spettacoloÈ cominciato nell’Aula del Senato l’esame del Codice dello Spettacolo. Il provvedimento deriva dallo stralcio dell’articolo 34 del testo del disegno di legge n. 2287 (disciplina del cinema) che è stato approvato dall’Assemblea il 6 ottobre 2016, quindi circa un anno fa. Nella sua relazione, Rosa Maria Di Giorgi, ha sottolineato come, rispetto al testo originario, “quello licenziato dalla Commissione ha moltissime integrazioni in risposta a un settore che attende una riforma organica di più di trent’anni”.

Nella metà degli anni Ottanta, con la legge n. 163 del 1985 il legislatore intervenne con l’istituzione del fondo unico per lo spettacolo, il cosiddetto FUS, al fine di ricondurre a un quadro unitario il sostegno statale a diversi settori dello spettacolo, disciplinato da specifiche e numerose leggi. A questo intervento sarebbe dovuta seguire – perché già in quel testo c’era scritto – una riforma organica. “Ebbene, ci troviamo adesso a farla”.

Un intervento, quindi, annunciato oltre trent’anni fa e poi nuovamente a intervalli regolari, ma che ancora non ha visto la luce. I settori coinvolti sono tanti: si va dalle fondazione liriche al teatro, al teatro di figura. Vengono trattate anche le questioni legate alle bande, alle tantissime espressioni artistiche presenti nel territorio, “quindi abbiamo dovuto ascoltare davvero tanti soggetti che negli anni hanno sempre avuto grandi difficoltà, e, naturalmente, anche per quanto riguarda gli investimenti, abbiamo voluto e dovuto incrementare molto. Le risorse sono state reperite nel dialogo tra Mibact e MEF quindi abbiamo accompagnato la riforma con un segnale di nuovo finanziamento”.

La legge delega

Il lavoro in Parlamento, ha aggiunto Di Giorgi,ha permesso “di inserire esplicitamente la delega al Governo per il codice dello spettacolo – questa, come sapete, è una legge delega – nel quadro delle norme costituzionali nazionali ed europee e delle convenzioni internazionali dell’Unesco, definendo la cornice dei principi fondamentali della Repubblica. C’è quindi una prima parte in cui viene dato questo quadro di contesto e successivamente ci sono i principi e criteri direttivi”. Sono i decreti legislativi delegati, che puntano a un’ottimizzazione ed una semplificazione degli interventi pubblici di promozione e di sostegno per lo spettacolo.

Il Consiglio superiore dello Spettacolo

Per assicurare che tutto ciò avvenga realmente, ha precisato la relatrice, “occorre un organismo capace di valutare sistematicamente e puntualmente l’efficacia degli interventi ed indirizzare le politiche del Ministero ed in questa prospettiva abbiamo creato il Consiglio superiore dello spettacolo. Questo è un elemento molto importante e centrale nella legge, è una proposta che è stata accolta dal Ministro con molto favore, perché a questo punto abbiamo il Consiglio superiore dello spettacolo, il Consiglio superiore del cinema ed il Consiglio superiore dei beni culturali, quindi c’è un’omogeneizzazione ed un’armonia fra i soggetti che si devono occupare di definire le strategie e di dare indicazioni al Governo. Il Consiglio quindi sostituisce la Consulta per lo spettacolo – e chi si occupa di queste materie sa quante critiche c’erano state rispetto a questo organismo – semplificando il quadro organizzativo e rendendolo uniforme anche rispetto al cinema e all’audiovisivo”. Vi è poi un articolo “molto complesso, che parla della costituzione di questo consiglio superiore che è un organismo cui diamo molto rilievo”.

Alcune misure del provvedimento

La scuola

Il 3 per cento del FUS andrà alla scuola perché “è enorme il valore formativo dello spettacolo all’interno della scuola e noi riteniamo che questo aspetto debba essere valorizzato”.

Riforma del terzo settore

Per quanto riguarda l’utilità sociale, si collegano le attività di spettacolo alla nuova disciplina del terzo settore. “Abbiamo fatto la grande riforma del terzo settore, ed è presente il senatore Lepri che l’ha seguita, e abbiamo votato a favore di questa legge di cui siamo molto orgogliosi. Per quanto riguarda le associazioni, le imprese e gli altri enti dello spettacolo che rispetteranno le ulteriori condizioni poste dai decreti delegati della riforma del terzo settore, sarà per loro possibile rientrare negli incentivi e nelle agevolazioni previste. Quindi vi è una armonizzazione di questi aspetti che riteniamo molto importante”.

La definizione di spettacolo

È prevista una definizione generale delle attività di spettacolo che la Repubblica intende promuovere e sostenere, individuandole in quelle svolte in maniera professionale e caratterizzate della compresenza di professionalità artistiche e tecniche e di un pubblico in un contesto unico non riproducibile.

Musica popolare e danza

Oltre alle attività teatrali, liriche, concertistiche e corali, “sono esplicitamente riconosciute – ed è la prima volta che accade in una legge dello Stato – le attività di musica popolare contemporanea e di danza classica e contemporanea. Della danza si parlava naturalmente nei regolamenti ministeriali, ma mai se ne era parlato in una legge e noi, invece, le abbiamo conferito anche questa “cittadinanza” importantissima che fino ad ora era mancata”.

Circhi e Rievocazioni storiche

Poi ci sono le attività circensi perché “esiste anche il circo e lo spettacolo viaggiante, le attività a carattere interdisciplinare e multidisciplinare perché se facciamo una legge adesso nel 2017 è evidente che dobbiamo pensare anche alle nuove forme di spettacolo. Tanti spettacoli sono oggi interdisciplinari o multidisciplinari (non è la stessa cosa). Infine anche i carnevali e le rievocazioni storiche per la prima volta avranno accesso al FUS. Quindi i carnevali storici e le rievocazioni sono inclusi in modo da coinvolgere il più possibile, da diffondere il più possibile la mano della cultura, per quello che potrà essere fatto con il finanziamento, un po’ in tutti i settori. Quanti dei nostri Comuni organizzano rievocazioni storiche bellissime che non vengono supportate quasi mai ma che rappresentano la storia di quel popolo e di quella comunità e, allo stesso tempo, sono anche una proposta culturale e storica vera anche per i giovani di quelle comunità. Per questi motivi abbiamo voluto valorizzare anche le rievocazioni storiche”.

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