Francesco GiroUna Commissione d’inchiesta “sull’utilizzo di mille miliardi di vecchie lire per il cinema italiano mai fatto e mai visto, assegnati tramite il fondo Veltroni. Il cinema del ‘Profondo rosso'”. La chiede in Aula al Senato, durante la discussione sul Codice dello Spettacolo, Francesco Giro (Forza Italia). “Il fondo – aggiunge Giro – di garanzia aveva buttato i soldi e, aggiungo con sommessa malizia, stranamente molti di questi registi intellettuali, organici perché fedeli al dettame gramsciano che la cultura è essenzialmente potere, dominio politico, quindi registi intellettuali, abitavano in centro storico, in begli appartamenti e stranamente avevano fatto uno o due film poco visti o avevano presentato alla Commissione cinema film mai fatti ma finanziati”.

Gli interventi del 2004

“Nel 2004 il Governo di centrodestra, il Governo di Silvio Berlusconi, emanò, anche in quel caso, un decreto legislativo; si trattò di una legge delega affidata al Governo con una serie di decreti attuativi, la famosa legge Urbani, che ha introdotto il sistema automatico a punteggio e una Commissione che valutasse i progetti. Abbiamo assicurato il minimo garantito, entrando in un campo minato, quello del cinema italiano dominato dalle sinistre unite, unitissime in quel caso, dall’estrema sinistra alla sinistra di Governo”. “Il 2004 è stato un anno d’oro per la cultura, anno del ‘Governo dei barbari’, come l’hanno definito: hanno scritto dei libri sui barbari al potere; il grande Settis, guru della cultura nazionale, ci ha definito dei barbari; ecco, caro Settis, sempre nel 2004, ma a gennaio, qualche mese prima della legge cinema, i barbari hanno approvato il codice Urbani sul paesaggio e i beni culturali”.

Le Fondazioni lirico-sinfoniche

“La memoria ci deve sempre soccorrere, perché questo codice dello spettacolo noi lo abbiamo voluto. Apprezzo la relatrice, perché è persona coraggiosa, competente, rigorosa e morale, e ha fatto bene a spiegare i contenuti del codice che in larga misura posso anche condividere, ma bisogna aggiungere un dato che è fondamentale: questo è l’ennesimo intervento – basta leggere l’articolo 2, quello centrale (sono solo sette articoli, ma i più significativi sono tre), che è in larga misura dedicato a cosa? La risposta è molto semplice: alle fondazioni lirico-sinfoniche, il grande bubbone della cultura nazionale italiana, che ha prodotto fino a 300‑350 milioni di debiti. “Questa è la realtà: abbiamo fatto il codice dello spettacolo per consentire l’ennesimo intervento a sostegno delle fondazioni lirico-sinfoniche. Certamente – ha ragione la relatrice – bisogna che siano virtuose, cioè che tali fondazioni di diritto privato siano amministrate come solitamente vengono amministrate le fondazioni. Non sono più enti lirici di diritto pubblico, ma, appunto, fondazioni di diritto privato. Chi ha disposto questa modifica? Visto che c’è chi sostiene che sono cinquant’anni che non si interviene nel cinema e trentacinque anni, dal 1985 (anno dell’istituzione del FUS), che non si interviene nello spettacolo, non è vero niente: nel 1996 c’è stata la legge Veltroni, che ha trasformato gli enti lirici di diritto pubblico in fondazioni di diritto privato. È un obbrobrio giuridico, perché non si capisce chi fa cosa, tra Stato, pubblico e privato, e ha prodotto i guasti che conosciamo. Era il 1996”.

“Attenderemo ora lo sviluppo del dibattito, senza atteggiamento pregiudiziale rispetto al codice dello spettacolo. Siamo certamente molti amareggiati – conclude Giro – perché abbiamo svolto 40 audizioni, ascoltato le categorie e gli artisti, ma il prodotto è sempre quello di franceschiniana memoria: pieni poteri al Ministro – e non alla sua struttura – che decide tutto nelle segrete stanze del Collegio romano. Questo è inaccettabile”.

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