senato aula cultura spettacoloNel provvedimento sul Codice dello spettacolo, attualmente in discussione al Senato, “ci sono molte cose buone e innovative come i meccanismi virtuosi e la possibilità di distinguere le fondazioni lirico-sinfoniche dal resto del FUS, il riordino del settore della danza, il sostegno all’internazionalizzazione, a settori nuovi come la musica popolare e contemporanea e, su richiesta parlamentare, i carnevali, le rievocazioni storiche, tutti i settori che non c’era nel precedente FUS. Come è stato fatto dal Parlamento nella legge sul cinema, il 3 per cento viene destinato all’attività formativa e, quindi, alle scuole”. Lo ha dichiarato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, nel corso del suo intervento nell’Aula del Senato dov’è in corso la discussione del provvedimento sulla delega al Governo per il codice dello spettacolo, che il titolare del Collegio Romano ha definito “Veramente innovativo”.

“C’è poi il tema dell’accessibilità alle persone con disabilità e dell’incremento significativo delle risorse. Non è ciò che vorremmo, ma abbiamo chiuso da tre anni la stagione dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo. Oggi le risorse al cinema – che faceva parte del FUS mentre oggi non ne fa più parte – e allo spettacolo dal vivo aumentano in misura davvero molto consistente. Sono poi stati confermati 4 milioni per il terremoto, che costituiscono un altro segnale importante”.

Un dovere salvare la grande tradizione dei nostri circhi

“Ho ascoltato le preoccupazioni che sono state espresse – mi fermo a quelle che in parte sono state riprese dalla relatrice – rispetto a un tema che ha sollevato molto dibattito, dal senatore Giovanardi ad altri, che si sono preoccupati del futuro dei circhi. È un tema ben chiaro e dobbiamo avere la consapevolezza di operare per tutelare il futuro della grande tradizione italiana dei circhi, conciliandolo con una sensibilità che via via è cambiata. Non è un problema di condizioni estreme; è una sensibilità che è cambiata profondamente negli anni e anche dagli anni, senatore Giovanardi, in cui da bambini andavamo nei circhi”, ha aggiunto Franceschini.

“Rispetto al tema della tutela degli animali è cambiata la sensibilità nell’opinione pubblica. Allora penso che, anziché, come spesso capita, mettersi su posizioni contrapposte e vedere chi vince (non parlo di maggioranza e minoranza, qui parliamo del tema dei circhi), quando la norma parla di ‘graduale eliminazione’ vuol dire che prima e poi gli animali non dovranno esserci più. Quando invece si parla di ‘graduale riduzione’ vuol dire che devono restare, sia pure in misura diversa.

“Penso – e so che la relatrice ci sta lavorando – che si possa trovare una posizione che consenta di andare progressivamente verso una situazione diversa. Ci lavoriamo per capire se, attraverso una riformulazione dell’emendamento, possiamo trovare una soluzione utile e sensata che consenta di rispettare la nuova sensibilità nei confronti del tema della tutela degli animali che, come lei sa bene, è molto trasversale. Non appartiene a uno dei tre schieramenti; è molto trasversale, come lo è il dovere di salvare la grande tradizione dei nostri circhi”.

Fondazioni lirico-sinfoniche

“Per le fondazioni lirico-sinfoniche la norma proroga al 31 dicembre 2019 il termine entro il quale le fondazioni devono adeguarsi ai nuovi parametri previsti dal decreto in materia di delegificazione su cui stiamo lavorando. Penso che in questo modo potremo concretamente intervenire. Il Parlamento, peraltro, ha aumentato anche recentemente le risorse alle fondazioni lirico-sinfoniche, ma a condizione che vengano introdotti meccanismi virtuosi: non si premia chi spende molto, ma chi gestisce bene. I primi passi da questo punto di vista sono stati fatti e saranno compiuti proprio in base alla legge”.

Presente il tema della tutela dei lavoratori

“Il tema della tutela dei lavoratori è presente ed è uno dei punti della legge. È prevista una delega sul riordino delle disposizioni in materia di lavoro. Il tema generale della delega ha generato preoccupazioni, ma ricordo che le due cose stanno insieme: delegificare con provvedimenti amministrativi, ministeriali o legislativi consente di non irrigidire le norme in una situazione sempre in evoluzione. Non è una presa di potere da parte del Ministero o del Ministro, tanto più che ci sono le elezioni politiche all’inizio del prossimo anno e, quindi, vedremo chi le vincerà, che Governo si formerà e chi sarà il Ministro. Non sarà sicuramente questo Governo o questo Ministro ad autorizzare la delega che il Parlamento concede in materia di spettacolo. Data l’analiticità delle cose che si devono fare, credo sia fondamentale scegliere questo strumento”.

Art Bonus a quota 180 milioni

Franceschini informa quindi i senatori che “l’art bonus è arrivato a circa 180 milioni di donazioni e a oltre 3.500 donatori tra imprese e privati. L’art bonus è stato introdotto nel nostro ordinamento come misura temporanea per il 65 per cento per i primi due anni e per il 50 per cento per il terzo anno e solo per interventi sul patrimonio. Via via è stato reso permanente, per volontà parlamentare, e allargato ai musei, alle fondazioni lirico-sinfoniche e ai teatri di tradizione”.

In questo provvedimento, conclude il ministro dei Beni culturali, “si adotta una misura sacrosanta perché non aveva senso che utilizzasse l’art bonus e, quindi, il contributo di privati con un’agevolazione fiscale chi si occupava di musica sinfonica o di lirica e non invece chi fa teatro o prosa. Con il provvedimento viene esteso alle istituzioni concertistiche orchestrali, ai teatri nazionali, ai teatri di rilevante interesse culturale, ai festival e alle imprese e ai centri di produzione teatrale di danza, ai circuiti di distribuzione senza scopo di lucro che svolgono attività nel settore dello spettacolo. È un modo forte di aiutare perché l’aiuto è in forma diretta attraverso il FUS e in forma indiretta incentivando i contributi dei privati, imprese o cittadini che siano”.

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