europa anno europeo patrimonio culturaleIl patrimonio culturale europeo non sia solo una testimonianza del passato, ma rappresenti anche una risorsa per il futuro dell’Europa. È l’obiettivo cui punta la Commissione Ue attraverso l’istituzione nel 2018 dell’Anno europeo del patrimonio culturale (l’unico, va detto, dell’amministrazione Juncker). Questo anno europeo rappresenta anche l’occasione per far sì che il principio di tutela e valorizzazione sia condiviso dai territori attraverso un approccio partecipativo, multilivello e integrato. Con il fine ultimo di costruire benefici, economici e sociali. Ed è esattamente quello cui si sta lavorando in Europa in questi mesi. Erminia Sciacchitano, esperto del Mibact in forza alla Commissione europea, insieme allo staff della Direzione Generale Educazione e Cultura si sta applicando da anni alla costruzione di un modello che tenga insieme – e faccia lavorare nella stessa direzione – gli Stati, i portatori di interesse in ambito culturale e le istituzioni europee. E ci sta riuscendo, forte della convinzione che “il patrimonio culturale – spiega ad AgCult – rappresenta un catalizzatore di intelligenza collettiva: non si può non lavorare con approcci partecipativi ed aperti”.

L’incontro di Bruxelles

E proprio in nome di questo principio, nei giorni scorsi si è tenuto a Bruxelles la seconda tappa di avvicinamento (la prima era stata ad aprile) all’anno europeo. Erminia Sciacchitano racconta ad AgCult il lavoro fatto finora e quello ancora da fare. Nello stesso luogo si sono riuniti i coordinatori nazionali – nominati dai rispettivi ministeri della Cultura per coordinare le attività all’interno dei singoli Stati -, la piattaforma dei portatori di interessi nella sfera del patrimonio culturale tangibile intangibile e digitale, e – per la prima volta – le varie Direzioni generali della Commissione coinvolte nella preparazione dell’anno europeo del patrimonio. Sì perché se è vero che in ambito culturale l’Europa agisce in regime di sussidiarietà con gli Stati membri – e quindi l’Unione deve limitarsi ad incoraggiare la loro cooperazione e appoggiare e integrarne l’azione -, è anche vero che vale il principio del Mainstreaming per cui la cultura è affrontata come un principio che si integra con tutti i possibili settori di intervento pubblico. Un risultato, questo, tutt’altro che scontato e che va certamente attribuito al lavoro di questi anni. Un lavoro condotto a livello politico anche dall’europarlamentare Silvia Costa (pure lei presente all’incontro di Bruxelles). Alla riunione, come osservatori, anche il Parlamento Ue e il Comitato delle Regioni.

La dimensione trasversale della cultura

“Uno dei principi che è stato messo a punto – spiega Erminia Sciacchitano – è che il patrimonio culturale, oltre alla dimensione culturale, è presente in moltissime altre politiche europee: dall’ambiente allo sviluppo rurale, dalle politiche di coesione all’educazione, dalla cittadinanza alla ricerca e all’imprenditoria, etc. Il patrimonio culturale è una dimensione orizzontale che ‘taglia’ moltissime politiche dell’Unione europea. Per poter lavorare sul patrimonio culturale occorre fare qualcosa di più complesso delle politiche settoriali lavorando in maniera trasversale e coordinata. La partecipazione e la governance integrata e multilivello è fondamentale. In ambito culturale, senza un lavoro integrato e partecipativo non si riescono a produrre benefici, né economici né sociali. Noi per primi, quindi, abbiamo messo in atto l’approccio partecipativo, mettendo insieme le varie direzioni generali, i portatori di interessi e i coordinatori nazionali nella realizzazione dell’Anno europeo. Inoltre tutte le istituzioni europee sono a bordo, oltre alla Commissione, il Parlamento europeo e il Comitato delle Regioni supporteranno l’iniziativa”.

La selezione dei portatori di interesse

I portatori di interessi sono stati selezionati tramite una call cui hanno risposto 310 soggetti poi ‘scremati’ fino ad arrivare a circa 35 (tra cui ci sono anche i grandi player come Unesco e Consiglio d’Europa). La selezione è stata dura, spiega Sciacchitano, si è adottato il criterio della capacità di raggiungere un grande numero di operatori (effetto moltiplicatore) e il criterio di bilanciare le presenze tra i settori.

Le opportunità dall’Europa

L’anno europeo sarà qualcosa di più di una serie di eventi. “È innanzitutto un modo per guardare al come gestiamo, conserviamo e tuteliamo il nostro patrimonio culturale per vedere come possiamo rendere più efficace la nostra azione”.

Molte saranno le opportunità messe in campo dai programmi europei che interverranno su tanti acceleratori (ricerca, turismo, etc). Intanto, sta per essere pubblicata entro fine settembre una call di Europa Creativa specifica per progetti legati all’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, grazie alle risorse del budget dell’anno europeo stesso (8 milioni di euro, 5 al settore il resto all’attività di coordinamento e di comunicazione). Proprio nell’incontro a Bruxelles sono state illustrate le prime iniziative che le altre direzioni generali stanno mettendo in piedi per l’anno europeo e che amplieranno ulteriormente le opportunità. Una mappa che si sta ancora costruendo. A questo si aggiunge quello che i singoli Stati si apprestano ad attivare. “Dai dati comunicati dai primi 19 paesi siamo già a oltre 230 iniziative”, sottolinea Sciacchitano.

Il salto di qualità è rappresentato anche dagli interventi sulle policy. Nel corso del 2018 saranno messe a punto politiche comunitarie su temi specifici. Uno su tutti il tema del regolamento per il contrasto all’importazione illecita dei beni (ad esempio dai paesi in conflitto). Un altro argomento, ancora in fase preliminare, sarà la riflessione sui criteri degli interventi sul patrimonio culturale, in particolare quelli eseguiti con fondi europei. “Ad oggi non abbiamo ancora nessun documento che in questo ambito definisca che cosa intendiamo per qualità a livello europeo. Ogni paese ha le sue regole e non c’è alcuna possibilità di armonizzare: in alcuni paesi è consentito demolire e ricostruire, in altri paesi si conserva in maniera integrale. C’è grande disomogeneità e quindi per la prima volta si farà una riflessione su questo tema”. Un’altra riflessione importante, infine, arriverà sulle competenze delle professioni per il patrimonio culturale.

Clicca qui per conoscere le opportunità che l’Europa offre per il patrimonio culturale

Al lavoro anche in Italia

Il 28 e 29 settembre a Mantova si terrà l’ultima tappa di ArtLab 17. Si tratta della riproposizione a livello nazionale della piattaforma dei portatori di interesse europea: la due giorni in programma sarà infatti un laboratorio, un esercizio di progettazione condivisa con esperti e professionisti del settore in vista dell’Anno Europeo del patrimonio culturale e del Forum della Cultura il 7 e l’8 dicembre a Milano. A Milano, a margine del Forum (che quest’anno si terrà eccezionalmente non a Bruxelles), ci sarà il terzo incontro dei coordinatori nazionali e della piattaforma delle organizzazioni. Giovedì 28 pomeriggio e venerdì 29 settembre mattina ArtLab 17 Mantova propone agli operatori professionali culturali e creativi, istituzionali e indipendenti, alle imprese e alle organizzazioni della società civile un esercizio di progettazione condivisa, allo scopo di individuare linee guida e indicazioni operative per valorizzare i patrimoni culturali materiali, immateriali e digitali nel 2018 e negli anni a venire.

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