L’area archeologica al centro di Roma dovrebbe rimanere parte della città e non lasciata al turismo “mordi e fuggi”. Lo ha detto ad Agcult l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale Luca Montuori a margine del convegno “Ricostruire / Riedificare dopo la fine del moderno il progetto di architettura sulle vestigia dell’antico” tenutosi alla Casa dell’Architettura. Nessuna novità invece, ha sottolineato l’assessore, dopo la decisione del Consiglio di Stato di accogliere gli appelli del ministero dei Beni culturali contro due sentenze del Tar Lazio che avevano a loro volta accolto i ricorsi di Roma Capitale sull’istituzione del Parco archeologico del Colosseo. “Quel pezzo di Roma che nasce storicamente con la decisione di avere un centro della città ‘vuoto’ e non ‘pieno’ come tutte le altre grandi capitali europee deve rimanere parte della città – ha ribadito Montuori –. Quell’idea era proprio per ricordarci che Roma nasceva come stratificazione di storie, luoghi, di interessi, di paesaggi e quant’altro. O lì, come si è tentato in passato, i cittadini possono passeggiare e prendere coscienza della nostra modernità oppure, se rimane un luogo lasciato a file di turisti che si mettono sotto il sole, quotidianamente scaricati da pullman, non credo ci sia possibilità di fare di questo spazio quello che doveva significare”.

Lo spazio romano? Lasciato ai turisti volenterosi

Montuori ha quindi ricordato che il patrimonio archeologico di Roma è “esteso e larghissimo”. Per esempio, ha spiegato l’assessore, “si parlava durante il convegno di Villa Adriana, un luogo meraviglioso. Ma se si volesse capire lo ‘spazio romano’” si possono visitare “le terme di Caracalla o la Villa dei Quintili o ancora le terme di Diocleziano dove non si trovano pullman ma turisti volenterosi. Per capire lo spazio di Roma – ha ammesso Montuori ad Agcult – ci sono altri luoghi come la basilica di Massenzio. Basti pensare che ora è un terzo di ciò che era in passato per immaginare la sua grandiosità. E nessuno ci racconta che Santa Maria degli Angeli era una parte delle terme romane su cui Michelangelo intuì che capire la modernità di Roma voleva dire costruire là dentro”.

Serve un dibattito a livello mondiale

Coniugare l’archeologia della zona centrale della città e modernità, tuttavia, “non è un dibattito che si può fare da soli nemmeno tra noi romani. Si parla di un patrimonio che è ‘del mondo’ e per decidere – ha aggiunto l’assessore di Roma Capitale ad Agcult – trovo giusto realizzare iniziative come quella organizzata, per esempio, dall’accademia Adrianea un paio di anni fa che ha coinvolto tutti i migliori architetti del mondo che hanno voluto partecipare gratuitamente, per riflettere sul significato che questo luogo ha all’interno della città. È un ragionamento che si dovrebbe fare coinvolgendo le migliori intelligenze e non può essere luogo di scontro politico ma di ragionamento culturale”.

Lo Stadio della Roma

Infine la questione Stadio della Roma a Tor di Valle: “Sull’indagine della Corte dei Conti siamo sereni. Intanto aspettiamo quali saranno le richieste che eventualmente vorrà fare la Corte riguardanti possibili approfondimenti. Non abbiamo assolutamente notizie in più di quelle che avete voi giornalisti. Credo sia un’indagine dovuta a seguito di un esposto fatto da alcuni cittadini. Ho letto l’esposto e mi sembra che su molte delle cose che sono state dette non abbiamo nulla di cui preoccuparci. Quindi siamo abbastanza sereni”, ha concluso Montuori.

 

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