patrimonio immateriale mestieri Convenzione di FaroImportanza del provvedimento, rammarico per il ritardo con cui l’Italia procede alla ratifica di una Convenzione dai tratti moderni e l’augurio che su questo provvedimento si registri la convergenza di tutte le forze politiche. È la sintesi dell’appello che il presidente della Commissione Istruzione e Beni culturali del Senato, Andrea Marcucci (Pd), ha espresso nel corso della relazione illustrativa del ddl di Ratifica ed esecuzione della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, fatta a Faro il 27 ottobre 2005. Già il 17 maggio scorso, ha ricordato Marcucci, la Commissione aveva espresso un parere favorevole su un omologo disegno di legge di iniziativa parlamentare (presentata da Elena Ferrara in tandem con una proposta gemella depositata alla Camera dalla deputata Pd Giulia Narduolo). In quell’occasione la Commissione aveva auspicato la celere adozione del testo di origine governativa. La Convenzione è entrata in vigore il 1° giugno 2011, a seguito del deposito della ratifica del decimo Stato, avvenuto il 4 febbraio 2011.

La relazione

Il presidente Marcucci, nel corso della relazione, ha precisato che la Convenzione disegna un quadro di riferimento per le politiche sul patrimonio culturale attraverso la definizione dei diritti e delle responsabilità in questo settore nonché la messa in luce degli effetti positivi che possono derivare dal suo impiego, in sinergia con gli strumenti del Consiglio d’Europa per la salvaguardia del patrimonio archeologico e architettonico.

La Convenzione si colloca comunque in una posizione diversa rispetto alle precedenti convenzioni sul patrimonio culturale nate in seno al Consiglio d’Europa, che si concentrano sulla necessità di conservare il patrimonio culturale e sul modo di proteggerlo. Fa notare infatti che la Convenzione adotta un nuovo approccio, enumerando molti mezzi per utilizzare il patrimonio culturale nel suo complesso e chiarendo le ragioni per le quali merita di essere valorizzato.

Pur includendo la tutela e la conservazione fra le azioni prioritarie, essa focalizza l’attenzione anche su altri temi, quali: il diritto al patrimonio culturale come facoltà di partecipare all’arricchimento o all’incremento del patrimonio stesso e di beneficiare delle attività corrispondenti; lo sviluppo sostenibile; il dialogo e l’apertura tra culture; la mondializzazione; la partecipazione e la crescita della sinergia di competenze fra tutti gli attori.

Le cinque parti della Convenzione

Marcucci ha poi illustrato le cinque Parti in cui si articola la Convenzione, evidenziando che la Parte I («Obiettivi, definizioni e princìpi») è divisa in sei articoli. L’articolo 1 – ha proseguito il Presidente relatore – sintetizza gli obiettivi della Convenzione, riconoscendo l’esistenza dei diritti e delle responsabilità verso il patrimonio culturale, mentre l’articolo 2 reca le definizioni di «patrimonio culturale» e di «comunità di patrimonio». In particolare, rileva che la definizione di «patrimonio culturale» è la più ampia fra quelle proposte dagli strumenti internazionali adottati fino ad oggi e riconosce la natura indissociabile delle influenze culturali e naturali per ciò che riguarda il paesaggio e l’ambiente culturale ereditato dal passato.

Secondo la relazione illustrativa, la definizione riguarda un insieme di beni più vasto di quanto è considerato patrimonio culturale ai sensi della normativa italiana, ma si reputa opportuno mantenere nella traduzione italiana della Convenzione la medesima espressione «patrimonio culturale», atteso che essa viene data esclusivamente «per gli scopi della presente Convenzione», e dunque non può sorgere confusione con la definizione del codice dei beni culturali italiano.

Quanto alla «comunità patrimoniale», essa è costituita da persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nell’ambito di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future. Dopo aver dato conto del concetto di «patrimonio comune dell’Europa» introdotto all’articolo 3, si sofferma sull’articolo 4 inerente i diritti e le responsabilità degli individui in materia di patrimonio culturale. L’articolo 5 riguarda in sostanza gli impegni politici che sono necessari per permettere e garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti all’articolo 4, mentre l’articolo 6 è l’ultima disposizione che riguarda i princìpi fondamentali e gli effetti della Convenzione.

La Parte II («Contributo del patrimonio culturale alla società e allo sviluppo umano») concerne gli articoli sulle diverse dimensioni dello sviluppo. In dettaglio, l’articolo 7 riguarda le relazioni tra individui e comunità, l’articolo 8 considera i profili del patrimonio culturale connessi all’ambiente come risorse necessarie alla coesione territoriale e alla qualità della vita, l’articolo 9 integra le dimensioni prima evocate nella gestione sostenibile del patrimonio culturale mentre l’articolo 10 stabilisce una continuità tra le diverse accezioni del patrimonio culturale e i suoi aspetti economici, che corrispondono alla multidimensionalità del concetto di «valore».

La Parte III («Responsabilità condivisa verso il patrimonio culturale e partecipazione del pubblico») comprende gli articoli da 11 a 14, che riguardano la necessità di coinvolgere tutti i membri della società, in una logica di gestione democratica, su tutte le questioni che si ricollegano al patrimonio culturale. Spetta ai Governi e alle regioni degli Stati Parte condurre questo processo di partenariato.

La Parte IV («Monitoraggio e cooperazione stabilisce le modalità in cui le parti opereranno insieme per il conseguimento degli obiettivi della Convenzione.

La Parte V («Clausole finali»), comprende gli articoli da 18 a 23 che corrispondono a disposizioni standard relative alla firma, all’entrata in vigore, all’applicazione territoriale, alla denunzia, agli emendamenti e alle notifiche.

Il disegno di legge di ratifica

Quanto all’articolato del disegno di legge di ratifica, Marcucci ha segnalato in particolare che l’articolo 3 dà attuazione alle attività previste dall’articolo 13 della Convenzione, al fine di potenziare la dimensione anche internazionale del patrimonio culturale nel sistema nazionale di istruzione, tramite una spesa di un milione di euro annui, a decorrere dal 2017.

Nel rilevare che le modalità di attuazione della disposizione saranno stabilite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con i Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e degli affari esteri e della cooperazione internazionale, il relatore ha precisato che l’impiego della suddetta disponibilità sarà determinato scegliendo di volta in volta, per ciascun anno, l’attivazione di una linea di intervento tra quelle previste dal citato articolo 13, assicurando su base pluriennale, per quanto possibile, anche con una sorta di «turnazione» annuale di obiettivi, il perseguimento di tutte le diverse finalizzazioni previste dalla norma.

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