Colosseo RomaUn bando a sostegno dei produttori indipendenti italiani per sostenerli nell’accesso ai diritti d’uso dell’immagine dei beni del patrimonio culturale italiano. Lo chiede, con un’interrogazione al Ministro dei Beni culturali, il senatore di Gal Pietro Liuzzi. In relazione alle condizioni di realizzazione di documentari sul patrimonio culturale Liuzzi insiste, portando all’attenzione del Governo il fatto che “le procedure per i pagamenti del personale impiegato in mansioni di vigilanza, controllo, lavoro occasionale siano molto complicate e per questo inaccessibili a produzioni straniere”.

La normativa in vigore

“Doc/it – spiega Liuzzi – è l’associazione documentaristi italiani, che nasce nel 1999 a Milano ed è riconosciuta in Italia ed all’estero come l’ente di rappresentanza ufficiale dei produttori e degli autori del documentario italiano; l’obiettivo dell’associazione è quello di promuovere il cinema del reale, il suo sviluppo, la più ampia visibilità e conoscenza del documentario italiano in tutte le sue forme; la legge Ronchey n. 4 del 1993, di conversione del decreto-legge n. 433 del 1992, che a lungo ha regolamentato tutto il settore ed anche il “tariffario” per le riprese cinematografiche e televisive, ma anche della fotografia di opere d’arte, è stata abrogata; si è poi passati testo unico beni ambientali (decreto legislativo n. 490 del 1999) ed ora tutta la materia è regolamentata dal codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42 del 2004, in vigore dal 1° maggio 2004; l’articolo 108 del codice stabilisce che i canoni di concessione ed i corrispettivi connessi alle riproduzioni di beni culturali sono determinati dall’autorità che ha in consegna i beni tenendo anche conto: a) del carattere delle attività cui si riferiscono le concessioni d’uso; b) dei mezzi e delle modalità di esecuzione delle riproduzioni; c) del tipo e del tempo di utilizzazione degli spazi e dei beni; d) dell’uso e della destinazione delle riproduzioni, nonché dei benefici economici che ne derivano al richiedente. Che i canoni e i corrispettivi sono versati, di regola, in via anticipata, che nessun canone è dovuto per le riproduzioni richieste da privati per uso personale, che si ritengono libere le attività: svolte senza scopo di lucro, per finalità di studio, ricerca, libera manifestazione del pensiero o espressione creativa, promozione della conoscenza del patrimonio culturale: 1) la riproduzione dei beni culturali diverse dai beni bibliografici e archivistici con modalità che non comportino alcun contatto fisico con il bene, né l’esposizione dello stesso a sorgenti luminose, né, all’interno degli istituti della cultura, l’uso di stativi o treppiedi; la divulgazione con qualsiasi mezzo delle immagini di beni culturali, legittimamente acquisite, in modo da non poter essere ulteriormente riprodotte a scopo di lucro, neanche indiretto. Nei casi in cui dalla concessione possa derivare un pregiudizio ai beni culturali, l’autorità che ha in concessione il bene determina l’importo della cauzione, costituita mediante fideiussione bancaria o assicurativa, per gli stessi motivi, la cauzione è dovuta anche nei casi di esenzione del pagamento dei canoni e corrispettivi. La cauzione è restituita dopo il controllo sul bene dato in concessione. Gli importi minimi dei canoni e dei corrispettivi per l’uso e la riproduzione dei beni sono fissati con provvedimento dell’amministrazione concedente”.

“Chiarire i criteri attuativi”

“Ad oggi – prosegue il senatore di Gal – le valutazioni sui canoni di concessione sono spesso condotte da regolamenti già esistenti, che non tengono conto dell’avvento del satellite, del digitale, di internet; raramente nelle determinazioni dei canoni si sono riscontrate diverse valutazioni in merito alle attrezzature, alle dimensioni della troupe. Gli enti preposti alla tutela dei beni culturali applicano automaticamente il canone giornaliero; anche riguardo ai tempi, quasi mai si riscontra disponibilità da parte degli enti preposti a ridurre il canone giornaliero, infatti sembra che a Pompei 2 ore di riprese costino come 10 ore; anche sulla lettera d) dell’art. 108 del codice dei beni culturali, non è ben chiarito come vengano calcolati i benefici che ne ottiene il richiedente, non è specificato se sulle future vendite o sugli incassi; bisogna effettuare pagamenti a ciascun singolo dipendente, con l’applicazione, quindi, di ritenuta d’acconto e versamento da parte della società di sostituto d’imposta con F24 e relativa trasmissione l’anno dopo del CUD ad ogni singolo dipendente. Tutto questo avvantaggia le società italiane, ma contribuisce a scoraggiare l’attrazione di investitori esteri nel nostro Paese”. Per questo Liuzzi chiede anche di intervenire per chiarire in via definitiva i criteri attuativi disposti dall’articolo 108 del codice dei beni culturali.

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