A Farm Cultural Park arrivano pure i sigilli. È questa l’ultima puntata nella vicenda che presenta ormai tratti surreali che riguarda il centro culturale dell’agrigentino. Questa mattina il comandante dei vigili urbani, accompagnato dai carabinieri, è andato ad apporre i sigilli alle installazioni artistiche già sequestrate nei giorni scorsi nonostante ieri nella sede del Comune si fosse svolto un tavolo di confronto alla presenza del Sindaco, dei rappresentanti di Farm Cultural Park e dei tecnici comunali. Il tavolo sembrava avesse individuato una soluzione alle problematiche degli ultimi giorni, con l’impegno dell’amministrazione alla revoca dell’ordinanza di ripristino dei luoghi e alla definizione di una convenzione di gestione dei ‘cortili’ di Favara, fino al riconoscimento della Farm quale luogo di interesse pubblico. “Un’operazione che non è assolutamente chiara – spiega ad AgCult Andrea Bartoli, fondatore di Farm Cultural Park -. Oggi non hanno redatto un verbale, non hanno notificato nulla. La prima volta – è la ricostruzione del notaio Bartoli -, quella del sequestro delle installazioni, lo stesso comandante ha notificato l’atto, ma non ha posto i sigilli. La Procura della Repubblica avrebbe poi dovuto convalidare questo sequestro entro 48 ore ma non lo ha fatto. L’altro ieri si presenta una persona della Procura chiedendo dove siano i sigilli. Oggi non si capisce se i vigili abbiano fatto un nuovo sequestro o se siano venuti ad apporre i sigilli che non avevano messo prima”. Un atto questo, secondo Bartoli, “ancora peggiore: è come se certificassero un atto nullo e addirittura un falso in atto pubblico”. Tutto questo, il giorno dopo un tavolo con quattro deputati regionali, tecnici, politici e operatori che doveva sancire la pace.

Burocrati solerti a giorni alterni

“Sono masochisti – rincara la dose il fondatore di Farm Cultural Park -. E c’è pure un po’ di cattiveria. La sindaca sembra, come si dice in Sicilia, ‘vacante’. Non si rende neanche conto di come la espone all’opinione pubblica il comportamento di questi burocrati. Tanto solerti nel constatare la nostra occupazione di suolo pubblico e molto meno efficienti nell’accogliere la domanda di regolarizzazione che noi avevamo fatto mesi fa. In una città dove c’è un abusivismo imperante con costruzioni e palazzi enormi e orribili”. All’origine, secondo Bartoli, ci sono state anche “ipocrisia e cattiveria” e per questo “noi siamo impazziti”. Ricorda infatti che, circa due mesi fa, “si stava ragionando col Comune su come rendere sostenibile dal punto di vista economico la Farm ragionando sulla possibilità di sbigliettare, di rendere permanente l’occupazione di suolo pubblico formalizzando così l’utilizzo di quegli spazi temporaneamente occupati. E all’improvviso è arrivata la coltellata alla schiena da parte di quegli stessi uffici con cui stavamo dialogando”.

La morale della storia

Secondo Bartoli alla base c’è un problema di regole e di esercizio del potere da parte delle amministrazioni locali, in Sicilia ma anche in tutta Italia. “Noi abbiamo avuto la solidarietà di tutti, ma un ragazzo che vuole aprire una pizzeria e subisce queste pressioni che fa? Lo Stato non può essere nemico del cittadino. Questa roba non può più andare avanti. Non può andare avanti nei confronti della Farm, del ragazzo della pizzeria, a Favara, a Palermo, a Catania e in tutt’Italia. Noi ci intestiamo questa grandissima sfida. È un precedente importante”. I punti cruciali della loro vicenda, la morale per così dire della storia, secondo Bartoli, sono proprio questi: “Dare voce ai diritti del cittadino di fronte a un’amministrazione arrogante, impunibile (quando mai infatti si sente di un provvedimento per ritardo nella concessione, ad esempio) e la questione delle regole, troppe e sempre contrastanti. La nostra vicenda andava gestita dalla politica e non dalla burocrazia. Gli strumenti normativi c’erano tutti”.

In ogni caso, assicura in conclusione Bartoli, comunque vada a finire la vicenda “aprirò uno sportello nei ‘Cortili’ per raccogliere le segnalazioni contro le omissioni, i ritardi e gli abusi nei confronti dei cittadini”.

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