anna ascani imprese culturaliL’approvazione in prima lettura della proposta di legge “Disciplina e promozione delle imprese culturali e creative” è “una buona notizia”, si tratta infatti di “una legge importante”. La responsabile Cultura del Partito democratico, Anna Ascani, accoglie così il via libera dell’aula della Camera alla sua “prima legge” (passata senza nessun voto contrario) in un’intervista ad AgCult. Una legge (“il fatto che sia a mia prima firma, aggiunge un tono di emozione alla sostanza, ma la sostanza non cambia”) dall’iter parlamentare più che travagliato, ma che finalmente ha trovato nel voto del 26 settembre un primo punto di approdo. Si tratta di un provvedimento che, come aveva detto in Assemblea l’esponente di Forza Italia Antonio Palmieri, “mette un seme” e “forse – aggiunge Ascani – lo abbiamo aspettato anche troppo tempo”. Si tratta, di “uno di quei casi in cui la politica rischia di arrivare tardi”.

APPUNTAMENTO AL SENATO

Ma da ieri, questo rischio si è un po’ ridotto. Anche se ora il prossimo step è quello del Senato. “Bisogna che a Palazzo Madama si possa trovare spazio per approvare questa legge. I tempi ci sono e i colleghi del Senato sono convinti a darci una mano”. Ovviamente senza modifiche. “Senza modifiche – spiega Ascani -, il patto dovrebbe essere questo. A fine legislatura c’è un monocameralismo di fatto, che non è istituzionalmente bellissimo, ma che consente di approvare leggi che altrimenti rimarrebbero impantanate nei lavori del Parlamento”.

LA LEGGE DI BILANCIO

Dopo (o durante) il passaggio al Senato c’è un altro appuntamento ancora più delicato: la Legge di Bilancio. È in quella sede che il Parlamento dovrà tentare di ripristinare quelle agevolazioni economiche e fiscali che la V Commissione di Montecitorio ha estirpato dal testo della legge. “In questo caso si dovrà fare uno sforzo col governo nella stesura della legge stessa”. Ma se nell’esecutivo non dovessero essere accolte le richieste in questa direzione, allora si dovrà “lavorare a un emendamento bipartisan per mettere risorse al fine di incentivare la domanda e per introdurre quegli elementi su cui la Commissione aveva lavorato e che per questioni di bilancio erano stati espunti. Anche alla luce delle dichiarazioni di impegno rese in aula da tutti i gruppi parlamentari”.

IL MONDO DELLA CULTURA

Ma il settore della cultura come giudica questo primo passo? “Io non sottovaluto quello che è successo in Aula. Basta chiedere a un operatore del settore che importanza ha quel riconoscimento e quel percorso che abbiamo intrapreso: finalmente un’aula parlamentare ha potuto pronunciare le parole ‘impresa culturale’ senza far arrabbiare né le imprese né la cultura”. In questo Paese per molto tempo “chi fa impresa non considerava quella culturale un’impresa a tutti gli effetti e un pezzo di mondo della cultura ha sempre pensato che fare impresa fosse uno svilire la cultura stessa”.

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