Bruxelles istituto di cultura“L’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles non è stato incluso nei progetti di razionalizzazione del patrimonio, anche perché si tratta di un edificio storico, di indubbio prestigio e di riconosciuta bellezza, e perché si trova in una posizione centrale di Bruxelles che ben si presta ad un’azione di rilancio dell’immagine culturale dell’Italia all’estero”. Lo ha assicurato il sottosegretario Benedetto Della Vedova rispondendo in Commissione Esteri al Senato a un’interrogazione della senatrice del Movimento 5 Stelle Michela Montevecchi. La senatrice M5S aveva presentato l’interrogazione al ministro degli Esteri in seguito alla notizia dell’intenzione da parte del Governo di dismettere l’edificio storico dell’istituto di cultura di Bruxelles per trasferirne i servizi in un altro edificio acquistato in rue Joseph II. Alla luce di queste notizie, la Montevecchi aveva chiesto quali fossero “le motivazioni che hanno portato alla decisione di acquistare l’immobile sito in rue Joseph II a Bruxelles; se il Ministro in indirizzo non ritenga che la sede più prestigiosa e spaziosa di rue de Livourne sia più adeguata per ospitare l’istituto italiano di cultura di Bruxelles; quali iniziative intenda adottare, affinché vengano salvaguardate le attività dell’istituto stesso, nonché la biblioteca”. Nel frattempo (il 30 marzo scorso) lo stesso Angelino Alfano era intervenuto per precisare che in questa legislatura quell’edificio di Bruxelles non sarebbe stato venduto.

Della Vedova è comunque andato oltre, precisando che nel nuovo edificio di Bruxelles nascerà il “Polo Italia” e che per l’Istituto di cultura invece di dismissione si parlerà di ristrutturazione. Il sottosegretario ha, infatti, confermato che “il Ministero ha acquistato recentemente, a Bruxelles, un complesso immobiliare a Rue Joseph II. Con tale acquisto – ha detto però – si intende creare un ‘polo Italia’, ove insediare vari uffici dell’Amministrazione pubblica nella capitale belga, con significativi risparmi sui costi di gestione e funzionamento”. Questa razionalizzazione non coinvolgerà comunque l’istituto di cultura che, tuttavia, “presenta criticità strutturali e di sicurezza, unitamente a evidenti segni di degrado, che impongono di intraprendere le necessarie opere di ristrutturazione, il cui costo è stimabile in circa 2,3 milioni di euro”. Risposte, quelle di Della Vedova, che hanno soddisfatto Michela Montevecchi.

La razionalizzazione della Legge di Bilancio 2017

La razionalizzazione delle proprietà immobiliari dello Stato all’estero è una delle priorità che la legge ha assegnato al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI).Una priorità che comporta obiettivi che coinvolgono il MAECI nel raggiungimento dei previsti saldi di finanza pubblica e nella riduzione del debito, imponendo esplicitamente una revisione della politica sugli immobili demaniali. La legge di bilancio 2017 ha stabilito che il MAECI dovrà conseguire dalle dismissioni immobiliari proventi per 26 milioni di euro per ciascuno degli anni 2017 e 2018, mentre per il 2019 è stato inserito un target di 16 milioni di euro. Tali obiettivi devono essere accompagnati, in un’ottica di riduzione delle spese fisse, da una politica di razionalizzazione degli immobili demaniali attraverso accorpamento di uffici, condivisione di servizi, inclusi quelli relativi alla sicurezza, e realizzazione di aree comuni.

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