Su 14 fondazioni lirico sinfoniche sottoposte ai controlli della Corte dei conti sui rendiconti 2015, solo quattro sono “al riparo dal rischio di dover seguire la strada del ripiano gestione, predisposta dalla riforma del decreto ‘Valore cultura’”. Si tratta della Scala di Milano, la Fenice di Venezia, il Regio di Torino e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma. È quanto emerge dalla relazione della magistratura contabile che analizza, in particolare, i risultati prodotti dalla riforma introdotta con il decreto legge “Valore cultura” che ha assoggettato otto delle quattordici Fondazioni lirico-sinfoniche a Piani di risanamento per il triennio 2014-16. Provvedimento sui cui è intervenuta poi la legge di stabilità per il 2016 ha previsto un prolungamento al triennio 2016-2018 delle procedure di risanamento.

La criticità evidenziate della Corte dei Conti

La Corte ha posto in evidenza “le criticità economico-patrimoniali di carattere strutturale attinenti, per lo più, alla notevole esposizione debitoria di molte di esse per mutui o anticipazioni bancarie e alla continua erosione del patrimonio netto”. Attualmente sono otto le Fondazioni assoggettate ai Piani di rientro (Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Maggio musicale fiorentino, Massimo di Palermo, Comunale di Bologna, Lirico di Trieste, Carlo Felice di Genova e Petruzzelli di Bari), e alcune, (l’Opera di Roma, e il San Carlo di Napoli), presentano nel 2015, il secondo anno del triennio previsto per l’attuazione del risanamento, “confortanti segnali di miglioramento, mentre altre continuano a versare in situazioni di notevole difficoltà”.

Le Fondazioni presentano molti caratteri comuni e diverse specificità

Per quanto riguarda le differenze, “la Scala di Milano si distingue dalle altre Fondazioni liriche, dato l’enorme divario in termini di costi e ricavi da biglietteria e, soprattutto, per la capacità di attrarre contributi privati e sponsorizzazioni. La Scala ha affermato nel tempo un’assoluta preminenza a livello internazionale che è essenziale venga confermata e rafforzata, anche per il prestigio che da essa si riflette sull’intera offerta lirica e, più in generale, teatrale del Paese”.

Ha una sua particolarità anche l’Accademia di Santa Cecilia “per la sua specializzazione sinfonica e cameristica che la rende in massima parte diversa dalle altre istituzioni esaminate, anche in relazione ai costi di produzione”. Un discorso a sé stante vale inoltre per l’Arena di Verona “che può essere considerata soprattutto la sede di un prestigioso festival estivo di grande richiamo anche turistico, soprattutto per la grandiosa sede che lo ospita, ma che ha fatto richiesta di essere inserita nel novero delle Fondazioni in crisi”.

Inoltre le 14 Fondazioni, sottolineano i magistrati contabili, “hanno un bacino di utenza molto diversificato, dipendente dal prestigio e dalla capacità di autopromozione della singola istituzione. In alcuni casi l’ambito degli utenti dell’offerta non va oltre una dimensione regionale o locale”.

Il sistema delle 14 Fondazioni è destinato a una revisione

La Corte dei conti ricorda che le più recenti tendenze riformatrici, che hanno apportato importanti modifiche al decreto “Valore cultura” del 2013, “sembrano volte ad operare una certa selezione fra le Fondazioni strutturalmente sane e ben gestite, quelle che presentano margini apprezzabili per un recupero di efficienza entro il 2018 e quelle che non appaiono nelle condizioni di continuare ad operare in una prospettiva sostenibile dal punto di vista economico e patrimoniale. E’ dunque verosimile che il sistema delle 14 Fondazioni sia destinato a una revisione”. Ulteriore contributo al miglioramento della complessa situazione del panorama operistico nazionale può essere rappresentato da misure che “favoriscano la creazione di sistemi integrati a livello regionale e interregionale, coinvolgendo anche i 28 teatri di tradizione e i festival a carattere permanente, e magari attraverso la creazione di una vera e propria rete nazionale, facilitata anche dalla rapidità dei collegamenti ferroviari – sottolineano i magistrati –. Andrebbe inoltre perseguita con convinzione la strada delle coproduzioni a carattere nazionale e internazionale. Ne potrebbero derivare benefici a livello di riduzione dei costi, di aumento dell’offerta, di ottimizzazione dell’impiego del personale e di ampliamento dei bacini di utenza”.

Le proposte della magistratura contabile

“Nella classificazione delle tipologie di offerta, i principali teatri d’opera italiana hanno sempre privilegiato il ‘modello di produzione a stagione’ rispetto al ‘modello di repertorio’ che presenta evidenti economie di scala, puntando su un cast tendenzialmente stabile per tutta la stagione e riproponendo allestimenti già più volte utilizzati, anche se con un livello qualitativo che potrebbe essere inferiore – osserva la Corte dei Conti –. Oltre a una maggiore promozione delle produzioni italiane anche a livello internazionale, la sopravvivenza dei teatri lirici potrebbe essere favorita da una proficua combinazione delle quattro tipologie di offerta possibili: produzioni originali, repertorio, coproduzioni e ospitalità. Un impegno in questa direzione e la massima valorizzazione delle risorse interne potrebbero certamente contribuire a un migliore rapporto fra costi e ricavi, soprattutto per le Fondazioni di più limitata dimensione”, concludono i magistrati contabili.

 

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