Elena Ferrara Convenzione di Faro“Oggi stiamo dando una risposta a quei bisogni di accesso al patrimonio che sappiamo essere fondamentali. I beni culturali e l’esperienza connessa ai linguaggi artistici del corpo e della mente sono in grado di farci superare le barriere di un carcere, di un ospedale o di un quartiere degradato. Le arti performative, infatti, hanno questo potere: abbattono i muri, se non sempre quelli reali, certamente quelli relazionali”. Lo ha detto la senatrice Pd Elena Ferrara nel suo intervento durante la discussione nell’Aula del Senato sul Codice dello Spettacolo.

Lo spettacolo, nella sua visione più alta, è “uno degli elementi fondamentali della nostra civiltà e, quindi, merita di essere conosciuto, salvaguardato e tutelato anche nelle sue tracce materiali, ma valorizzato nella sua qualità immateriale”, ha aggiunto Ferrara. “Recentemente nella Commissione settima, in sede legislativa, è stata approvata la legge n. 44, di cui sono stata relatrice, che ha adeguato la normativa italiana alla convenzione Unesco estendendo salvaguardia e sostegno a cinque ambiti del patrimonio culturale immateriale, tra cui le arti dello spettacolo, le pratiche sociali, riti e feste e l’artigianato tradizionale. Inoltre, con il decreto-legge n. 146 del 2015, per la prima volta, è stata riconosciuta la tutela, la fruizione e la valorizzazione del patrimonio culturale come attività rientrante tra i livelli essenziali delle prestazioni, in attuazione dell’articolo 9 della Costituzione”.

La strada è ormai tracciata anche sulla ratifica della Convenzione di Faro che, ha ricordato la senatrice dem, “imprime e promuove processi di partecipato riconoscimento dell’eredità materiale e immateriale da parte delle comunità”.

L’anno scorso, “quando abbiamo stralciato l’articolo 34 dal disegno di legge che riguardava lo spettacolo dal vivo, che oggi è all’attenzione di tutti noi, è caduto l’emendamento 34.0.1, che avevo presentato e che aveva una corrispondenza con la proposta di legge presentata dall’onorevole Rampi alla Camera. Quel disegno di legge, incentrato soprattutto sulla musica popolare e contemporanea, oggi trova forte legittimazione all’interno di questo nuovo testo. Questo è uno degli ambiti più rivoluzionari ed importanti, così come anche il sostegno ai festival, l’art bonus allargato anche a tante situazioni, dopo la sperimentazione sulle fondazioni e sui teatri di tradizione. Quindi l’attenzione alla musica contemporanea popolare (tra cui il jazz e la musica pop), che vediamo quanto possa essere importante a livello di aggregazione sociale e di implementazione della creatività anche dei giovani in questi settori, è stata uno degli elementi di grande innovazione nel testo in esame”.

Un primo punto di forza, ha sottolineato Ferrara, sta nella “valorizzazione a partire dalla necessità di rafforzare la formazione di base, perché con questa noi possiamo pensare di rafforzare percorsi amatoriali e professionalizzanti che ad essa sono afferenti”. Il lavoro svolto in Commissione, a partire da specifiche risoluzioni che hanno messo a fuoco gli aspetti della formazione e della produzione culturale, ha introdotto diverse misure derivanti proprio da questa riflessione e dai conseguenti documenti: “Mi riferisco in particolare alla risoluzione n. 47 del 2015, approvata all’unanimità, che riguardava la correlazione stretta tra formazione e produzione. All’articolo 2 è previsto che il 3 per cento delle risorse del FUS venga impegnato proprio sulla filiera formativa nei campi di artistici”.

Un 3 per cento che andrà quindi sul piano delle arti e tale piano si incardina in una cabina di regia dove lavoreranno insieme il MIBACT e il MIUR, insieme al terzo settore. Un punto importante è poi “il welfare dei lavoratori dello spettacolo, legato alla tipicità di queste professioni. Anch’io sono stata molto colpita dal rapporto della CGIL che ha elaborato i dati, a partire da quello dei circa 140.000 lavoratori dello spettacolo. Di essi, solo il 4,2 per cento supera un reddito netto annuale di 25.000 euro, mentre il 51 per cento non arriva a 5.000 euro. Su questo davvero credo che la delega sia stringente e preveda che ci siano poi dei testi specifici”.

In conclusione, ha detto la Ferrara, “i momenti della bellezza, dell’aggregazione, della libertà creativa devono restare i baluardi della nostra civiltà e convivenza civile. Le arti, e certamente anche quelle dello spettacolo, sono frutto della libertà creativa individuale e collettiva; quella dimensione aperta al confronto che guarda al futuro elaborando nella contemporaneità quello che il pensiero, anche il più antico, ci mette a disposizione. Questa è la visione estetica ed etica che viene trasmessa dal percorso di questo provvedimento”.

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