“Da parte nostra non possiamo non intercettare una volontà di accentramento in questo provvedimento che, però, non ci sorprende perché questa volontà di accentramento si è manifestata in quasi tutti i provvedimenti emanati dall’attuale Governo; quindi, si inserisce perfettamente in quel solco”. Lo ha dichiarato la senatrice del Movimento 5 Stelle, Michela Montevecchi, intervenendo in Aula a Palazzo Madama nella discussione generale sul Codice dello Spettacolo. In precedenza, la senatrice pentastellata aveva però voluto ringraziare la relatrice del provvedimento, Di Giorgi, “perché in effetti le va riconosciuto un approccio incentrato sull’ascolto delle istanze provenienti dalle forze di opposizione”.

FONDAZIONI LIRICO-SINFONICHE

“Nel testo originario di questo disegno di legge il comma 3 riguardava un’ulteriore revisione della disciplina delle fondazioni lirico-sinfoniche, che hanno avuto il ‘privilegio’di essere molto curate. Forse sarebbe stato bene in qualche occasione dimenticarcene, e invece le abbiamo ricordate sin troppo perché evidentemente si vuole portare a termine quel progetto scellerato, che va avanti da anni trasversalmente, con diversi colori di diversi Governi, che a nostro avviso è lo smantellamento del settore per poi farlo rinascere a vantaggio di un sistema del tutto privatistico. È vero, infatti, che, come ha detto giustamente il senatore Giro nel suo intervento, tali fondazioni soffrono di quella volontà espressa, maturata da un punto di vista legislativo nel 1996 con la legge Veltroni che ha creato un mostro giuridico, per cui abbiamo istituzioni di natura giuridica privata alle quali, però, è riconosciuto un interesse pubblicistico”.

“Tutto questo ingenera il caos nel quale sono finite queste fondazioni, dovuto, a nostro avviso, per la maggior parte, non solo a questo mostro giuridico, e quindi anche alle conseguenze che ha avuto, ma anche ai tagli, come è stato già ricordato in quest’Aula, che hanno interessato tutto il comparto della cultura. Veniamo infatti da una serie di annate in cui i vari Governi hanno provveduto a tagliare insistentemente e costantemente i fondi alla cultura, come se la cultura non fosse importante nella vita di un Paese, come se non costituisse una delle fonti principali anche per la nostra produzione industriale, ma non ho tempo di articolare questo ragionamento”.

“Detto questo, una delle ragioni per cui oggi queste fondazioni versano in queste condizioni è la malagestione derivante dal fatto che anche in questo caso si è perpetrata nel tempo la cattiva abitudine di considerare i ruoli apicali, quindi soprattutto i ruoli di sovrintendente all’interno delle fondazioni, di direttore artistico ma anche di tutti i vari direttori amministrativi come un parking per accontentare amici politicamente vicini, anche se questi amici non avevano di certo dimostrato, in occasioni precedenti, di essere bravi nella gestione di queste fondazioni lirico-sinfoniche o anche se queste persone non avevano curriculum vitae atti a motivare la loro nomina in quelle posizioni. Noi ci siamo molto dati da fare in questo provvedimento per cercare di richiamare l’attenzione su questo aspetto e devo dire che in effetti nel testo originario, in un momento in cui forse neanche il Ministro – o chi per lui ha scritto questo testo – era ben conscio di sé stesso, compariva una lettera b) in cui si riconosceva l’attribuzione della responsabilità dell’equilibrio di bilancio al sovrintendente quale unico organo di gestione. Questo poi è scomparso in realtà dal testo, perché poi è intervenuto un emendamento della relatrice, alla quale a mio parere è stato chiesto gentilmente di riscrivere l’articolo, ed è grazie a noi ed alla nostra capacità anche nei momenti importanti di interloquire con i relatori dei provvedimenti se poi è ricomparso un riferimento alla responsabilità nella gestione economica delle fondazioni. Si tratta quindi di un’occasione mancata, perché in realtà è stato riconfermato quel famoso articolo della legge n. 160 del 2016, che farà sì che se si porterà avanti così com’è quell’articolo, le fondazioni sono destinate ad essere declassate e progressivamente a scomparire”.

DANZA

“Non siamo noi in realtà a dire che in questo provvedimento non si è fatto abbastanza e che in Italia, patria della danza, la danza rischia di scomparire, ma è stato il grande ballerino ed interprete Roberto Bolle, che dice che in questo Paese la danza viene ignorata e maltrattata. In effetti, il Maggio musicale fiorentino e l’Arena di Verona, due istituzioni che potevano vantare un corpo di ballo di alto livello, se lo sono visto smantellare proprio quest’anno. Mi auguro che nel corso della fase emendativa la relatrice abbia ancora quel bell’approccio all’ascolto e spero che nel frattempo ne abbia contagiato il Governo e di poter fare una dichiarazione di voto più bella e anche magari positiva nei confronti di questo provvedimento”, ha concluso la Montevecchi.

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