Michela Montevecchi - senato - codice dello spettacolo“Un provvedimento che lascia un sapore di amaro in bocca”. “Un’occasione persa”. È il giudizio senza appello che la senatrice Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle dà del Codice dello Spettacolo da poco approvato dall’aula del Senato e trasmesso alla Camera. In assemblea a Palazzo Madama, la senatrice pentastellata, al suo primo mandato, ha sudato sette camicie per tenere testa, praticamente da sola, a colleghi ben più navigati di lei. Ottenendo anche qualche risultato. In un’intervista ad AgCult, tuttavia, la Montevecchi elenca tutti i punti su cui il governo e la maggioranza, a suo giudizio, avrebbero potuto fare di più, molto di più: dal teatro alla danza, dalle fondazioni lirico-sinfoniche ai circhi, per finire con il Consiglio superiore dello spettacolo. Ora il provvedimento, che ha appunto accolto anche piccole correzioni chieste dal M5S, approderà alla Camera, dove già la maggioranza ha lasciato trapelare l’intenzione di blindarne il percorso. Anche se “la speranza è l’ultima a morire”, la senatrice bolognese sceglie il realismo: “Non credo che a Montecitorio sarà fatto più di così, vedremo. Resta comunque la sensazione di qualcosa che poteva essere, ma che non è stato”.

IL TEATRO

Passando ai punti più deboli del provvedimento, la senatrice Montevecchi parte dal settore del teatro. “Non hanno riordinato la normativa rendendolo organica – dice ad AgCult -. Continuiamo a trovarci una pletora di scuole di teatro che nascono e che non sono riconosciute sulla base di criteri specifici. Continuiamo a correre il rischio che non tutti gli studenti che escono da queste scuole di teatro siano adeguatamente formati”. La qualità della formazione si lega poi più in generale al prestigio che un paese può avere. “Alla qualità della formazione degli attori si lega la qualità della recita quando sono in scena e quindi la qualità del teatro italiano stesso”.

Il codice dello spettacolo rappresenta un’occasione persa anche per fare un po’ di ordine per quanto riguarda le cariche apicali all’interno dei teatri nazionali. “Non si è voluto mettere mano a una riorganizzazione che andasse quantomeno nella direzione della rotazione degli incarichi – spiega la Montevecchi -. Sarebbe stata un’occasione ulteriore per aprire qualche spazio in più per i giovani, non solo nel campo artistico, ma anche a livello direttivo. Spesso si parla di giovani, ma poco nell’ottica di averne anche negli organismi di gestione degli enti. La loro presenza potrebbe portare uno svecchiamento dei palinsesti come anche una freschezza nuova nella comunicazione per attrarre pubblico”.

LA DANZA

“Se da un lato abbiamo delle iniziative in questo provvedimento che vanno nella direzione del riconoscimento e della promozione della danza, dall’altro, quest’anno, abbiamo assistito allo smantellamento di un intero corpo di ballo che è quello dell’Arena di Verona. In Italia continuiamo ad avere solo due corpi di ballo: Milano e Roma”, prosegue la senatrice del Movimento 5 Stelle. Una volta formati questi giovani, quindi, in quale mondo del lavoro saranno assorbiti? Si chiede. “Se smantelli pezzo a pezzo quello che è il bacino di assorbimento di questi talenti, dove andranno?”. Un tema, precisa poi, molto simile a quello che riguarda i giovani che studiano musica.

LE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

Un buon risultato per la Montevecchi è il recepimento dell’emendamento M5S che prevede il cosiddetto “Daspo” per i sovrintendenti delle Fondazioni lirico sinfoniche. “Un sovrintendente che ha portato avanti una gestione poco oculata dal punto di vista economico finanziario e che ha portato a risultati negativi accertati, in base a questa norma non sarà nelle condizioni di ricoprire più un incarico in una fondazione lirico sinfonica”. Tuttavia il governo non ha accolto invece un’altra proposta del Movimento 5 Stelle. “Per evitare il ‘Daspo’ sarebbe stato meglio selezionare a monte questi candidati con dei bandi pubblici, anche internazionali. Avremmo avuto maggiori possibilità di avere persone meritevoli a ricoprire quel ruolo”. Ma anche sul conflitto di interessi, a giudizio di Michela Montevecchi, il governo non è stato coraggioso nel mettere nero su bianco che “le persone che ricoprono certi incarichi all’interno delle fondazioni lirico sinfoniche debbano essere scevre da ogni legame con quelle realtà fornitrici di servizi che gravitano intorno alle fondazioni stesse”.

IL RICONOSCIMENTO PROFESSIONALE

Nel provvedimento – è un altro punto critico per il Movimento 5 Stelle – manca “la parte sul riconoscimento professionale dei lavoratori del mondo dello spettacolo dal vivo e nulla si è fatto per la tutela previdenziale di queste persone”. Nulla si è fatto neanche “per il riconoscimento giuridico-professionale del lavoratore, ma anzi si è normata la mobilità”.

GLI ANIMALI NEI CIRCHI

Poi, da stigmatizzare, per la Montevecchi, è la retromarcia del governo sull’utilizzo degli animali nelle attività circensi. “Se da un lato possiamo essere soddisfatti dell’inserimento del divieto di utilizzo anche negli spettacoli viaggianti oltre alle attività circensi, non altrettanto possiamo dire per la formula individuata per l’attuazione della norma. È una maglia molto larga”.

IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLO SPETTACOLO

Critiche infine anche all’istituzione del Consiglio superiore dello Spettacolo: “Ci troviamo nuovamente di fronte a un organismo con membri nominati. Dove sì si vuole dare spazio alle associazioni, ma poi a queste è data la possibilità di presentare solo una rosa di nomi, che poi sarà sempre il ministro a nominare”. Insomma, a giudizio dei cinquestelle si poteva fare meglio anche lì. “Soprattutto nella direzione della trasparenza dei lavori. Si fatica sempre un po’ nella direzione della trasparenza”. Dispiace, conclude la Montevecchi, che “la trasparenza sia vista come un limite e non come un’opportunità, anche per riavvicinare i cittadini alle istituzioni”.

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