camera deputati imprese culturali“Un testo, sicuramente non perfetto e ancora suscettibile di ulteriori miglioramenti, che ha quale finalità primaria quella di dare riconoscimento giuridico alle imprese culturali e creative”. Irene Manzi, deputata Pd segretario della Commissione Cultura della Camera è la relatrice della proposta di legge “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative”. Un testo che prende le mosse da una proposta di legge presentata nel 2015 dall’attuale responsabile Cultura del Pd Anna Ascani, ma che ha subito una quantità infinita di mutilazioni (soprattutto da parte della Commissione Bilancio) durante l’iter a Montecitorio perdendo soprattutto la parte degli incentivi economici e delle agevolazioni. Per la relatrice, che ha illustrato il provvedimento questa sera in Aula alla Camera, si tratta di “un testo ancora aperto a possibili modifiche” purché “tengano conto degli intenti di fondo della proposta di legge che abbiamo condiviso in quest’anno e che non potranno prescindere, per arrivare ad una rapida approvazione, dal parere e dalle osservazioni della Commissione Bilancio”.

Le origini della proposta

La proposta di legge che è arrivata oggi in Aula affonda le sue radici nel Libro verde della Commissione Ue del 2010 sulle industrie culturali e creative. “Se l’Europa – si leggeva in quel testo – vuole restare competitiva in questo ambiente in questo ambiente globale in evoluzione deve creare le condizioni propizie al fiorire della creatività e dell’innovazione”. Temi – ricorda la Manzi – su cui il nostro Paese aveva già in anticipo iniziato a riflettere con la costituzione proprio dieci anni fa – grazie all’allora Ministro dei Beni Culturali, Francesco Rutelli – della Commissione di studio, coordinata dal prof. Walter Santagata, incaricata di redigere un rapporto sulla creatività e produzione di cultura in Italia.

Riflessioni a cui si sono aggiunte analisi di alcuni dati concreti, ovvero l’impatto economico, oltre che sociale e culturale, che il sistema culturale e creativo è in grado di produrre. A cominciare dalla consapevolezza, secondo il Rapporto Symbola, che al sistema culturale e creativo si deve il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia, pari a circa 89,7 miliardi di Euro. Risorse a cui va aggiunto l’ulteriore effetto moltiplicatore che essa è in grado di produrre sul resto dell’economia per un totale complessivo pari a 249,8 miliari di Euro. Dando lavoro a 1, 5 milioni di persone.

“Dati – ha spiegato la Manzi – che ci testimoniano che i migliori risultati economici e produttivi sono frutto spesso di anche di un lavoro congiunto tra pubblico e privato, di investimento e visione pubblica come di investimento e produttività privata”. Secondo la relatrice, noi italiani dobbiamo essere “consci che il nostro Paese è si quello che ha la massima densità di siti Unesco del mondo, dotato di un primato indiscusso dal punto di vista culturale, storico ed artistico, ma è anche quello che più deve dotarsi degli strumenti per far sì che questo potenziale identitario sia un volano forte per la crescita e lo sviluppo”. È questa motivazione di fondo, ha aggiunto la Manzi, che “ha ispirato il lavoro che ha condotto al testo che oggi arriva in quest’Aula, un testo, sicuramente non perfetto e ancora suscettibile di ulteriori miglioramenti, che ha quale finalità primaria quella di dare riconoscimento giuridico alle imprese culturali e creative”.

Il confronto e le audizioni

Un riconoscimento a cui si è giunti, come Commissione Cultura, grazie ad un confronto costante con le istituzioni (a cominciare, ovviamente, dal Ministero dei Beni Culturali e dal Ministro Dario Franceschini) e “con l’ampio e variegato mondo degli operatori della cultura, coloro che fanno della creazione, della produzione, dello sviluppo e della diffusione culturale la propria attività economica”. La varietà di questo mondo non si arresta ai contenuti dell’attività ha precisato Irene Manzi -, “ma investe anche la forma giuridica degli operatori, con ciò contribuendo a rendere particolarmente complesso disciplinare il settore. Per esempio, abbiano sia cooperative, sia società di persone, sia associazioni senza fini di lucro”.

Il nostro lavoro, ha aggiunto la relatrice, ha preso le mosse “dalla volontà, motivata anche dall’ascolto e dal confronto continuo con le realtà che ho poco fa ricordato, di dare alle imprese culturali e creative uno statuto ed una disciplina normativa ed una specifica riconoscibilità. Dalla consapevolezza della necessità di fornire a chi opera in questi settori un senso di riconoscimento ed appartenenza da parte dello Stato, perché dalla riconoscibilità consegue l’attribuzione di diritti, la possibilità di finanziabilità e la capacità organizzativa”.

Per questo sono stati ascoltati tanti interlocutori differenti: rappresentanti istituzionali (Anci, Regione Lazio, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Ministero dello Sviluppo Economico, Tavolo di Europa creativa), realtà come Unioncamere, Symbola, Federculture, Fondazione Fitzcarraldo, fondazioni bancarie, attente partner dei soggetti che fanno impresa culturale, operatori del settore.

Il percorso

La proposta di legge C. 2950 prevedeva, infatti, nella sua versione originale l’individuazione di una nuova categoria di start-up, quella culturale, assegnando ad essa specifici incentivi prevedendo, inoltre, modifiche al testo unico della finanza (decreto legislativo n. 58 del 1998) volte a introdurre misure riguardanti il cosiddetto crowdfunding. Proprio il lavoro di audizione e confronto ha indotto la Commissione a modificare il testo originario, “cogliendo la grande opportunità che questa proposta offriva: quella di introdurre finalmente nell’ordinamento italiano la definizione giuridica dell’impresa culturale e creativa e di prevedere adeguate forme di sostegno”.

