Continuano le attività investigative e diplomatiche del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale riguardanti i beni sottratti durante il secondo conflitto mondiale, nonostante siano trascorsi quasi ottant’anni da quei tragici eventi. Il recupero di una testa in marmo, raffigurante il Generale Druso, figlio dell’Imperatore Tiberio, del I sec. d.C., è l’ultimo risultato dell’attività dell’Arma. Grazie all’esame di una pubblicazione del 1926, relativa allo scavo archeologico del criptoportico dell’antico teatro romano di Sessa Aurunca, è stato possibile acquisire notizie sul ritrovamento di 4 teste in marmo. Una di queste raffigura il ritratto del Generale Druso, sottratto dal Museo Civico di Sessa Aurunca durante il periodo di occupazione bellica. La procedura giudiziaria instaurata a Roma e l’azione diplomatica condotta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact) hanno permesso di intraprendere una trattativa per la restituzione dell’importante scultura. All’accordo stipulato tra il MiBACT e il museo statunitense di Cleveland proprietario dell’opera, sottoscritto il 14 aprile 2017, è seguito il rimpatrio del Druso, avvenuto il 1° giugno scorso, che è andato ad aggiungersi all’altra importante scultura, quella dell’Imperatore Tiberio, anche questa recuperata negli Usa e provento del furto avvenuto a Sessa Aurunca durante le fasi conclusive della Seconda Guerra Mondiale. Il reperto è stato esposto presso la sede del Comando Carabinieri TPC.

Le indagini dei Carabinieri

Come sono andate le indagini lo ha raccontato ad Agcult il maggiore Massimo Maresca, Comandante della sezione Archeologia. “Circa due anni fa la sezione elaborazione dati – l’ufficio del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale che si occupa di monitorare tutto il mercato, le case d’asta, i negozi d’antiquari e che controlla sulla banca dati se ci sono opere rubate – facendo un’attività di studio ha visto una pubblicazione che riportava alcune teste con reperti archeologici molto importanti ritrovati nel 1926 a Sessa Aurunca, in provincia di Caserta. Queste opere erano poi andate disperse nella II Guerra Mondiale. Dalle nostre indagini, successive di poche mesi a questo studio, abbiamo riscontrato che effettivamente nel mercato antiquariale giravano delle teste con una provenienza molto simile anche per tipologia di materiali e tecnica di esecuzione. Abbiamo quindi approfondito le indagini e abbiamo scoperto che queste teste erano state rubate nel 1943 proprio da Sessa Aurunca e portate via illecitamente”.

Fortunatamente le opere, anche se parliamo dei tempi della Guerra, erano state fotografate e catalogate: “Siamo riusciti a ritrovare – sia con delle collaborazioni con il mondo accademico e con le Università ma anche con funzionari del Mibact – le pubblicazioni dove erano riportati i ritrovamenti che erano stati fatti a Sessa Aurunca e anche le fotografie presso la soprintendenza archeologica di Napoli e sono state confrontate con quelle nel mercato antiquariale e abbiamo scoperto che due delle quattro teste che erano state rubate a Sessa Aurunca, una era stata commercializzata da un antiquario americano ed era stata venduta a un facoltoso collezionista privato sempre negli Stati Uniti, ed è la testa di Tiberio. La testa di Druso era stata invece commercializzata sempre da un mercante newyorchese ed era stata venduta al Cleveland Museum”.

Il furto del ‘43

“All’epoca erano state fatte delle indagini ed erano rivolte alle truppe naziste, in quanto si pensava che questi oggetti potevano essere stati rubarti dalle truppe naziste durante la loro ritirata, come purtroppo spesso era successo. In realtà le nostre indagini ci hanno consentito di risalire ai vari passaggi e abbiamo scoperto che in realtà a Sessa Aurunca era presente all’epoca un corpo di spedizione francese, in particolare un battaglione di soldati algerini. Questi soldati, quando sono andati via man mano che proseguiva l’avanzata delle truppe alleate per liberare l’Italia, avevano portato via 4 teste e diversi reperti archeologici dal museo di Sessa Aurunca. Tant’è vero che la testa al Cleveland risulta come provenienza dall’Algeria. In pratica questi soldati, una volta tornati in patria, li avevano venduti tramite dei cittadini francesi e dalla Francia erano poi arrivati negli Stati Uniti, dove sono state comprate in buona fede anche dal museo americano”.

L’importanza della diplomazia culturale

“La diplomazia culturale, che ormai il Comando dei Carabinieri ha instaurato con diverse istituzioni museali con la collaborazione del Mibact, ha creato un meccanismo in base al quale i musei, una volta che gli viene dimostrato che l’oggetto è di provenienza illecita dall’Italia, sono molto collaborativi e in questo caso sono stati subito disponibili a trovare un accordo per la restituzione. L’accordo è stato firmato ad aprile e già a giugno la testa è potuta entrare per la restituzione al patrimonio italiano. L’accordo – ha puntualizzato il maggiore – non prevede mai un pagamento da parte dell’Italia, il Codice dei beni culturali consente al ministero di fare un accordo in cui si prevedono degli scambi culturali, sia di progetti che di studi scientifici ma anche di reperti: in pratica ci può essere una formula del cosiddetto ‘lungo prestito’ in base alla quale l’Italia, al museo che si rende collaborativo e restituisce dei beni culturali alla nostra nazione, presta degli oggetti di analoga natura per un periodo di 4 anni, rinnovabile per una sola volta per altri 4 anni. Nel caso specifico c’è un accordo – non ancora definito – e il Mibact proporrà degli oggetti e degli scambi culturali”. Questo tipo di accordo, ha spiegato, “compete al ministero che ha un comitato apposito per la restituzione in cui c’è anche un esponente del Comando dei Carabinieri TPC”.

Il valore delle opere recuperate

“La testa di Tiberio valeva circa 1 milione di euro, la testa di Druso – per la particolare fattura, per le dimensioni e il tipo di marmo – è stata invece venduta per una cifra vicina ai 2 milioni”. Ma, ha sottolineato il maggiore, “a noi non piace dare un valore ai beni culturali, e più importante il valore intrinseco, storico e artistico per la nostra identità culturale”.

L’attività senza sosta dei Carabinieri

“Anche nel 2017 stiamo facendo tantissimi recuperi all’estero di beni culturali esportati illecitamente o scavati clandestinamente in Italia anche tanti anni fa – Il fenomeno degli scavi clandestini negli ultimi anni si è molto ridotto, però all’estero ci sono ancora dei reperti archeologici e stiamo lavorando per rimpatriarli in Italia e restituirli al nostro patrimonio culturale. La nostra regola è che il recupero più importante è sempre il prossimo”.

Al Senato il ddl “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”

“Noi facciamo fondamentalmente indagini, quindi quelli che noi usiamo sono gli strumenti investigativi e il Codice dei beni culturali, ovviamente anche il codice Penale e il Codice di Procedura penale. Speriamo che ci siano maggiori strumenti investigativi anche tramite i progetti di legge che sono già all’esame del Parlamento. Noi utilizziamo le leggi che abbiamo a disposizione, quando avremo altre leggi che prevedono altri strumenti, saremo contenti”.

Attualmente in commissione Giustizia del Senato è in discussione il ddl “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”, dopo il via libera arrivato dall’Aula della Camera il 22 giugno. Il testo prevede nuovi strumenti per le indagini, tra cui la possibilità di eseguire intercettazioni e di svolgere operazioni sotto copertura.

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