giordano giancarlo imprese culturaliL’intraprendenza creativa e culturale può essere un nuovo strumento di interpretazione di una visione moderna e sociale della cultura e della sua capacità di valorizzazione funzionale se collocata in serie politiche governative. Il vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, Giancarlo Giordano, in un’intervista ad AgCult, interviene nel dibattito che riguarda le imprese culturali e creative, la loro definizione, la loro salvaguardia e il loro sviluppo sull’onda della proposta di legge “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative” licenziata dalla VII Commissione di Montecitorio e in attesa di essere calendarizzata per l’Aula. Giordano tiene a precisare di non essere “tra quelli che collocano il delicato tema dell’economia culturale tra gli estremi di una concezione antiquata fondata su un mecenatismo tradizionale e della sua mercificazione consumistica”. Per il deputato di Sinistra Italiana – Sel le imprese culturali e quelle creative “si tengono insieme e le distinzioni in sede legislativa possono tranquillamente avvenire con provvedimenti successivi di attuazione più circostanziati e di merito”.

La proposta di legge alla Camera

Il testo licenziato poche settimane fa esce dalla commissione di gran lunga ridimensionato rispetto a quello presentato nel 2015 dalla deputata Pd Anna Ascani. Resta la parte ‘normativa’, ma scompare quella relativa al sostegno fiscale ed economico. Si poteva fare di più? “Questa proposta di legge – rivendica Giordano – è innanzitutto il frutto di un lavoro comune di elaborazione e di sintesi ma che non ha trovato nel testo licenziato dalla VII Commissione il risultato sperato in quanto ci si è limitati, da parte dei partiti di maggioranza, a delineare un profilo alquanto generico delle imprese culturali e creative”.

Nello specifico, “non solo scompare la parte relativa alla fiscalizzazione ma è stata derubricata anche l’incentivazione alle start–up prevedendo, ad esempio, un carico di costi straordinari per i beni demaniali dismessi che per giovani imprenditori culturali significa creare un serio handicap nella delicata fase di avviamento aziendale. Per cui se ci fosse stata reale volontà politica in tal senso certo che si poteva fare di più e meglio”.

L’iter della proposta di legge

Un rammarico, quello di Giordano, condiviso dalla relatrice Irene Manzi e dalla firmataria della proposta originaria Anna Ascani che, sentite da AgCult, hanno dichiarato di puntare a reintrodurre la parte di sostegno economico nella Legge di Bilancio di fine anno e ad utilizzare lo strumento dell’Art Bonus per far rientrare il pacchetto degli immobili concessi in forma agevolata alle imprese culturali e creative. “Se una legge può ottenere fonti di finanziamento indiretti e straordinari tanto di guadagnato spiega Giordano -, ma queste devono costituire l’eccezione perché la regola del finanziamento legislativo deve essere quello ordinario, certo e trasparente, per cui non condivido la filosofia dell’immutabilità finanziaria adombrata dalla relatrice di maggioranza perché lo spirito del legislatore, soprattutto se proponente, deve essere quello di un realismo dinamico legato cioè al perseguimento combattivo e a una volontà di coerenza rispetto al suo intento”.

Ormai, l’auspicio espresso dalla relatrice Irene Manzi di portare il testo in Aula prima della pausa estiva, sembra svanito. “I calendari parlamentari sono un combinato di volontà politica e rispetto dei regolamenti di procedura degli iter legislativi per cui il problema vero non è tanto se si riesce a portare subito il testo in discussione in aula ma come lo si affronta in quella plenaria, con quale spirito e volontà di miglioramento e con quali tempi di conclusione”.

In Aula si ricomincia

In Aula Giordano annuncia iniziative da parte del suo gruppo per riproporre interventi correttivi alla proposta di legge. “Il contributo del mio gruppo parlamentare non solo sarà correttivo ma anche propositivo nel senso che cercheremo di introdurre, cercando il consenso politico necessario, delle proposte che innanzitutto restituiscano un profilo più accentuato di impresa sociale in modo da favorire seriamente una fascia quanto più ampia possibile di potenziali aspiranti, in particolare tra le fasce giovanili socialmente e territorialmente sensibili”.

Imprese culturali e creative

Esiste una distinzione tra imprese culturali e creative? Sarebbe stato opportuno inserire questa distinzione nella parte normativa della proposta di legge? “Personalmente non sono tra quelli che collocano il delicato tema dell’economia culturale tra gli estremi di una concezione antiquata fondata su un mecenatismo tradizionale e della sua mercificazione consumistica. L’intraprendenza creativa e culturale oltre che corrispondere a un innovativo profilo giuridico-imprenditoriale può essere un nuovo strumento di interpretazione di una visione moderna sociale della cultura e della sua capacità di valorizzazione funzionale se collocati in serie politiche governative ai diversi livelli istituzionali”.

La creatività è, secondo il vicepresidente della Commissione Cultura, “generalmente più redditizia, ma gran parte di essa avrebbe molta meno capacità di generare valore economico se non potesse attingere al vasto serbatoio della cultura. La realizzazione di un software per l’audio-guida di una pinacoteca è di certo un’opera di imprenditorialità culturale ma se quel museo non è un efficace luogo di attrazione non avrà pubblico e lo strumento tecnologico non costituirebbe alcuna utilità. Ecco perché io ritengo le due cose si tengono insieme e le distinzioni in sede legislativa possono tranquillamente avvenire con provvedimenti successivi di attuazione più circostanziati e di merito”.

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