Proprio da questa definizione parte il testo oggi all’esame dell’Aula, da una definizione e dall’affermazione di un obiettivo fondamentale che rappresenta l’orizzonte ideale che ha guidato il nostro lavoro ed ispirato questa proposta di legge : quello di “favorire il rafforzamento e la qualificazione dell’offerta culturale nazionale, come mezzo di crescita sostenibile ed inclusiva, la nuova imprenditorialità e l’occupazione, con particolare riguardo a quella giovanile, attraverso il sostegno alle imprese culturali e creative”.

Un intento che si è concretizzato nella individuazione e definizione, all’art.1, comma 2, dell’impresa culturale e creativa. “Non è stato un lavoro semplice – ha spiegato – per la molteplicità giuridica delle tante realtà che compongono l’universo culturale e creativo e, proprio per questo, si è orientato lungo la previsione di una definizione giuridica ampia ed inclusiva, capace di ricomprendere gran parte delle realtà che operano in questo settore, anche quelle del titolo II del libro primo del codice civile, purché in possesso dei requisiti di legge”.

I requisiti

È allora impresa culturale e creativa quella che possiede i seguenti requisiti:

  • ha per oggetto sociale, in via prevalente o esclusiva, l’ideazione, la creazione, la produzione, lo sviluppo, la diffusione, la conservazione, la ricerca e la valorizzazione o la gestione di prodotti culturali intesi quali beni, servizi e opere dell’ingegno inerenti alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, allo spettacolo dal vivo, alla cinematografia e all’audiovisivo. agli archivi, alle biblioteche e ai musei, nonché al patrimonio culturale e ai processi di innovazione ad esso collegato
  • ha sede in Italia ai sensi dell’articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in uno degli Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbia una sede produttiva, una unità locale o una filiale in Italia
  • svolge un’attività stabile e continuativa

L’elenco delle imprese culturali e creative

I soggetti in possesso dei requisiti indicati avranno la possibilità, come previsto dal comma 3 dell’art.1, di ottenere lo specifico riconoscimento della qualifica di impresa culturale e creativa e l’iscrizione nell’elenco tenuto dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. “Un registro che, secondo il nostro intento, dovrà assolvere ad una duplice finalità: quella di portare ad emersione un universo fino ad ora poco conosciuto e quello di dare ad esso riconoscibilità e consapevolezza, attraverso un diretto coinvolgimento del Mibact nella sua tenuta”.

I vantaggi

Accanto al riconoscimento, il testo garantisce, inoltre, quale misura di agevolazione, alle imprese la possibilità di chiedere la concessione di beni demaniali dismessi (in particolare caserme e scuole militari inutilizzabili), previo bando, per poter svolgere la propria attività, prevedendo, altresì, che tali finalità siano recepite anche nel documento di strategia nazionale per la valorizzazione dei beni e delle aziende confiscate alla criminalità organizzata, così da garantire alle imprese culturali e creative la possibilità di accedere a tali beni.

Il nodo delle agevolazioni fiscali

Il testo base licenziato dalla Commissione nel febbraio 2017 conteneva parti rilevanti sulle agevolazioni fiscali, accompagnando alla definizione dell’impresa culturale e creativa un sistema incentivante per le realtà di recente costituzione, le cosiddette start-up.

I paletti della Commissione Bilancio

Per giungere in Aula quest’oggi, il testo ha dovuto tenere conto delle osservazioni e delle condizioni espresse dalle altre Commissioni parlamentari, la Bilancio in particolare, “condizioni che hanno condotto al testo che presentiamo, un testo che ha ridotto in modo consistente le agevolazioni inizialmente previste. Non sono state scelte semplici da adottare da parte della Commissione. Ma sono state scelte necessarie per non disperdere il lungo lavoro condotto dal marzo 2016. Avremmo potuto difendere la purezza del testo originario, condannandolo però a non giungere mai in quest’Aula, o, come abbiamo fatto, accettare comunque la sfida base che ci eravamo posti: quella di introdurre nell’ordinamento italiano una definizione dell’impresa culturale e creativa”.

Un riconoscimento normativo che permetterà di “poterci impegnare già nella prossima legge di bilancio nella definizione di una parte di quei provvedimenti di agevolazione e sostegno che erano stati originariamente previsti. Senza la previsione di uno statuto dell’impresa culturale e creatività difficilmente si potrebbe giungere allo stanziamento di risorse ad essa dedicate”.

Un testo ancora aperto

“C’è, quindi, un messaggio che voglio lanciare ai miei colleghi dei partiti di maggioranza e di opposizione con cui, dal marzo 2016, ho condiviso un lavoro di confronto aperto e costruttivo all’interno della Commissione e del Comitato dei nove (di cui voglio ringraziarli) – ha concluso Irene Manzi -: non è un testo chiuso quello che arriva in quest’Aula, è un testo ancora aperto a possibili modifiche che, da un lato, tengano conto degli intenti di fondo della proposta di legge che abbiamo condiviso in quest’anno e che, dall’altro, non potranno prescindere, per arrivare ad una rapida approvazione, dal parere e dalle osservazioni della Commissione Bilancio. Tenendo conto di queste premesse, sono convinta, potremmo lavorare anche in quest’Aula, come abbiamo fatto, del resto, nella Commissione in modo proficuo e partecipato”.

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