Alla ripresa dei lavori parlamentari arriverà in commissione Giustizia del Senato il ddl “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”, dopo il via libera arrivato dall’Aula della Camera il 22 giugno. Sono inoltre attesi in sede consultiva i pareri delle commissioni 1 (Aff. costituzionali), 5 (Bilancio), 7 (Pubbl. istruzione), 10 (Industria), 13 (Ambiente). Relatore è  Giuseppe Luigi Salvatore Cucca (Pd), che nel corso della seduta dell’1 agosto ha prospettato l’opportunità che il disegno di legge n. 2864 approvato da Montecitorio “possa essere assunto come testo base per il prosieguo dell’esame, in quanto reca una disciplina più ampia ed articolata nella materia de qua”.

Il contenuto del provvedimento approvato dalla Camera

Originariamente, il disegno di legge conteneva una delega al Governo per la riforma delle disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale e fissava alcuni principi e criteri direttivi per realizzare la riforma. Nel corso dell’esame del provvedimento in Commissione Giustizia è emersa l’esigenza di accelerare questa riforma e ciò ha indotto la Commissione a modificare il disegno di legge trasformando la delega in puntuali modifiche al codice penale.

In particolare, il provvedimento approvato dalla Camera (A.C. 4220-A)  inserisce nel codice penale il titolo VIII-bis, rubricato “Dei delitti contro il patrimonio culturale”, ne quale inserisce nuove fattispecie penali; la Commissione, infatti, ha preferito configurare nuovi delitti a tutela del patrimonio culturale, in luogo di aggravanti di fattispecie esistenti. Agli articoli da 518-bis a 518-octiesdecies, la riforma introduce i delitti di furto di beni culturali (reclusione da 2 a 8 anni), di appropriazione indebita di beni culturali (reclusione da 1 a 4 anni), di ricettazione di beni culturali (reclusione da 3 a 12 anni), di riciclaggio di beni culturali (reclusione da 5 a 14 anni), di illecita detenzione di beni culturali (reclusione da 6 mesi a 5 anni e multa fino a 20.000 euro); di illecita alienazione di beni culturali (reclusione fino a 2 anni e multa fino a 80.000 euro), di illecita esportazione di beni culturali (reclusione da 1 a 4 anni o multa da 258 a 5.165 euro), di danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (reclusione da 1 a 5 anni), di devastazione e saccheggio di beni culturali (reclusone da 10 a 18 anni), di contraffazione di opere d’arte (reclusione da 1 a 6 anni e multa fino a 10.000 euro). E’ introdotto infine il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali, punito con la reclusione da 2 a 8 anni: la fattispecie punisce chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto o vantaggio, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, trasferisce, aliena, scava clandestinamente e comunque gestisce illecitamente beni culturali. In relazione a questo delitto la riforma prevede la competenza della procura distrettuale e la possibilità di svolgere attività sotto copertura.

Il nuovo titolo VIII-bis del codice penale prevede inoltre:

un’aggravante da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, cagioni un danno di rilevante gravità oppure sia commesso nell’esercizio di un’attività professionale o commerciale;

la riduzione delle pene in caso di ravvedimento operoso. In particolare, le pene potranno essere ridotte dalla metà a due terzi nei confronti di colui che si sia «efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa sia portata a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove del reato o per la individuazione degli altri responsabili ovvero dei beni provenienti dal delitto»;

la confisca penale obbligatoria – anche per equivalente – delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto, il profitto o il prezzo, in caso di condanna o patteggiamento per uno dei delitti previsti dal nuovo titolo;

l’applicabilità delle disposizioni penali a tutela dei beni culturali anche ai fatti commessi all’estero in danno del patrimonio culturale nazionale.

Oltre ai nuovi delitti, il disegno di legge introduce nel codice penale anche la contravvenzione per il “Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o per la rilevazione dei metalli” (art. 707-bis): la contravvenzione punisce con l’arresto fino a 2 anni chiunque sia ingiustificatamente colto in possesso di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli in aree di interesse archeologico. Il possesso ingiustificato degli attrezzi dovrà realizzarsi all’interno di aree e parchi archeologici, zone di interesse archeologico o aree sottoposte a verifica preventiva dell’interesse archeologico.

Inoltre, la riforma – con finalità di coordinamento del nuovo quadro sanzionatorio penale con la normativa vigente – abroga alcune disposizioni tanto nel codice penale quanto nel Codice dei beni culturali.

Il disegno di legge, infine, modifica il decreto legislativo n. 231 del 2001, prevedendo la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche quando i delitti contro il patrimonio culturale siano commessi da determinati soggetti nel loro interesse o a loro vantaggio. Viene a tal fine integrato il catalogo dei reati per i quali è prevista la responsabilità amministrativa degli enti, con l’inserimento di due nuovi articoli, l’art. 25-terdecies e l’art. 25-quaterdecies.

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