stiamo trasformando i carabinieri in forestali”.

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